Dic 18, 2017


Ufficio Pastorale Sanitaria della Conferenza Episcopale Italiana
A.R.I.S. Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari
A.M.C.I Associazione Medici Cattolici Italiani
Forum Associazioni Sanitarie Cattoliche
S.I.B.C.E. Società Italiana Bioetica e Comitati Etici
A S.E. il Presidente della Repubblica On. Prof. Avv. Sergio Mattarella (altro…)
Dic 18, 2017
Con una lettera inviata oggi al Presidente della Repubblica Mauro Ronco, Presidente del Centro studi Livatino, Massimo Gandolfini, Presidente del Comitato Difendiamo i nostri Figli, Mons. Massimo Angelelli, Responsabile Ufficio Pastorale Sanitaria della CEI, Padre Virginio Bebber, Presidente dell’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, Filippo Boscia, Presidente dell’Associazione Italiana Medici Cattolici, Aldo Bova, Presidente del Nazionale Forum Associazioni Sanitarie Cattoliche, e Francesco Bellino, Presidente della Società Italiana Bioetica e Comitati Etici, chiedono al Capo dello Stato di rinviare al Parlamento con proprio messaggio il disegno di legge Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Nella convinzione che tali norme configgono con più disposizioni della Costituzione italiana, nella lettera si sottolinea in particolare il pregiudizio che l’applicazione delle d.a.t. reca agli Istituti sanitari religiosi. Si richiama in proposito quanto affermato Il 12 giugno 2017, nel corso dell’audizione al Senato dei rappresentanti del CSL e del CDNF, dalla relatrice del disegno di legge e presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, sen. Emilia De Biasi: a fronte delle preoccupazioni per l’assenza nel testo di una disciplina dell’obiezione di coscienza, ovvero di una esenzione delle strutture sanitarie di ispirazione religiosa, ella ha detto che le controversie sarebbero state risolte davanti alla Corte costituzionale. E comunque nell’ipotesi di conflitti la soluzione sarebbe stata togliere “le convenzioni” agli enti ospedalieri d’ispirazione cattolica. Il tutto è consultabile sul sito Internet del Senato – all’indirizzo http://webtv.senato.it/4621?video_evento=3768, a partire dal minuto 35.
La perdita dell’accreditamento avrebbe come effetto di impedire tout court l’operatività di realtà come la Fondazione Policlinico A.Gemelli, l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù, l’Ospedale Fatebenfratelli, l’Ospedale Cristo Re, il Campus Bio-Medico, l’Associazione la Nostra famiglia, la Fondazione Poliambulanza, la Fondazione Maugeri, la Casa di Sollievo della Sofferenza di S. Giovanni Rotondo, e le altre 100 strutture analoghe esistenti sul territorio nazionale. Una simile conclusione si pone in contrasto con l’articolo 7 della Carta, e con gli Accordi concordatari che quella norma recepisce.
In allegato il testo della lettera inviata al Capo dello Stato.
Con preghiera di pubblicazione.
Roma, 18 dicembre 2017
info@centrostudilivatino.it – www.centrostudilivatino.it – +39 329 4105375
Dic 18, 2017
Pubblichiamo una importante pronuncia del Tribunale di Roma, in tema di occupazione di immobili e di tutela del diritto di proprietà. A breve la faremo seguire da un commento.
Dic 16, 2017
Dichiarazione di monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste.
Giovedì scorso 14 dicembre il Parlamento italiano ha approvato la legge cosiddetta sulle DAT che apre all’eutanasia, persino in forme più accentuate che in altri Paesi. Durante la fase della discussione in Parlamento e nel Paese anche io, come vescovo e come presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ero intervenuto, insieme ad altri, come per esempio il Centro Studi Rosario Livatino, per mettere in evidenza la gravità del contenuto di questo testo di legge. Purtroppo ha prevalso un’ideologia libertaria e, in definitiva, nichilista, espressa in coscienza da tanti parlamentari. Così l’Italia va incontro ad un futuro buio fondato su una libertà estenuata e priva di speranza. Questa legge si aggiunge ad altre approvate in questa triste legislatura che hanno allontanato la nostra legislazione sulla vita e sulla famiglia dalla norma oggettiva della legge morale naturale che è inscritta nei nostri cuori, ma che spesso i piccoli o grandi interessi di parte e le deformazioni dell’intelligenza nascondono agli uomini. Coloro che con grande impegno stanno smantellando per via legislativa i principi della legge morale naturale, che per il credente è il linguaggio del Creatore, non sono però in grado di dirci con cosa intendano sostituirne gli effetti di coesione sociale in vista di fini comuni. La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma ed assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso.
