“Non è la legalizzazione il rimedio per il malessere esistenziale che conduce alla droga”: messaggio del card. Pietro Parolin al convegno del 6 maggio sulla droga del Centro studi Rosario Livatino

“Non è la legalizzazione il rimedio per il malessere esistenziale che conduce alla droga”: messaggio del card. Pietro Parolin al convegno del 6 maggio sulla droga del Centro studi Rosario Livatino

“La principale causa remota del consumo di droga (è) un malessere esistenziale che assume diverse forme, a seconda della condizione personale e sociale, e che può avere diverse cause, anche in concorso fra loro: la solitudine; lo smarrimento di fronte alle sfide della vita; la mancanza di senso e – specialmente per gli adolescenti e i giovani – di un contesto familiare ricco di relazioni sane e educative”. È quanto scrive, fra l’altro, il card. Pietro Parolin nel messaggio inviato al Centro studi Rosario Livatino in occasione del convegno Droga, le ragioni del no. Scienza, contrasto, prevenzione e recupero, che si svolgerà nel pomeriggio di domani 6 maggio, con inizio alle 14.30, a  Roma, Sala Capitolare di Santa Maria Sopra Minerva (Senato della Repubblica).
Premesso che “non è possibile veramente distinguere (…) tra sostanze dette “pesanti” e altre presentate come “leggere” ma caratterizzate, in realtà, da elevate percentuali di principio attivo”, il Segretario di Stato di Sua Santità indica quale “esempio luminoso” il “Beato Rosario Livatino”, il quale “ha compiuto la propria esistenza non allineandosi dalla realtà circostante, malgrado le carenze e le minacce che essa comportava”.A seguire il testo integrale del messaggio.


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Quando ‘Cesare’ indossa la toga e detta regole a quel che non gli è dato

Quando ‘Cesare’ indossa la toga e detta regole a quel che non gli è dato

Con l’avv. Paolo Maci, professore a contratto di legislazione scolastica a UniPegaso, proseguiamo la riflessione iniziata ieri (cf. https://www.centrostudilivatino.it/se-la-magistratura-italiana-entra-pure-in-quel-che-compete-alla-chiesa/) sulla sentenza delle Sez. Unite civili della Corte di Cassazione n. 12442/2022, e quindi sulla vicenda che ha interessato la Pontificia Università Lateranense: al di là del caso specifico, preoccupa lo sconfinamento della magistratura e la mancata percezione del venir meno di spazi di autonomia per la Chiesa, tutelati dall’accordo concordatario. 

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Se la magistratura italiana entra pure in quel che compete alla Chiesa

Se la magistratura italiana entra pure in quel che compete alla Chiesa

Nico Tonti, dottorando di ricerca in Scienze giuridiche all’Università di Bologna, svolge considerazioni a margine della recente sentenza delle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione n. 12442/2022, riguardante la mancata ammissione di uno studente al ciclo dottorale attivato alla PUL-Pontificia Università Lateranense. La controversia ruota attorno alla estensione della categoria ‘enti centrali’ della Chiesa cattolica, e necessita non già di un dato unilaterale dello Stato italiano, come una pronuncia giudiziaria, bensì di un approccio pattizio, per evitare l’assai discutibile ingerenza dello Stato italiano in vicende di esclusiva pertinenza ecclesiale.

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Il nuovo sì della Consulta al doppio cognome lascia in piedi tanti problemi pratici

Il nuovo sì della Consulta al doppio cognome lascia in piedi tanti problemi pratici

La Corte costituzionale è tornata ad occuparsi delle norme che regolano l’attribuzione del cognome ai figli, dichiarandone l’illegittimità per contrasto con gli articoli 2, 3 e 117 comma 1 della Costituzione, nella parte in cui non consentono ai genitori, di comune accordo, di attribuire al figlio il solo cognome della madre, e in cui prevedono l’automatica attribuzione del solo cognome paterno in caso di mancato accordo, anziché il cognome di entrambi i genitori. Può astrattamente condividersi, ai fini della piena equiparazione delle figure genitoriali, l’attribuzione di entrambi i cognomi, ma occorre domandarsi se la riforma sia davvero necessaria per la tutela dell’identità dei figli o se, piuttosto, risponda a esigenze dei soli adulti. Restano in ogni caso problemi di carattere pratico su cui è opportuno riflettere, e che non sembrano trovare soluzione nei disegni di legge attualmente in esame in Parlamento. Sull’argomento vedi anche su questo sito https://www.centrostudilivatino.it/doppio-cognome-e-davvero-una-priorita/.

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Riforma dell’ordinamento giudiziario: perché a Machiavelli non piacerebbe

Riforma dell’ordinamento giudiziario: perché a Machiavelli non piacerebbe

Ieri la Camera ha approvato in prima lettura la riforma dell’ordinamento giudiziario (su cui su questo sito cf. da ultimo https://www.centrostudilivatino.it/cartabia-nca-una-riforma-in-favore-delle-correnti/). Dopo l’intervento della d.ssa Ilaria Perinu (https://www.centrostudilivatino.it/le-porte-girevoli-quel-che-non-convince-della-riforma-cartabia/), ecco quello del dr. Francesco Mario Agnoli, già presidente di sezione alla Corte di appello di Bologna e componente del CSM, che espone le ragioni per le quali i rimedi prospettati rischiano di complicare la soluzione dei problemi che puntano ad affrontare.

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