Ott 30, 2018
Nella serata di oggi 30 ottobre 2018, rappresentanti del Centro studi Livatino hanno incontrato, su sua richiesta, il sen. Simone Pillon, relatore del d.d.l. sull’affido condiviso, in discussione al Senato, in una riunione promossa dallo stesso Senatore. Nell’occasione, gli hanno consegnato – dopo averla illustrata in sintesi – la memoria che segue. Essa sarà poi depositata in occasione della audizione che il Centro Studi Livatino avrà nei prossimi giorni in Commissione Giustizia del Senato e costituisce un primo contributo di riflessione, nella consapevolezza che saranno necessari ulteriori approfondimenti. Il documento è stato redatto dalle avv. Daniela Bianchini, Margherita Prandi Borgoni ed Eva Sala, tutte con consolidata esperienza professionale nel diritto di famiglia, col coordinamento del dott. Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro Studi Livatino e con la supervisione del prof. Emanuele Bilotti, professore Ordinario di Diritto privato e Coordinatore del Corso di laurea in Giurisprudenza nell’Università Europea di Roma. (altro…)
Ott 24, 2018
COMUNICATO STAMPA
Il primo dato certo che emerge dalla decisione della Corte costituzionale, in attesa di leggere l’ordinanza, è che la norma che sanziona l’aiuto al suicidio resta in vigore e non viene ritenuta illegittima: la sua eliminazione avrebbe gravemente compromesso il diritto alla vita. Il secondo è che la valutazione su sue eventuali modifiche compete al Parlamento, chiamato ad assumere piena responsabilità su questioni cruciali come la vita e la morte, e se mai differenziando fra le specifiche situazioni che emergono dalla drammaticità del quotidiano. I tempi che (altro…)
Ott 23, 2018
Articolo di Marcello Palmieri, nel quale il Centro Studi Livatino è ampiamente citato, pubblicato il 23 ottobre 2018 su Avvenire.
Marco Cappato è imputato di fronte alla Corte d’assise di Milano, che a febbraio ha però sospeso il processo sulla vicenda Dj Fabo e inviato gli atti alla Consulta, dubitando della legittimità dell’art. 580 del codice penale su istigazione e aiuto al suicidio: oggi si è aperta l’udienza in Corte costituzionale.
Suicidarsi: è sempre e comunque un disvalore, oppure in determinate circostanze può essere un diritto? Dunque: ha ragione di continuare a esistere l’articolo 580 del Codice penale, che punisce chiunque induca o aiuti una persona a togliersi la vita, oppure tale norma deve essere dichiarata incostituzionale? continua a leggere sul sito di Avvenire
Ott 22, 2018
Caso Cappato e pretesa illegittimità dell’aiuto al suicidio
Il Centro Studi Livatino domani presente al giudizio della Corte costituzionale a sostegno delle ragioni della vita
Domani martedì 23 alle 9.30 la Corte Costituzionale esaminerà la questione di legittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione. La questione è stata sollevata con ordinanza del 14 febbraio 2018 la I^ Corte d’assise di Milano nel procedimento penale a carico dell’on. Marco Cappato, imputato per l’agevolazione del suicidio di Fabiano Antoniani – conosciuto come dj Fabo –, avendolo aiutato a recarsi in Svizzera alla clinica Dignitas, dove è poi avvenuto il decesso.
Il Centro Studi Livatino ha depositato nei termini un proprio atto di intervento nel giudizio per chiedere che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, manifestamente infondata: l’atto è stato presentato dal presidente del Centro Studi, prof. avv. Mauro Ronco, e dall’avv. Stefano Nitoglia. Entrambi domani saranno presenti nell’Aula della Consulta per sostenere le ragioni poste a base dell’atto di intervento. Il 15 giugno scorso, in collaborazione con il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma, il Centro Studi ha svolto un workshop sull’argomento, dal titolo Diritto alla morte/morte del diritto? Gli esiti dei lavori sono raccolti in un numero speciale della rivista on line L-JUS, che si allega, e che raccoglie documenti e studi su quanto costituisce oggetto del giudizio di domani.
Il Centro Studi Livatino
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Ott 17, 2018
L’adozione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, Sindaco di Riace, è stata utilizzata da molti commentatori come occasione per sollevare la questione della disobbedienza civile e per criticare la politica dell’attuale Governo in tema di immigrazione.
