Regno Unito un anno dopo: zero decessi e niente scuse?

Regno Unito un anno dopo: zero decessi e niente scuse?

1. Proprio poco più di un anno fa il mondo si stracciava le vesti contro il governo britannico e il suo Primo Ministro, Boris Johnson. La miccia si innescò quando, al dilagare della pandemia, due consulenti scientifici dell’esecutivo inglese adombrarono la possibilità di raggiungere la c.d. “immunità di gregge”, gestendo la diffusione del contagio in modo da favorire lo svilupparsi autonomo degli anticorpi in buona parte della popolazione. Anche da questo sito fummo allora costretti a denunciare come, in assenza di un vaccino, tanto avrebbe significato la deliberata esposizione della popolazione anziana e affetta da altre patologie alla conseguenze del virus ed a ricordare che la cultura occidentale si fonda piuttosto sulla Pietas di Enea, che fugge da Troia in mezzo alle fiamme con il vecchio padre Anchise sulle spalle (https://www.centrostudilivati-no.it/immunita-di-gregge-e-rischi-di-applicazione-a-regime-della-medicina-delle-catastrofi/ ).

Sarà stata la passione di Boris Johnson per le lettere classiche a incidere sull’azione di governo, fatto sta che in questi mesi Londra si è caricata sulle spalle i suoi padri e i suoi nonni e oggi, dopo 6 mesi, fa registrare zero morti per Covid. In Italia, invece, si fa a gara a passare sopra il corpo di Anchise per mettersi in salvo e si contano poco meno di 500 morti ogni giorno.

2. Qui non si fa riferimento tanto alla strategia del governo inglese che ha consentito, attraverso la più grande mobilitazione dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, di vaccinare circa il 55% della popolazione adulta, arrivando a inoculare fino a circa 900 mila dosi in 24 ore. Certamente la prenotazione tempestiva delle dosi, di ben tre mesi antecedente a quella dell’Unione Europa, il sostegno alle case farmaceutiche, e soprattutto la centralizzazione delle scelte e della catena di comando sono stati la chiave del successo britannico; e, al contrario, le ragioni delle lentezze europee. Quello che si vuole evidenziare è la scelta del governo britannico di non attribuire precedenza ad alcuna categoria specifica, facendo in modo che oggi ben il 95% degli over 65 abbia già ricevuto almeno una dose di vaccino, e quindi una quantità sempre minore di persone patiscano le conseguenze gravi dell’infezione.

Da noi, invece, è tutta un’altra storia: ci siamo dimenticati che Enea abbia fondato Roma. Si segnala, da ultima in ordine di tempo, la nota dell’ANM, secondo cui i magistrati avrebbero rallentato o sospeso l’attività giudiziaria se tutti non fossero stati vaccinati (la reazione a questa presa di posizione ha poi costretto a una leggera correzione di tiro). Prima dell’ANM, interventi simili sono giunti da sindacati dei dipendenti di Banca d’Italia, dei giornalisti, degli avvocati, dei ricercatori e, a ruota, di ogni professione e organizzazione.

3. L’originario piano vaccinale italiano prevedeva una priorità a prescindere dall’età e dalle condizioni patologiche per “personale sanitario”, poi per “forze dell’ordine” e “personale scolastico”, e poi per “altro”. Così è accaduto che dentro la categoria “personale sanitario” siano stati ricompresi i dipendenti amministrativi e le figure apicali delle aziende sanitarie, i meri componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società che gestiscono strutture sanitarie o RSSA, gli iscritti al primo anno di medicina… Della categoria “forze armate e dell’ordine” da vaccinare sono entrati a far parte invece giovani vigili urbani e avieri con mansioni d’ufficio… Nella categoria “personale scolastico” sono rientrati, poi, non solo tutti i docenti universitari, che fanno lezione ed esami da remoto da un anno, ma anche i dottorandi di ricerca, non solo il corpo docente degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria – che non si comprende perché mai poi debbano restare chiusi – ma anche il personale amministrativo, magari pure in smart working. Dentro la categoria “altro”, infine, taluno ha inserito i magistrati, talaltro gli avvocati, talaltro ancora i “caregiver” di genitori fragili, che magari vivono a centinaia di km di distanza dal padre e dalla madre.

In questa ressa, resa possibile dalla prima versione del piano vaccinale e dal mal governo dell’autonomia regionale, è accaduto che i vaccinati over 80 in Italia oggi sono ancora la metà e i vaccinati over 70 circa il 20%, eppure di tutti i decessi per Covid il 62% si sono registrati tra gli over 80 e ben l’86% tra gli over 70. In altre parole, se l’aritmetica ha un senso, questo significa che nella settimana tra il 15 e il 22 marzo 2021 dei 2.800 morti di Covid registrati in Italia ben 1700 si sarebbero potuti salvare se solo tutti gli anziani avessero ricevuto almeno una dose di siero.

Per un anno Boris Johnson e il suo governo sono stati oggetto di critiche non solo per l’uscita infelice sull’immunità di gregge senza vaccini, ma anche per la ripetuta decisione di non ordinare la chiusura delle attività e mantenere misure di confinamento più permissive rispetto al resto dei paesi europei. Oggi, 30 marzo 2021, il Regno ha pressoché azzerato le morti per COVID 19 avendo messo al riparo dalle conseguenze dell’infezione proprio coloro ai quali esse fanno più male: i più anziani e i più fragili. Certamente la capigliatura naïf, le vicende sentimentali, ma soprattutto il suo endorsement nel 2016 per la c.d. brexit e la sua appartenenza al partito conservatore ne fanno il bersaglio perfetto per il mainstream mondialista, ma a Johnson e al suo governo si dovrebbero oggi quantomeno delle scuse. Scuse che, però, si fa fatica a udire.

