Ennio Flaiano e la giustizia: ironia, disincanto e responsabilità

Ennio Flaiano e la giustizia: ironia, disincanto e responsabilità

La riflessione di Ennio Flaiano sul tema della giustizia non assume mai la forma di un sistema filosofico esplicito, ma si articola come critica morale e antropologica affidata al paradosso, all’aforisma e alla satira. Nelle sue opere la giustizia appare spesso deformata dal potere, dalla burocrazia, dall’ipocrisia sociale e dalla fragilità morale dell’uomo moderno. Attraverso Tempo di uccidere, Diario notturno e La solitudine del satiro emerge una meditazione implicita sul rapporto tra diritto e colpa, legge e coscienza, verità e finzione sociale. Più che teoria delle istituzioni, quella di Flaiano è una filosofia della giustizia come esercizio critico, come vigilanza morale contro l’autoinganno individuale e collettivo.

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Tra cielo e città: la nascita del dualismo politico cristiano

Tra cielo e città: la nascita del dualismo politico cristiano

Dal II al IV secolo il pensiero politico cristiano attraversa una trasformazione radicale: dalla diffidenza verso la città terrena alla sua progressiva legittimazione teologica. In Erma e nella Lettera a Diogneto emerge una visione segnata dal distacco: il cristiano vive nella polis senza appartenervi pienamente, mantenendo una tensione tra obbedienza esteriore e libertà interiore.Con la svolta di Costantino I, il cristianesimo abbandona la logica della marginalità e diventa principio di legittimazione del potere. In Eusebio di Cesarea questa convergenza si traduce in una teologia politica dell’unità: un solo Dio fonda un solo Impero, e la monarchia appare come forma politica superiore.Tuttavia, la fusione tra autorità religiosa e potere politico genera una tensione strutturale tra trascendenza e immanenza. Se in Oriente prevale il modello cesaropapista, in Occidente si afferma un dualismo tra Chiesa e potere secolare che, lungi dall’essere risolto, diventa il presupposto storico della limitazione del potere e della nascita di spazi di libertà.

di Daniele Onori

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