Covid 19 e cyberbullismo – per la piena attuazione della L. 71/2017

Covid 19 e cyberbullismo – per la piena attuazione della L. 71/2017

1. L’espansione della comunicazione elettronica e on line, e la sua diffusione tra i preadolescenti e gli adolescenti, ha fatto assumere al bullismo le forme insidiose del cyberbullismo. Video osceni durante le lezioni online e violenze verbali contro docenti e studenti collegati alla rete sono alcune delle segnalazioni che Fondazione Carolina – l’associazione che opera contro il cyberbullismo e i fenomeni illegali sul web, fondata da Paolo Picchio in nome della figlia Carolina, prima vittima di cyberbullismo in Italia – gestisce quotidianamente.

Solo nel periodo del lockdown si sono verificati 121 casi di cyberbullismo con vittime tra i ragazzi e 89 con vittime tra i docenti, 9 casi di “sexting” e 4 di “revenge porn”; 23 i gruppi su Telegram in cui vengono diffuse indebitamente immagini di minori con anche un episodio di adescamento[1]. Nel 2019 sono stati 460 i casi di bullismo trattati dalla Polizia Postale che hanno visto vittima un minorenne – 52 avevano meno di 9 anni -, il 18% in più rispetto al 2018, quando i casi trattati sono stati 389. Solo nel 2019 i casi accertati dalla Polizia Postale per quanto riguarda le persone che hanno subito azioni di stalking via web sono stati 18. Sono 114 le persone che hanno subito una diffamazione on line e 141 ingiurie, minacce, molestie. Sono 87 le vittime che hanno subito un furto d’identità digitale sui social network, mentre 81 persone hanno denunciato casi di detenzione diffusione di materiale pedopornografico, e 19 sono state le vittime che hanno subito sextortion, pratica usata da cybercriminali per farsi mandare foto e video osceni, per poi chiede denaro al fine di non pubblicarle[2].

Il rovescio della medaglia del periodo di emergenza conferma i problemi nelle relazioni sociali avviate attraverso il mondo digitale. Mai come in queste settimane tutto passa dalla Rete: dalle chiacchiere con gli amici ai sentimenti, ma anche disagi e condizionamenti amplificati da una reclusione che ha moltiplicato videochat, smart working e didattica on line.

2. Le caratteristiche del bullismo elettronico mostrano elementi di continuità col bullismo tradizionale, ma pure elementi di discontinuità. Il bullismo digitale presenta nuove minacce per la vittima, sia quantitative che qualitative: a differenza del bullismo tradizionale, la comunicazione è scritta e quindi asincrona, poiché le persone non interagiscono tra loro in tempo reale. Questo vuol dire che, venendo meno i feedback presenti nella comunicazione del mondo reale, non solo la vittima ha difficoltà a identificare l’aggressore, perché anonimo, ma pure l’aggressore non coglie il dolore, la frustrazione e l’umiliazione generata nei confronti della vittima.

Gli atti di bullismo elettronico si manifestano maggiormente attraverso i social network: il web con la possibilità di formare e condividere milioni di contenuti ha introdotto nel cyberspazio una grande quantità di informazioni personali, che spaziano dai dati anagrafici, ai gusti, alle attività preferite, ai luoghi visitati. Quasi tutti i social network applicano politiche di accesso ai dati personali piuttosto light, permettendo ai propri inserzionisti, e non solo a loro, di raccogliere migliaia di informazioni sui propri utenti: è spesso sufficiente inserire nome e cognome in un motore di ricerca o in un social network per scoprire le opinioni di una persona, le sue relazioni sentimentali e lavorative, le sue attività quotidiane, e così via.

Il risultato è il paradosso dei social media: da un lato possiamo più facilmente cambiare e modellare la nostra identità virtuale, e tuttavia le tracce lasciate dalle diverse identità virtuali fanno ricostruire facilmente la propria identità reale: l’inserimento dei propri dati, dei propri commenti, delle proprie foto in un social network costruisce una memoria storica della propria personalità che non scompare anche quando il soggetto lo vorrebbe.

