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Cerimonie religiose: un caso sconcertante di vessazione amministrativa

Cerimonie religiose: un caso sconcertante di vessazione amministrativa

1. Le misure limitative delle libertà fondamentali durante la pandemia. – Le misure assunte dal Governo a partire dal D.L. 25 marzo 2020 n. 19 (Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19) per contrastare e contenere la diffusione del virus hanno limitato la libertà religiosa, nonché gli altri diritti fondamentali costituzionalmente protetti in modo particolarmente invasivo tale da stridere con i princìpi dello Stato di diritto.

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Ammortizzatori sociali: uscire dal labirinto – 2

Ammortizzatori sociali: uscire dal labirinto – 2

1.Il filo conduttore che lega gran parte degli interventi pubblicati su questo sito è fare attenzione a che provvedimenti varati in situazione d’emergenza non sopravvivano – nel merito e nel metodo – alla sua conclusione; che cioè il provvisorio non diventi stabile, e l’eccezionale non si stabilizzi in ordinario. Ma in tema di ammortizzatori sociali è necessario che la consapevolezza riemersa in fase emergenziale non venga abbandonata, bensì stimoli interventi che proseguano nella direzione intrapresa, nella prospettiva di una profonda riforma di un sistema del quale ieri si sono sintetizzate la complessità e la disomogeneità.

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Ammortizzatori sociali: uscire dal labirinto – 1

Ammortizzatori sociali: uscire dal labirinto – 1

1.CIGO-Cassa integrazione guadagni ordinaria, CIGS-Cig straordinaria per riorganizzazione oppure per solidarietà o per crisi, purché la crisi non comporti la cessazione dell’attività o un ramo di essa, FIS-Fondo integrazione salariale con assegno ordinario e FIS per solidarietà, CIGD-Cig in deroga, Fondi di solidarietà bilaterali, bilaterali alternativi e Fondi e Casse speciali di settore, dal Credito agli Operai agricoli, dalle Assicurazioni all’Artigianato… Ecco il complesso universo degli “ammortizzatori sociali”: strumenti a disposizione di imprese e lavoratori non dirigenti per superare le situazioni critiche, alleggerendo il costo del lavoro per l’azienda e garantendo ai dipendenti in costanza di rapporto di lavoro un’integrazione salariale per i periodi di mancata prestazione.

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L’Italia riparte, i Tribunali no: la Giustizia rischia il pantano

L’Italia riparte, i Tribunali no: la Giustizia rischia il pantano

Intervista di Marco Guerra ad Alfredo Mantovano, pubblicata il 3 giugno 2020 su Interris.it.


Riparte il campionato di calcio, riaprono palestre e ristoranti ma i tribunali restano con i portoni chiusi. L’Italia della fase 2 resta con la giustizia sospesa, in questo momento il nostro Paese non è in grado di garantire uno dei diritti più importanti e fondamentali delle moderne democrazie. Il Governo non è stato in grado di garantire la ripresa dei processi in sicurezza e questo ha ripercussioni pesantissime per imputati di ogni tipo, lavoratori, imprese e semplici cittadini che vendono le loro vite e le loro attività stand by in attesa di una sentenza che è stata rinviata a data da destinarsi.

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Il Protocollo per la ripresa delle celebrazioni col popolo: verso un nuovo giurisdizionalismo?

Il Protocollo per la ripresa delle celebrazioni col popolo: verso un nuovo giurisdizionalismo?

L’emergenza Covid 19 ha prodotto una serie di interventi unilaterali statali in materia liturgica, con normative di carattere speciale, spesso di rango secondario, che hanno creato non pochi problemi nei rapporti fra Stato e Chiesa regolati dai Patti Lateranensi del 1929, richiamati dall’art. 7 della Costituzione e dal successivo Accordo di Villa Madama del 1984 [1]. Tali ripetuti interventi hanno messo in luce alcuni limiti del sistema concordatario [2] che andrebbero esaminati e approfonditi, ma questo non è lo scopo di questa riflessione. Dopo due mesi di tensioni si è giunti a una sorta di accordo “bilaterale”, ammesso che di effettiva bilateralità sia lecito parlare.

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Decreto “ri-lancio”: nel vuoto?

Decreto “ri-lancio”: nel vuoto?

