Padre Benanti e l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV: il caso Guillou mostra come l’IA e le big tech possano cancellare l’identità digitale di un cittadino.
Benedetto Tusa avvocato
Papa leone XVI ha espresso forti riserve e moniti rispetto all’uso dell’intelligenza artificiale per scopi di sorveglianza, controllo e identificazione di massa, definendo tali pratiche come forme di limitazione della dignità e della libertà umana.
Il pontefice ha affrontato in modo sistematico l’impatto etico e sociale delle nuove tecnologie all’interno della sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, incentrata proprio sulla custodia dell’essere umano nell’era digitale.
Il Papa ha evidenziato come l’IA sollevi interrogativi inquietanti quando cessa di essere uno strumento al servizio della comunità per tramutarsi in un mezzo di dominio.
Rispetto ai sistemi di identificazione e tracciamento basati su algoritmi, si evidenziano i rischi di sottomissione e asimmetria.
Nel testo e nei successivi interventi, il Papa mette in guardia dal pericolo che l’IA si trasformi in uno strumento di dominazione, esclusione e morte, specie se il potere decisionale e identificativo viene concentrato nelle mani di pochi oligopoli tecnologici o di regimi autoritari.
Il Papa auspica quindi una sorta di “disarmo” dell’IA dalle sue logiche di controllo asfissiante e di profitto privato, auspicando una regolamentazione internazionale che metta sempre al centro la tutela dei più vulnerabili e le libertà personali.
Delle conseguenze pratiche tratta il contenuto del libro, di Padre Paolo Benanti (teologo francescano ed esperto di etica delle tecnologie): “Il caso Guillou. Storia di un’identità cancellata “(pubblicato nel settembre 2026 da Silvio Berlusconi editore). Si tratta di un saggio-pamphlet di forte impatto geopolitico e filosofico, che analizza come la dipendenza dalle infrastrutture digitali private si sia trasformata in un’arma di pressione globale, analizzando la fragilità delle democrazie moderne.
Il libro si apre con la ricostruzione meticolosa di un inquietante caso reale.
Nel 2025, Nicolas Guillou, magistrato francese applicato alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, dopo aver aperto un fascicolo per crimini di guerra su Netanyahu, emette dei mandati d’arresto contro i vertici del governo israeliano. La reazione politica degli Stati Uniti è subitanea ed il Giudice viene inserito nella lista di restrizioni antiterrorismo che si traduce in sanzioni economiche e tecnologiche immediate.
Nel giro di poche ore, Guillou subisce una “morte digitale” totale: i suoi account Google e Meta, vengono cancellati, le carte di credito bloccate, l’accesso ai servizi di pagamento negato e la possibilità di viaggiare o comunicare azzerata. Senza un processo, un’accusa formale o la possibilità di fare appello in tribunale, di fatto un cittadino, un magistrato viene rimosso dall’infosfera e dalla vita civile.
Il giorno successivo, Guillou si è ritrovato con la vita digitale completamente azzerata: Con le carte di credito bloccate essendo i circuiti Visa, Mastercard o American express tutti gestiti da società americane. Le email aziendali e account cloud inaccessibili. Il conto corrente sospeso dalla sua stessa banca francese per non rischiare l’esclusione dal sistema internazionale swift.
Padre Benanti segnala il rischio di un isolamento totale in cui la persona viene catapultata indietro nel tempo (nel 1990) mentre il resto del mondo continua a vivere nel presente.
Il teologo e filosofo Paolo Benanti utilizza questa vicenda per espandere la riflessione a livello globale attraverso concetti chiave.
In primo luogo attraverso l’individuazione di un c.d.”leviatano computazionale“, figura emersa osservando le big tech e le piattaforme digitali transnazionali che hanno accumulato un potere privato extraterritoriale che supera quello dei singoli stati sovrani. I confini nazionali, infatti, non proteggono più il cittadino se un’azienda privata oltreoceano può revocare i suoi diritti digitali.