Gli atti di bullismo e di cyberbullismo sono espressione di scarsa comprensione e della non accettazione di chi è diverso per etnia, per religione, per caratteristiche psico-fisiche, per sesso e per particolari realtà familiari: vittime del bullismo sono sempre più spesso adolescenti su cui gravano stereotipi che nascono da pregiudizi discriminatori, di frequente disabili, poiché la persona con handicap appare un “diverso” più facile da irridere o da molestare.


[1] Vedi: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/cyberbullismo-in-aumento-al-tempo-del-coronavirus

[2] Vedi: https://www.lastampa.it/cronaca/2020/02/07/news/bullismo-piu-del-50-dei-ragazzi-tra-gli-11-e-17-anni-sono-vittime-di-attacchi-cyberbullismo-piu-colpite-le-ragazze-1.38437385

COVID 19 e idrossiclorochina – il Consiglio di Stato dà torto ad AIFA

COVID 19 e idrossiclorochina – il Consiglio di Stato dà torto ad AIFA

Durante il primo lockdown un gruppo di medici avevano curato con risultati positivi pazienti affetti da Covid 19 utilizzando l’idrossiclorochina. Essi hanno poi impugnato davanti ai Giudici amministrativi le disposizioni dell’AIFA-Agenzia Italiana del Farmaco, che con note del 26 maggio e del 22 luglio  aveva sospeso l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento dell’infezione da SARS-CoV-2, al di fuori degli studi clinici, sia in ambito ospedaliero che in ambito domiciliare. Ne abbiamo dato notizia: https://www.centrostudilivatino.it/covid-19-e-idrossiclorochina-oggi-la-pronuncia-cautelare-del-consiglio-di-stato/.

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Covid 19 e idrossiclorochina: oggi la pronuncia cautelare del Consiglio di Stato

Covid 19 e idrossiclorochina: oggi la pronuncia cautelare del Consiglio di Stato

Alcuni giorni or sono abbiamo riferito della pendenza avanti al Tar del Lazio di un procedimento promosso da alcuni medici che durante il primo lockdown hanno curato i pazienti affetti da Covid 19 utilizzando l’idrossiclorochina: un farmaco noto da 80 anni, utilizzato per la cura della malaria e dell’artrite reumatoide, e impiegato con successo anche nel 2002-2003 contro il Coronavirus della prima Sars (v. https://www.centrostudilivatino.it/idrossiclorochina-per-covid-19-contro-il-divieto-aifa/).

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Napoli: da “scugnizzi” a camorristi

Napoli: da “scugnizzi” a camorristi

1. Tra le città italiane più disposte a investire in politiche giovanili non c’è Napoli. Il capoluogo partenopeo è agli ultimi posti della classifica, con una spesa di soli 40 centesimi pro capite; l’ultima è Venezia con 5 centesimi, la prima è Messina con una spesa di 9,43 euro. Il dato emerge da una ricerca di Openpolis che ha analizzato la spesa pro capite per cassa riportata nelle voci di bilancio dei Comuni italiani con più di 200 mila abitanti.

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Covid 19 e pedofilia, il lockdown fa crescere gli adescamenti

Covid 19 e pedofilia, il lockdown fa crescere gli adescamenti

1. Fra la realtà criminali che hanno trovato nella rete nuovi ambiti d’espressione e rinnovati strumenti di realizzazione vi è l’abuso sessuale sui minori. L’avvento dei nuovi media ha concorso a far crescere una dimensione virtuale della pedofilia, basata sullo scambio di materiale pedopornografico, sulla creazione di comunità virtuali a sfondo pedofilo e sui tentativi di adescamento on line di minore. Si tratta di realtà criminali diffuse da tempo, che grazie alle tecnologie dell’informazione hanno assunto caratteristiche nuove, per alcuni aspetti difformi dai tradizionali profili dell’abuso sessuale[1].

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Covid-19: quali tutele per i disabili a scuola?