Il Centro Studi Livatino, da sempre sensibile – memore delle riflessioni svolte sul tema dal magistrato siciliano cui ispira le proprie attività – al tema della legge ingiusta e dell’obiezione di coscienza, manifesta perplessità sull’indebito accostamento fra una questione di così elevato spessore morale e una vicenda giudiziaria che, pur essendo stata valutata solo in sede cautelare, nulla ha a che fare con l’imperativo etico di resistere alla norma positiva che violi diritti fondamentali della persona. Prima di formulare giudizi esaminiamo i fatti. Nell’ordinanza del Gip – confermata ieri dal Tribunale del riesame quanto al quadro indiziario e pure molto critica su larga parte delle richieste del pubblico ministero -, si legge, fra l’altro: “(…) il contenuto delle conversazioni ascoltate nel corso dell’attività investigativa lascia innegabilmente trasparire una modalità di gestione quanto meno opaca delle somme destinate agli operatori private per la gestione dei soggetti accolti nei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S. (…)”(p. 28). “Nel corso dell’attività d’indagine emergeva la particolare spregiudicatezza del Lucano – nonostante il ruolo istituzionale rivestito – nell’organizzare veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano (…)” (p. 69). Ed infine: “L’indagato vive oltre le regole, che ritiene d’altronde di poter impunemente violare nell’ottica del “fine che giustifica i mezzi”; dimentica, però, che quando i “mezzi” sono persone il “fine” raggiunto tradisce, tanto paradossalmente quanto inevitabilmente, quegli stessi scopi umanitari che hanno sorretto le proprie azioni.” (p. 125). Ciò avrebbe dovuto consigliare prudenza nel commentare la vicenda Riace; soprattutto avrebbe dovuto evitare impropri accostamenti col tema della resistenza alla legge ingiusta. Spiace invece constatare che, oltre a commentatori poco attenti ai fatti, anche magistrati abbiano strumentalizzato la vicenda per attaccare i Giudici di Locri e la politica dell’Esecutivo in tema di immigrazione. Con nota, infatti, del 14 ottobre Magistratura democratica critica il provvedimento del Dipartimento libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno di revoca per il Comune di Riace del contributo per il progetto Sprar (il contributo era stato concesso con un decreto dello stesso ufficio del dicembre 2016). Secondo Magistratura democratica, per firma della sua Segretaria generale e del suo Presidente, ciò in realtà decreta “la fine del modello di integrazione e di pacifica convivenza rappresentato da Riace” e costituisce un passo ulteriore verso il “rifiuto dell’idea e del progetto di comunità” voluto dalla Costituzione, integrando “gesti di rottura con i suoi valori fondanti”. Da ciò l’appello a “far sentire la propria voce e riaffermare il forte senso di appartenenza” al progetto solidale proprio della Costituzione medesima. Il Centro studi Livatino manifesta sorpresa per il fatto che una delle componenti associate della magistratura italiana: a. indica come “modello di integrazione e di pacifica convivenza” un meccanismo che, alla stregua di quanto emerso: 1) ha conosciuto l’organizzazione di finti matrimoni al fine di procurare falsi titoli di soggiorno e la consumazione di reati di falso da parte di pubblici ufficiali; 2) è consistito nel far “entrare nel sistema di accoglienza chi sceglieva lui” (il sindaco Lucano), come ha dichiarato lunedì al Corriere della sera il prefetto Mario Morcone, capo di Gabinetto del ministero dell’Interno nel governo precedente; b. qualifica l’iniziativa attuale del Ministero dell’Interno in termini di rottura del patto democratico fondato sulla Costituzione, pur se l’ultimo provvedimento costituisce lo sviluppo di un accertamento partito quando il titolare del dicastero era il sen. Minniti perché – sono sempre parole del pref. Morcone – “i fondi li mette a disposizione il ministero dell’Interno, se le cose non funzionano la segnalazione è d’obbligo”, e le anomalie sono state rilevate circa due anni fa dall’”Anci, l’associazione dei Comuni da cui dipendono i progetti Sprar”. Andrebbe pertanto chiarito se del complotto anticostituzionale siano parte anche i componenti dell’Esecutivo Gentiloni e l’Anci; c. ritiene in linea con i principi solidaristici a base della Costituzione, fra l’altro, l’individuazione di persone anziane a Riace – o di stretti parenti – da prospettare come coniugi a giovani migranti cui le Commissioni asilo, di cui sono parte anche rappresentanti dell’UNHRC, non hanno riconosciuto il diritto alla protezione. E’ vero, ogni valutazione sulla vicenda è “allo stato degli atti”. Gli elementi di fatto che emergono dai documenti prima citati – direttamente consultabili da chiunque al fine di formare una propria opinione – saranno riconsiderati sulla base degli sviluppi del procedimento penale e della eventuale decisione del giudice amministrativo in caso di impugnazione del provvedimento del Ministero. Nel frattempo, sarebbe auspicabile da parte di tutti senso delle istituzioni e ripudio di tesi ideologiche. Roma, 17 ottobre 2018