Francesco Cavallo

Corte cost. tedesca: a rischio il Recovery plan per l’intera UE?

Corte cost. tedesca: a rischio il Recovery plan per l’intera UE?

1. Lo schema è sempre lo stesso, tanto da apparire la replica di quanto accaduto già in occasione del PSPP Public Sector Purchase Programme, Programma di Acquisto del Settore Pubblico, altrimenti noto come quantitative easing – QE, e cioè del programma straordinario di intervento finanziario della BCE -Banca Centrale Europea (https://www.centrostudilivatino.it/dalla-pronuncia-della-corte-costituzionale-tedesca-finis-europae/), ed ancor prima, dei meccanismi di salvataggio durante le crisi finanziarie degli anni Dieci e per gli acquisti dei titoli di Stato da parte della BCE presieduta da Mario Draghi, durante l’eurocrisi del debito sovrano nel 2011 e seguenti.

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4. Tommaso d’Aquino, il diritto fra ragione e relazione

4. Tommaso d’Aquino, il diritto fra ragione e relazione

1. Ultimo di sette figli Tommaso nacque in una famiglia di piccoli feudatari imperiali, i d’Aquino di Roccasecca, fra il 1221 e il 1227. Uno dei suoi biografi ufficiali, Guglielmo di Tocco, riferisce che morì a quarantanove anni – la data della morte è certa: 7 marzo 1274 – e questo porterebbe la data di nascita al 1225[1].

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Intolleranza associazioni Lgbt+ ‘acconto’ su legge Zan

Intolleranza associazioni Lgbt+ ‘acconto’ su legge Zan

La consigliera Matone ‘omofoba’ per aver firmato un appello del CS Livatino.

Due giorni fa la Rettrice dell’Università La Sapienza Antonella Polimeni ha nominato la d.ssa Simonetta Matone (attualmente sostituto procuratore generale alla Corte di Appello di Roma) Consigliera di fiducia dell’Ateneo: in base al Codice di condotta nella lotta contro le molestie sessuali del gennaio 2021, questa figura fornisce consulenza e assistenza alle vittime e contribuisce alla soluzione dei casi che le vengono sottoposti.

Associazioni di area Lgbt+ hanno diffuso una nota con cui definiscono la cons. Matone “nota da sempre per le posizioni omofobe”. Prova certa e unica del crimine di “omofobia” è la firma da lei apposta all’appello del gennaio 2016 del Centro studi Livatino, critico nei confronto del ddl Cirinnà, che nel maggio successivo sarebbe stato approvato dal Parlamento. Per questo le associazioni Lgbt+ chiedono che “la Rettrice Polimeni riveda al più presto la sua decisione” (https://www.gaypost.it/sapienza-consigliera-anti-lgbt-protesta-associazioni).

È sufficiente una rapida lettura del cv della d.ssa Matone per constatare come l’intera sua vita sia stata spesa al servizio dei diritti, dall’iniziale esperienza nell’amministrazione penitenziaria alle varie funzioni giudiziarie svolte, dal Tribunale di sorveglianza agli Uffici minorili, per non dire degli incarichi fuori ruolo, per es. quale capo di Gabinetto del ministero delle Pari opportunità.

Come Centro studi Livatino sfidiamo chiunque abbia un briciolo di obiettività a individuare un solo passaggio omofobo nel nostro appello, a suo tempo sottoscritto da 321 giuristi fra magistrati, avvocati e docenti di diritto: https://www.centrostudilivatino.it/appello-di-giuristi-promosso-dal-centro-studi-livatino-in-vista-dellesame-del-ddl-unioni-civili/. Riserviamo di procedere per le vie legali nei confronti di chi ha usato quella qualifica verso di noi.

È espressione di intolleranza marchiare di “omofobia” una persona solo perché ha condiviso una posizione esposta civilmente, allo scopo di escluderla da responsabilità istituzionali. La medesima intolleranza preme per trasformarsi in norme di legge con il varo del c.d. testo Zan. E vi è perfino qualche leader di partito per il quale “prioritario” mandare davanti al giudice, poi in carcere, chi si limita a esprimere una opinione.

Ringraziamo le associazioni Lgbt+ per averlo reso così evidente.

Roma, 26 marzo 2021

700 anni dopo: attualità di Dante per l’impegno politico del cristiano

700 anni dopo: attualità di Dante per l’impegno politico del cristiano

1. Il tema della laicità e dell’impegno politico dei cristiani non sono sfuggiti alla riflessione di Dante Alighieri, di cui oggi si celebra la giornata: la lettura delle sue opere – e per queste tematiche, soprattutto della Divina Commedia e della Monarchia ‒ sono di grande ausilio e attualità. Da militante politico, egli puntò il dito con coraggio contro i mali della società, contro la degenerazione dei costumi e di una politica non orientata al bene comune, bensì al perseguimento di interessi personali. Attingendo alla morale naturale prima ancora che a quella cristiana, egli ebbe il merito di denunciare la corruzione dilagante, mostrandone le conseguenze infauste, in una visione comunitaria – di evidente ispirazione cristiana ‒ per cui la salvezzanon può essere raggiunta attraverso un percorso solitario di redenzione, necessitando piuttosto dell’impegno di tutti, nella consapevolezza della comune appartenenza a Dio quali figli.

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