Covid-19: quali tutele per i disabili a scuola?

1. Impreparata all’uso della didattica a distanza come modalità esclusiva di insegnamento, la scuola è stata duramente colpita dalla pandemia: si è affidata alla buona volontà degli insegnanti e dei dirigenti scolastici per superare le molteplici difficoltà pratiche e per soddisfare le esigenze degli studenti, specie dei più piccoli. A livello contrattuale, la didattica a distanza non è nemmeno un obbligo per gli insegnanti: non compresa nel contratto nazionale, è un extra su base “volontaria”, che gran parte dei docenti si è sobbarcata per senso del dovere.

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Scuola in Puglia: se il Tar suona la campanella il caos entra in aula

Scuola in Puglia: se il Tar suona la campanella il caos entra in aula

Prima il conflitto tra le due articolazioni del Tar Puglia. Poi un’ordinanza della Regione che “rimescola le carte”. Infine la chiusura della partita con un nuovo provvedimento del Tar Bari. In pochi giorni la terra di Puglia è stata teatro di un mach con molti protagonisti, senza vincitori, con due vittime certe: la scuola e quella che una volta si chiamava la “certezza del diritto”. Andiamo per ordine.

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Consiglio UE di oggi: chi “ricatta” chi sul Recovery fund?

Consiglio UE di oggi: chi “ricatta” chi sul Recovery fund?

Che c’entra il gender col bilancio UE? Perché le riserve di Ungheria e Polonia sono fondate

1. Viktor Orban e Mateusz Morawiecki, Primi Ministri rispettivamente di Ungheria e Polonia, vengono descritti in queste ore da larga parte dei media come gli affamatori delle genti d’Europa, bisognose delle provvidenze economiche del Recovery Fund dell’UE. L’annuncio di negare la loro approvazione al bilancio dell’Unione per il periodo 2021-2027, che deve ottenere l’assenso degli Stati membri prima dell’approvazione da parte del Parlamento europeo, è tacciato in modo quasi unanime come un ricatto per sottrarsi alla condizionalità sullo Stato di diritto, sulla quale il Parlamento europeo e la presidenza tedesca del consiglio dell’Ue hanno raggiunto un accordo preliminare, che dovrebbe essere definitivamente approvato in occasione della odierna seduta del Consiglio europeo (su di esso https://www.centrostudilivatino.it/la-commissione-ue-profitta-del-covid-per-imporre-lideologia-lgbtq/).

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Covid 19, crisi economica e incremento del lavoro minorile

Covid 19, crisi economica e incremento del lavoro minorile

1. Uno studio aggiornato dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dell’UNICEF informa che milioni di bambini rischiano di essere spinti verso il lavoro a causa della crisi economica innescata dalla pandemia, che potrebbe portare a un incremento del fenomeno dopo 20 anni di risultati positivi conseguiti. Secondo il rapporto “COVID-19 and child  labour: A time of crisis, a time to act”, il numero di bambini che lavorano in età precoce è diminuito di 94 milioni rispetto al 2000, ma si rischia una inversione di marcia[1].

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La Commissione UE profitta del Covid per imporre l’ideologia LGBTQI

La Commissione UE profitta del Covid per imporre l’ideologia LGBTQI

Nota a margine della Comunicazione COM(2020)698 del 12.11.2020

1. Con la comunicazione n. 698 del 12 novembre 2020, la Commissione UE ha definito una serie di strategie volte a implementare l’ideologia LGBTQI negli ordinamenti giuridici dell’Unione e degli Stati membri: esse comprendono l’iniziativa per introdurre un reato di omofobia a livello europeo, il riconoscimento reciproco tra gli Stati membri della omogenitorialità e dei matrimoni omosessuali, l’assegnazione di finanziamenti specifici per le iniziative LGBTQI e l’inserimento “into all EU policies as well as into EU funding programmes”, compreso il Recovery Fund per fronteggiare l’emergenza sanitaria, di una enfasi specifica sulla “LGBTQI equality perspective”.   

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