Set 14, 2020
1. La riforma costituzionale sulla quale siamo chiamati al voto referendario il 20 e 21 prossimi punta su due aspetti d’impatto sull’opinione pubblica: il risparmio nei costi della politica e un generico snellimento delle procedure parlamentari. In realtà, il risparmio stimato nel bilancio dello Stato non sarebbe così schiacciante, si aggirerebbe difatti intorno ai 285 milioni di euro, pari allo 0,007% della spesa pubblica (cf. come Osservatorio Conti Pubblici, diretto da Carlo Cottarelli), mentre la riduzione del numero dei parlamentari rischia di impoverire la rappresentatività di Camera e Senato con effetti, oltre che sull’elezione del Presidente della Repubblica, sul funzionamento del lavoro istruttorio nelle 14 Commissioni permanenti di ciascun ramo del Parlamento.
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Set 12, 2020
1. Premessa. “In ogni popolo vi è cattiva disposizione e desiderio di calunnia nei confronti dei politici”[1]: così ricordava Plutarco, a testimonianza di come in ogni epoca storica – già dall’antichità – la classe politica sia stata oggetto di biasimo e critica, così da pensare che se la tendenza al dispotismo, alle ruberie, alla corruzione siano portati strutturali della classe politica, la cattiva disposizione d’animo, il desiderio di calunnia, la voglia di rivalsa verso chi governa e amministra siano portati strutturali del popolo.
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Set 10, 2020
1. Paletti piantati nella sabbia. Eppure la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 242/2019, lo aveva scritto e ne era fermamente convinta. Sostituendosi a un Parlamento che – a suo avviso – tardava a legiferare, aveva eliminato la sanzione per l’aiuto al suicidio, precisando tuttavia di aver fissato paletti ben precisi, ai quali i giudici di merito avrebbero dovuto attenersi: pena il rischio di far venir meno quella cintura protettiva da mantenere a salvaguardia di chi non poteva essere considerato del tutto libero di autodeterminarsi.
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Set 9, 2020
Anticipiamo dal n. 2/2020 della rivista L-Jus, che sarà pubblicata entro dicembre, il saggio del prof. Mauro Ronco, presidente del Centro Studi Livatino: una riflessione di quadro sulla sicurezza e sull’ordine pubblico, importante in sé e di particolare attualità per le non poche efferate vicende poste all’attenzione dalla cronaca quotidiana.
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Set 6, 2020
La Ragioneria generale dello Stato contraria al testo per la mancata indicazione delle coperture finanziarie.
Nell’iter parlamentare uno snodo importante è la c.d. bollinatura, cioè il parere favorevole espresso dalla Ragioneria Generale dello Stato, in assenza del quale la Commissione Bilancio (della Camera o del Senato, a seconda del ramo dove è incardinata la proposta in discussione) blocca il seguito del provvedimento: esso dipende, qualora l’articolato preveda impegni di spesa, dalla corretta indicazione delle relative coperture nella relazione tecnica che deve accompagnare la proposta, e prima ancora nelle disposizioni finanziarie della stessa.
Il testo unificato redatto dall’on Zan sull’omotransfobia, che riunisce e somma le varie proposte depositate dall’inizio della Legislatura, non ha superato quest’esame. Nel documento che pubblichiamo di seguito la Ragioneria dello Stato ha espresso parere contrario su gran parte delle nuove norme che implicano costi, proprio a causa della omessa precisazione della copertura finanziaria.
Così, per es., l’art. 5, che istituisce la Giornata mondiale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia reca al co. 4 l’apodittica indicazione secondo cui “Dall’attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato”. E tuttavia in occasione di tale “giornata” il co. 3 stabilisce che “siano organizzate cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado”: il che non è immaginabile che avvenga a costo zero.
E poiché tali eventi sarebbero organizzati affinché qualcuno vi partecipi, il co. 2 della medesima disposizione aggiunge che “la Giornata di cui al comma 1 non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado (…)”. Il che rende lecito il quesito se non costituiscano un ulteriore costo pubblico le ore o l’intera giornata di un dipendente di un ufficio pubblico o di una scuola statale a cui verrebbe corrisposta la normale retribuzione non a fronte di attività lavorativa o per ferie retribuite, bensì per partecipare agli eventi della Giornata.
Altra norma bocciata dalla Ragioneria è quella di cui all’art. 7, che stanzia 4 milioni di euro all’anno per un programma teso a realizzare sull’intero territorio nazionale centri contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Su questo sito abbiamo avuto modo di denunciare la «frode parlamentare» attuata inserendo la stessa identica norma del t.u. Zan in una diversa legge approvata il 17 luglio 2020 – la legge n.77/2020, di conversione con modifiche del d.l. n. 34/2020 -, quindi già entrata in vigore, avente per oggetto altra materia (https://www.centrostudilivatino.it/testo-zan-omofobia-e-frode-parlamentare-oggi-la-comm-giustizia-della-camera-votera-articoli-gia-approvati-dalla-legge-di-conversione-del-dl-rilancio/).
La rilettura delle norme in questione alla luce della bocciatura della Ragioneria sembra far emergere la consapevolezza da parte dei proponenti della legge sull’omofobia che manca la copertura finanziaria per l’anno 2021; e di conseguenza la volontà di “blindare” subito le somme con una norma di legge definitiva che, scavalcando e anticipando l’esame parlamentare del t.u. Zan, “metta in sicurezza” i fondi sul 2020 per poi utilizzarli nell’anno successivo.
Infatti:
- l’art. 7 del t.u. Zan alloca i 4 milioni annui “a decorrere dall’anno 2020”», e su questo la Ragioneria “esprime parere contrario in quanto non sussistono le necessarie disponibilità per l’anno 2021”;
- l’art. 105 quater inserito nel menzionato d.l. n. 34/2020, il c.d. decreto rilancio, dalla legge di conversione, ha stanziato la stessa somma e per le medesime finalità “per l’anno 2020”.
Posto che la Giornata contro l’omofobia si celebra il 17 maggio, è lecito pensare che in tal modo – con una diversa legge – si sia voluta allocare la somma sull’anno in corso al fine di utilizzarla – in caso di approvazione del t.u. Zan – per il 17 maggio 2021, nella consapevolezza che per il prossimo anno non vi sono risorse economiche allocabili, come infatti rilevato dalla Ragioneria di Stato. Ma il marchingegno potrebbe non funzionare: è regola di contabilità pubblica che un impegno di spesa che ha copertura per l’anno in corso non possa trascinarsi, in caso di mancato utilizzo, nell’esercizio finanziario successivo. Il che vuol dire che il colpo di mano, per lo meno quanto alle spese per la Giornata, alla fine non conseguirebbe alcun risultato.
Quello che si ricava con certezza da questa vicenda è:
- che il denaro val più della Costituzione, se le condizioni poste dalla Commissione Affari costituzionali per un parere positivo al t.u. Zan non sono riuscite a far ripensare il testo, mentre invece la nota della Ragioneria ha l’effetto di bloccarlo;
- l’articolato riesce a causare pasticci non soltanto nel merito, bensì pure su un piano tutto sommato non centrale quale è una contenuta copertura finanziaria.
Una ragione in più per fermarlo.
Roberto Respinti