Nov 9, 2020
1. I risultati preliminari del referendum svoltosi qualche settimana fa in Nuova Zelanda sull’End of Life Choice Act sembrano confermare la vittoria del “sì” alla nuova legge favorevole per la scelta eutanasica. Il 65,2% degli elettori, infatti, ha sostenuto l’entrata in vigore della nuova legge, mentre il 33,8% avrebbe espresso un voto contrario. Anche se manca ancora lo spoglio di circa 480.000 voti speciali, il margine delle preferenze affermative espresse pare così grande da escludere la possibilità di ribaltamento. Alla luce di ciò l’End of Life Choice Act (Eolc) entrerà defintivamente in vigore il 6 novembre 2021: la Nuova Zelanda sarà così il settimo Paese al mondo a regolarizzare l’opzione eutanasica attiva dopo Olanda, Belgio, Lussemburgo, Svizzera, Canada e Colombia.
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Nov 7, 2020
1. Ogni quattro anni, in pendenza del voto per la Casa Bianca, si torna a parlare (o si sente parlare, che non è la medesima cosa) del «Collegio elettorale». E fuori dagli Stati Uniti d’America, ma pure dentro, si levano le voci di critica. Vere, presunte, gonfiate o strumentalizzate che siano, sovente rendono il tema stucchevole. Perché, infatti, non porvi rimedio per tempo, ovvero nei quattro anni che intercorrono fra una elezione presidenziale e l’altra? Ma soprattutto perché lamentarsi, quando non persino inveire, contro una regola del gioco che tutti conoscono e dunque esplicitamente o implicitamente accettano? Ciò premesso, l’occasione è propizia per qualche ragionamento minimo.
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Nov 6, 2020
Da Interris, testata on line, 6 novembre 2020
All’esito di una settimana difficile il Governo interviene con un nuovo d.P.C.M., il quinto in meno di un mese. È il più classico dei casi della montagna che partorisce il topolino: il decreto contiene ancora una volta misure inadeguate per eccesso e per difetto. Sfugge la razionalità dell’imposizione di un coprifuoco notturno all’intero Paese, pur se è semplice fare della movida un capro espiatorio: ai rischi da movida provvedevano peraltro i precedenti d.P.C.M. Ridurre la capienza massima dei mezzi pubblici ha ben poca efficacia, se non si è a suo tempo garantito un incremento delle flotte (non dei monopattini).
Nella sua insufficienza, il decreto ha almeno evitato una misura ipotizzata nei giorni precedenti: il lockdown degli anziani; a parte la sua inopportunità, sarebbe stato difficile superare i profili di incostituzionalità in cui essa sarebbe incorsa, segnalati dal Centro Studi Livatino.
Nella forma, questo decreto è stato preceduto dall’intensa ricerca da parte del Governo di sponde istituzionali, dalle Regioni a quel Parlamento le cui prerogative in primavera furono ignorate. Ma le modalità con cui è stato redatto paiono il tentativo tardivo di condividere le responsabilità politiche con quanti più soggetti possibile al fine di sviare l’attenzione dalla débâcle organizzativa. Erano i mesi estivi che dovevano utilizzarsi per programmare in modo serio e condiviso l’organizzazione per la seconda ondata, mentre essi sono stati fatti trascorrere con interventi minimi e talvolta estemporanei.
La denuncia di inadeguatezza della compagine governativa, provenuta nei giorni scorsi anche da qualificati esponenti della stessa maggioranza politica che la sostiene, rende necessario un nuovo Governo, che sia di effettiva unità nazionale, capace di adottare le misure necessarie per l’emergenza sanitaria, di organizzare la gestione a regime della situazione sanitaria ed economica, e di ricompattare un Paese “spaesato”, impaurito dal virus, dalla sua narrazione, e oggi anche meno coeso per le spesso irrazionali scelte dell’Esecutivo.
In attesa di ciò, gli Italiani sono chiamati ancora una volta, come spesso nella nostra storia, a fare sostanzialmente da soli. La miglior difesa è il senso di responsabilità poiché, che oltre a rispettare le regole imposte, dovremo adottare le precauzioni e i sacrifici delle libertà necessari per la salute, in particolare delle persone più vulnerabili; e per far sentire queste persone meno sole, magari dedicando loro una telefonata inattesa che potrebbe divenire quotidiana, o un saluto dalla finestra. Sono armi che permetteranno a chi ha forza d’animo di condividerla con chi soffre maggiormente l’ansia e la depressione da emergenza. Oltre ai semi di una rinascita morale già evidenziati commentando per Interris un precedente d.P.C.M., sarà così possibile trarre da questa drammatica esperienza occasione di crescita umana e sociale, insieme con una pratica di carità preziosa.
La reazione all’inadeguatezza dell’azione governativa non può tradursi in un ribellismo più o meno scomposto alle regole stabilite per questa fase, ferma restando l’impugnabilità giudiziaria di quelle illegittime e irrazionali. La sede appropriata per reagire alla storica inadeguatezza del Governo sarà la memoria e, quando ve ne sarà occasione, l’assunzione di responsabilità politica.
Francesco Farri
Centro Studi Livatino
Avvocato e Dottore di ricerca in diritto dell’economia e dell’impresa all’Università La Sapienza di Roma
Nov 6, 2020
1. L’emergenza sanitaria da Covid-19 si è trasformata in crisi economica e finanziaria, e tra i fattori di preoccupazione vi è incremento del rischio usura. L’allarme è stato lanciato a fine settembre dall’allora Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, il prefetto Anna Paola Porzio, in occasione della presentazione nella Sala stampa del Viminale della Relazione annuale 2020[1] (il prefetto Porzio ha poi cessato l’incarico dopo qualche giorno).
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Nov 5, 2020
Da Libero, 5 novembre 2020
Narra la leggenda che nel 1453, mentre gli Ottomani assediavano Costantinopoli, nella città si discuteva del sesso degli angeli. In realtà ufficiali e soldati cristiani entrarono nella storia combattendo fino all’ultimo, pur se in numero enormemente inferiore rispetto agli assedianti. Non è detto che entrino nella storia, ma certamente irrompono nella cronaca i 265 deputati che ieri, mentre il Covid avanza, l’economia collassa e il terrorismo islamico riprende a uccidere, nel dare il voto favorevole al testo c.d. antiomofobia, hanno discettato di “aspettative sociali connesse al sesso”, per riprendere una delle espressioni contenute nella legge. A luglio in Commissione Giustizia si sono fatte le due di notte, mentre in Aula si è andati avanti con tempi contingentati per inserire nell’ordinamento penale l’attenzione ai “percorsi di transizione”, sessuali o di genere.
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