In secondo luogo la figura dell’Homo peregrinus, recuperando il concetto del diritto romano dello straniero, istituto da applicarsi al cittadino moderno, che nonostante le tutele costituzionali, se privato delle credenziali digitali (identità, pagamenti, mobilità), diventa vulnerabile ed escluso, semplice “utente” alla mercé di infrastrutture private.
Il peregrinus romano, suggerisce infatti, che :”sebbene privo di diritti civili, era riconosciuto come portatore di una capacità giuridica minima fondata sullo ius gentium, sul dritto comune all’umanità basato sulla ragione naturale. Questa categoria giuridica, sebbene gerarchicamente subordinata, costituiva un fondamento normativo entro il quale reclamare protezione e riconoscimento. In modo analogo, di fronte al potere computazionale contemporaneo non si tratta di accettare l’annichilamento dell’individuo in nuda vita o di cedere all’idea della cancellazione totale, bensì di rivendicare uno ius gentium digitale: un insieme minimo di principi normativo-computazionali che garantiscano intelligibilità, responsabilità e revocabilità delle decisioni algoritmiche.” (pagg.56 -57 Il Caso Guillou – 2026 Editore Silvio Berlusconi).
Il richiamo storico all’Homo peregrinus romano, è utile per ricordare come pur in un quadro di forme di subordinazione e discriminazione, l’ordine giuridico può tentare di mantenere un riconoscimento della soggettività giuridica. (per approfondire il tema si leggano al capitolo IV le pagg.47 – 61 del testo citato).
In terzo luogo, in modo opportuno, si introduce una riflessione sulla accountability contemporanea , facendo riferimento all’insegnamento di Hannah Arendt intorno alla natura strutturale del totalitarismo, tratta dalla sua opera, Le origini del totalitarismo.
In esso viene svelato il ruolo della burocrazia, nella struttura organizzativa, il che significava non rendere visibile alcun punto di responsabilità personale. Quando Adolf Eichmann comparve avanti al Tribunale di Gerusalemme, si difese col dire: “Ho solo eseguito ordini, ho implementato decisioni altrui. Ho rispettato le norme che mi erano state assegnate” (cfr. pag. 63 op. cit.). Un governo di nessuno, analogo a quello che stiamo vivendo, quando: “Google blocca account non per una decisione consapevole dell’azienda di perseguire una visione politica, ma perché rispetta l’ordine dell’OFAC”. (cfr. pag.65 op. cit. Tale ufficio corrisponde all’Office of Foreign Assest Control, dipendente dal Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti ed amministra e applica sanzioni economiche e commerciali, basate sugli obiettivi di politica estera e di sicurezza nazionale Ocaf.treasury.gov).
In quarto luogo nel libro di p. Benanti si specifica il tema dell’algoritmo che decide senza appello, ove si segnala che il nucleo del problema risiede nel fatto che la democrazia si basa sulla montesquieuniana separazione dei poteri, mentre i sistemi algoritmici concentrano tutto in un’unica sequenza logica di tipo “if this then that” (se succede questo, fai quello).
Quando l’algoritmo diventa legge, si perde il diritto di appello e di tutela giuridica. Questo non riguarda solo i potenti, ma chiunque.
Le grandi aziende big tech riescono a sfuggire alle leggi dei singoli stati perché la loro giurisdizione è contrattuale e non territoriale.
Accettando i lunghi contratti di servizio (terms of service) senza leggerli, gli utenti cedono diritti fondamentali (come la proprietà stessa delle foto caricate o il diritto d’autore) e gli
stati moderni non riescono a fornire tutela di fronte a tale lacuna.
Le sanzioni pecuniarie spesso non bastano e vengono liquidate dalle piattaforme come costi irrisori, appare dunque spezzato il legame tradizionale tra sovranità e territorio.
Dalla lettura del saggio di Padre Paolo Benanti nasce la consapevolezza che agli algoritmi non vadano lasciate decisioni che spettano solo alla coscienza umana, per non ridurre l’individuo a un mero dato identificativo o a un profilo standardizzato da tracciare e classificare e che necessiti salvaguardare la democrazia, che si scontra con il dominio tecnologico, ove l’algoritmo decide senza appello, la piattaforma esegue senza responsabilità, lo Stato straniero impone senza giurisdizione.