“Manipolazione mentale”: perché introdurre un nuovo reato è un errore

“Manipolazione mentale”: perché introdurre un nuovo reato è un errore

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente contributo del direttore del CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni), Massimo Introvigne.

Un disegno di legge mira a introdurre nel Codice Penale un nuovo articolo 613-quarter così formulato: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, nell’ambito di un gruppo che promuove o pratica attività finalizzate a creare o a sfruttare una condizione di dipendenza psicologica o fisica dei partecipanti, induce taluno in un perdurante stato di soggezione tale da escludere, o da limitare in modo rilevante, la libertà di autodeterminazione o la capacità di discernimento, è punito con la reclusione da tre a otto anni. Se il fatto è commesso in danno di persona minore di anni diciotto, la pena non può essere inferiore a sei anni di reclusione”.

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Riflessioni sulla cittadinanza

Riflessioni sulla cittadinanza

Nel dibattito contemporaneo sull’acquisizione della cittadinanza, lo ius sanguinis – ovvero il principio secondo cui è cittadino chi nasce da cittadini – viene spesso trattato come un retaggio antiquato da superare in nome dell’integrazione e dell’inclusività. Si contrappongono a esso lo ius soli, che riconosce la cittadinanza per nascita sul territorio nazionale, e lo ius scholae, che la concede a chi ha frequentato per un certo periodo le scuole italiane. Ma siamo davvero certi che estendere la cittadinanza in modo automatico, quasi meccanico, sia un atto di giustizia? O non rischiamo piuttosto di svilirne il significato profondo?

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Dalle pronunce della Corte Costituzionale alla legge regionale toscana tra diritti individuali e prerogative pubbliche

Dalle pronunce della Corte Costituzionale alla legge regionale toscana tra diritti individuali e prerogative pubbliche

1. La fondatezza della questione di legittimità costituzionale promossa dal Governo nei confronti della legge della Regione Toscana ai sensi dell’art. 127 della Costituzione è talmente evidente che soffermarsi troppo sulla questione rischia di apparire imbarazzante. Per quanto esposto nel ricorso dell’Avvocatura dello Stato è del tutto prevedibile – ma, ovviamente, non si può ritenere certo, lo dico da giudice – che la legge regionale sarà spazzata via dalla Corte.

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Decreto sicurezza 2025 sulla cannabis light: per una lettura lucida e sistematica oltre le fake news e le semplificazioni ideologiche

Decreto sicurezza 2025 sulla cannabis light: per una lettura lucida e sistematica oltre le fake news e le semplificazioni ideologiche

Il decreto sicurezza 2025 interviene sull’ambiguità normativa riguardante la cannabis light, equiparando le infiorescenze a uso umano alle sostanze stupefacenti. L’articolo analizza la portata del provvedimento, confutando fake news sul presunto divieto della cannabis terapeutica. Si evidenzia come il decreto miri a tutelare salute e sicurezza pubblica, senza ledere le libertà fondamentali, offrendo indicazioni concrete per gli operatori del settore.

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