1. 264 pagine di Gazzetta Ufficiale e 266 articoli: il testo del decreto legge n. 34, annunciato – more solito – in conferenza stampa televisiva con molti giorni di anticipo rispetto alla data di pubblicazione, con il titolo ‘Rilancio’, ha l’obiettivo di affrontare la c.d. Fase 2 dell’emergenza Covid-19, pur se le ragioni di urgenza di contrasto alla crisi economica indotta dalle misure di contenimento sono sconfessate dalla mole di norme e prescrizioni, dalla loro eterogeneità e incoerenza rispetto alle dichiarate finalità, e dalla necessità che gran parte di esse ha di decreti ministeriali attuativi.

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Regione Toscana e obiezione di coscienza all’aborto: quando la realtà viene ignorata

Regione Toscana e obiezione di coscienza all’aborto: quando la realtà viene ignorata

1. Lo scorso 12 maggio è stata proposta al Consiglio Regionale della Toscana una Risoluzione riguardante l’applicazione della legge n. 194/1978 sulla interruzione volontaria della gravidanza (IVG). I firmatari sono cinque esponenti di diversi gruppi regionali, riconducibili alla maggioranza di governo, eletti in liste di sinistra e del Movimento cinque stelle. Si tratta di una proposta che vorrebbe risolvere il problema del numero eccessivo di obiettori di coscienza rispetto alle IVG, che impedirebbe la regione la corretta applicazione della legge sull’aborto. Il condizionale è d’obbligo, perché il problema, semplicemente, non esiste né in Italia né tantomeno in Toscana.

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Giustizia: “ripartire” veramente!

Giustizia: “ripartire” veramente!

Invito a Governo e Forze politiche del Centro studi Livatino

1. Due settori essenziali per la vita nazionale non sono finora rientrati nella “ripartenza”: la scuola e la giustizia. L’anno scolastico è stato dichiarato chiuso, senza alternative, e non è ben chiaro in che modo riprenderanno le lezioni dopo l’estate. Per la giustizia va allo stesso modo, poiché la sospensione delle attività ordinarie è stata fissata fino al 31 luglio, allorché sarà già iniziato il periodo feriale: quindi, salve ulteriori proroghe, si riprenderà a settembre.

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Dalla “sanatoria” dei migranti: “rilancio” sì, ma della disoccupazione e della illegalità

Dalla “sanatoria” dei migranti: “rilancio” sì, ma della disoccupazione e della illegalità

È una sanatoria indiscriminata. È difficile che porti beneficio a lavoratori sfruttati. Farà crescere la concorrenza sleale, immettendo nel mercato del lavoro stranieri con titolo di soggiorno regolare, che però saranno fatti operare in nero”. Natale Forlani non ha dubbi sugli esiti cui condurrà il sistema previsto dall’art. 103 del D.L. n. 34/2020, il cui contenuto è stato illustrato su questo sito giovedì scorso: già segretario nazionale confederale della CISL, dal 2000 al 2010 a.d. di Italia Lavoro, agenzia strumentale del Ministero del Welfare, della quale è stato pure presidente, dal 2010 – fino al momento id andare in pensione – ha ricoperto l’incarico di direttore generale dell’Immigrazione nello stesso dicastero. Ha quindi la competenza e l’esperienza adeguate per valutare il provvedimento fortemente voluto dalla ministra Bellanova.

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Migranti – È una sanatoria. E sarà un flop

Migranti – È una sanatoria. E sarà un flop

Non dubito della volontà, espressa con passione dalla ministra Teresa Bellanova, di dare dignità ai lavoratori sfruttati al di fuori di qualunque regola, facendoli fuoriuscire dal “sommerso”: la storia personale della titolare dell’Agricoltura e l’impegno, prima sindacale poi politico, da lei sempre profuso in tale direzione hanno motivato, insieme con l’obiettiva gravità del fenomeno, l’inserimento del provvedimento di regolarizzazione all’interno del d.l. c.d. “rilancio”. A tale primario obiettivo si è aggiunto quello di permettere che la raccolta dei prodotti agricoli e l’offerta di lavoro domestico in questo periodo non conosca rallentamenti. Le intenzioni tuttavia sono importanti per dare impulso a un testo di legge: poi i conti vanno fatti col tenore letterale dello stesso.

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