Preoccupa molto che in questa legislatura leggi così negative siano state approvate in un contesto di notevole indifferenza. Esprimo il mio compiacimento e sostegno per tutti coloro che si sono mobilitati, con la parola, gli scritti ed anche con le manifestazioni esterne, per condurre questa lotta per il bene dell’uomo. Devo però anche constatare che molti altri avrebbero dovuto e potuto farlo. Questa mia osservazione vale anche per il mondo cattolico. Ampie sue componenti si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono.
In momenti come questo può prevalere un sentimento di scoraggiamento. E’ comprensibile. Tutto si paga in questa vita e le pessime leggi approvate produrranno sofferenza e ingiustizia sulla carne delle persone. Si ha l’impressione di doversi ormai impegnare per ricostruire dalle basi un alfabeto che è stato disarticolato. Nel contempo, occorre anche ricordare che la storia rimane sempre aperta a nuovi percorsi e soluzioni e che nella storia ci si offrono sempre nuove possibilità di recupero e di riscatto. Recupero e riscatto che non ripagheranno, umanamente parlando, le ingiustizie provocate e subite, ma che permetteranno di non consentirne di nuove. Non dimentichiamo che c’è la storia, ma anche il Signore della storia. In Lui confidiamo per essere pronti alle nuove occasioni che Egli ci metterà davanti.
+ Giampaolo Crepaldi
Dic 15, 2017
Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato su Il Tempo il 15 dicembre 2017.
C’era una sola ragione che giustificava l’interesse del Parlamento a occuparsi di fine vita: ribaltare la deriva di morte delle sentenze che, dal merito alla Cassazione, fino alla Consulta, avevano trattato il caso Englaro, e altri successivi. Ribadire che il diritto a vivere non dipende dall’età o dalle condizioni fisiche o psichiche, men che meno dalla decisione di un giudice. Invece Camera e Senato hanno apposto il bollino della Gazzetta ufficiale a scelte giudiziarie che datano almeno un decennio: la politica piegata ai giudici; e ai giudici ostili alla vita come bene disponibile!
Con la legge approvata ieri si conclude un ciclo iniziato 40 anni fa: nel maggio 1978, pure allora a seguito di una sentenza costituzionale, il Parlamento varò l’aborto a richiesta, cioè la possibilità di uccidere un essere umano perché troppo giovane; alla vigilia del Natale 2017 il Parlamento vara l’eutanasia a richiesta, cioè la possibilità di uccidere un essere umano perché troppo anziano, o troppo malato, o troppo in condizioni di disagio, o troppo di fastidio ai familiari o al servizio sanitario. In una Nazione che nell’arco di pochi anni ha visto abbattersi il numero delle nascite, accentuarsi il numero dei morti e capovolgersi la percentuale tra giovani e anziani. Anni coincisi con la più pesante aggressione condotta contro vita e famiglia: divorzio breve, divorzio facile, droga libera, matrimonio same sex, fecondazione eterologa e infine legge sulle dat; tutti con la blindatura del voto di fiducia o, come per le dat, senza discutere emendamenti e articoli, per non correre il rischio che qualcuno rifletta su quel che vota.
La legge sulle dat è eutanasica perché rende la vita un bene disponibile nella sostanza e nella forma, considera cibo e acqua come cure mediche sospendibili se assunti in modo non autonomo, abbandona minori e incapaci all’altrui volontà di vita e di morte. La relazione fra medico e paziente è gravemente compromessa perché alla base di essa viene posto in modo esplicito non più il bene del paziente bensì il consenso informato. Ogni medico, soprattutto negli ospedali, dovrà trascorrere più tempo col suo avvocato che con caposala e infermieri, e se rifiuterà di fare il boia – non essendo prevista l’obiezione di coscienza – sarà denunciato o chiamato a risponderne civilmente. Avverrà anche nei nosocomi di ispirazione religiosa, rimasti salve rare eccezioni incredibilmente silenti durante l’esame parlamentare del provvedimento. Non è detto che il totalitarismo si manifesti solo coi carri armati: quando vi è una sostanza di selezione eugenetica, di soppressione del più debole, di frantumazione della famiglia, la circostanza che tutto questo sia espresso da maggioranze o da sentenze non elimina sinistre similitudini con i più oppressivi regimi del XX secolo. Vincere la rassegnazione di fronte a questa deriva è un dovere morale: sarà indispensabile un lavoro, culturale prima ancora che politico, per riscoprire le basi antropologiche dell’ordinamento. E per scongiurare il suicidio di una nazione di zombie, nella quale si passerà all’eutanasia quando il botulino non riuscirà più a nascondere le rughe di un corpo sociale vecchio ed esausto: degnamente rappresentato da un Parlamento che ha apposto un sigillo di morte questa Legislatura.