Improcedibilità e prescrizione: perché il ‘rimedio’ è peggiore del male

Improcedibilità e prescrizione: perché il ‘rimedio’ è peggiore del male

Prosegue il dibattito sulla riforma c.d. Bonafede-Cartabia con le riflessioni del presidente di sezione emerito della Cassazione Pietro Dubolino, rielaborate dall’Autore da due articoli a sua firma pubblicati sul quotidiano La Verità, del 13 e 14 agosto. Sono illustrate le ragioni per cui gli emendamenti dell’attuale Guardasigilli, approvati dalla Camera, sono peggiorativi rispetto alla pur criticabile riforma Buonafede, e mostrano evidenti profili di illegittimità costituzionale.

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Gig economy e tutela dei lavoratori

Gig economy e tutela dei lavoratori

Si diffonde in modo crescente la c.d. Gig economy, o “economia dei lavoretti”: secondo stime dell’INPS, nel 2020 essa avrebbe riguardato più di mezzo milione di lavoratori. È una realtà eterogenea, che si concretizza spesso in forme di precariato, cui finora il legislatore ha posto rimedio in modo parziale.

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Invece di spingere le ASL a commettere un reato, il ministro della Salute garantisca le cure palliative

Invece di spingere le ASL a commettere un reato, il ministro della Salute garantisca le cure palliative

Quando la Corte costituzionale, con la sentenza n. 242/2019, è intervenuta sull’art. 580 del codice penale, ha stabilito delle condizioni di non punibilità per condotte di aiuto al suicidio: queste comunque integrano un reato, pur se poi l’autore va esente da responsabilità se il giudice valuta sussistenti le opinabili circostanze indicate dalla Consulta.
Con la lettera di oggi a La Stampa il ministro Speranza sollecita le ASL alla consumazione di quello che resta pur sempre un delitto, pur sottolineando l’assenza di norme che abbiano finora fatto seguito alla sentenza della Corte. Non chiarisce come, mancando una legge del Parlamento, dipendenti di una ASL possano aiutare al suicidio e non essere sottoposti a un procedimento penale.
Al tempo stesso egli non menziona un passaggio pregiudiziale prescritto dalla Consulta per ogni procedura ‘legale’ di fine vita: l’avvenuto ricorso alle cure palliative. Se una delle condizioni di non punibilità è che il paziente “sia affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili”, prima di farlo morire è doveroso provare a lenire quelle sofferenze. Peccato che la legge sulle cure palliative, pur approvata dal Parlamento all’unanimità nel 2010, trovi limitatissima attuazione per carenza di investimenti.
Quindi il ministro della Salute non fa quello che a lui compete, cioè rendere operativa una legge che ha l’obiettivo di alleviare il dolore; e fa quel che a lui non compete, cioè scavalcare il Parlamento a proposito di aiuto al suicidio ed eutanasia, scaricando sulle ASL responsabilità che vanno rigorosamente disciplinate.

Centro Studi Rosario Livatino
Roma, 12 agosto 2021