Dic 15, 2017
14 Dicembre , 14:03
(ANSA) – ROMA, 14 DEC – “Oggi il voto di un Parlamento ha sancito per legge la ‘morte di Stato. Lo afferma il cento studi Livatino secondo cui”oggi il Senato non ha operato una scelta originale: ha disposto che sia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale quel che da un decennio a oggi avevano già sancito – a partire dal caso Englaro – sentenze di merito, della Cassazione e della Corte costituzionale”. “Se, alla stregua di quelle sentenze, una legge era necessaria – sostiene il centro Livatino – essa avrebbe dovuto ribadire il diritto alla vita in ogni momento della esistenza dell’uomo”. Secondo il centro studi “Per uscire dal totalitarismo, subdolo ma reale, che manipola la vita, la seleziona geneticamente e ne dispone con arbitrio la fine, non sarà sufficiente il sostegno ai medici che rifiuteranno il ruolo di boia: sostegno che pure diventerà necessario in assenza di una norma sull’obiezione di coscienza. Nè sarà sufficiente l’eventuale modifica delle norme più devastanti approvate oggi: come quella che impone l’eutanasia pure agli ospedali di ispirazione religiosa (i cui responsabili, salve rare eccezioni, sono apparsi incredibilmente silenti, se non proprio conniventi). Sarà indispensabile un lavoro, culturale prima ancora che politico, per riscoprire le basi antropologiche dell’ordinamento, per convincere che la vita non è un bene disponibile, per ribadire che il medico opera per il bene del paziente e non per far rientrare i conti della sanità pubblica, per scongiurare il suicidio di una Nazione di zombie, nella quale ogni anno il numero dei morti supera largamente quello dei nuovi nati”.(ANSA).
Dic 14, 2017
Col voto di oggi il Senato non ha operato una scelta originale: ha disposto che sia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale quel che da un decennio a oggi avevano già sancito – a partire dal caso Englaro – sentenze di merito, della Cassazione e della Corte costituzionale. Se, proprio alla stregua di quelle sentenze, una legge era necessaria, essa avrebbe dovuto ribadire il diritto alla vita in ogni momento della esistenza dell’uomo.
Per uscire dal totalitarismo, subdolo ma reale, che manipola la vita, la seleziona geneticamente e ne dispone con arbitrio la fine, non sarà sufficiente il sostegno ai medici che rifiuteranno il ruolo di boia: sostegno che pure diventerà necessario in assenza di una norma sull’obiezione di coscienza. Nè sarà sufficiente l’eventuale modifica delle norme più devastanti approvate oggi: come quella che impone l’eutanasia pure agli ospedali di ispirazione religiosa (i cui responsabili, salve rare eccezioni, sono apparsi incredibilmente silenti, se non proprio conniventi).
Sarà indispensabile un lavoro, culturale prima ancora che politico, per riscoprire le basi antropologiche dell’ordinamento, per convincere che la vita non è un bene disponibile, per ribadire che il medico opera per il bene del paziente e non per far rientrare i conti della sanità pubblica, per scongiurare il suicidio di una Nazione di zombie, nella quale ogni anno il numero dei morti supera largamente quello dei nuovi nati. In definitiva, per rendere possibili “le scelte più difficili, (…) quelle che hanno a che fare con il diritto alla vita (…) in presenza di leggi che intendono introdurre nel nostro ordinamento un diritto all’eutanasia”. Queste ultime sono le parole profetiche che Rosario Livatino pronunciava nell’aprile 1986: oggi calpestate dal voto di un Parlamento che ha sancito per legge la “morte di Stato”.
Il Centro studi Livatino
Per informazioni: info@centrostudilivatino.it * www.centrostudilivatino.it
Dic 12, 2017
Appello a ogni Senatore sulle “d.a.t.”
Ascolti la coscienza! Voti contro la “morte di Stato”
Ill. Senatore, Ill.Onorevole,
la legislatura che sta per concludersi verrà ricordata come quella della più forte concentrazione di leggi ostili alla famiglia e alla vita, in linea con decisioni giudiziarie che hanno quasi sempre preceduto le scelte del Parlamento. La legge sulle c.d. dat conclude con distruttiva coerenza un percorso demolitorio: le norme in essa contenute hanno la sostanza dell’eutanasia, dell’abbandono del soggetto debole, della compromissione della professione medica, dell’introduzione del principio della disponibilità della vita.
Ci sono momenti nella Storia nei quali un coraggio non dimostrato prima diventa occasione di riscatto. Ancora oggi si ricordano con ammirazione coloro che, vivendo in regimi totalitari, hanno preferito il rispetto della propria coscienza all’ossequio a tirannie antiumane. Non inganni la circostanza che il nuovo totalitarismo si manifesta oggi senza carri armati e con il voto della Camera e del Senato: quando vi è una sostanza di selezione eugenetica, permessa dall’introduzione della fecondazione eterologa, di soppressione del più debole, sia all’inizio sia alla conclusione sia nei momenti critici dell’esistenza, di frantumazione della famiglia dietro semplice richiesta, di dissolvimento dell’individuo grazie alla facile diffusione della droga, la circostanza che tutto questo sia espresso da maggioranze o da sentenze in nome del popolo italiano non elimina sinistre similitudini con i più oppressivi regimi del XX secolo.
Per le ragioni esposte nel documento che le inviamo nuovamente in allegato, le chiediamo di votare contro la “morte di Stato”. Non è sufficiente, grazie anche alle leggi approvate e alla sentenze pronunciate negli ultimi cinque anni, ritrovarsi in una Nazione che registra un drastico calo delle nascite, e un parallelo e altrettanto significativo aumento dei morti? Perché non rendersi conto che l’eutanasia a cui ella si appresta a dare il suo voto costituisce il sigillo funesto a un Paese avviato sulla strada della sua scomparsa demografica e culturale?
Faccia prevalere la sua coscienza sulle indicazioni di partito. Non lasci il suo nome iscritto fra i sostenitori del nuovo totalitarismo.
Il Centro studi Livatino
Dic 12, 2017
Biotestamento: centro Livatino, appello a coscienza Senatori
Votate contro la ‘morte di Stato’. Norme prevedono eutanasia
ROMA
(ANSA) – ROMA, 13 DIC – “Ascolti la coscienza! Voti contro la ‘morte di Stato'” Questo l’appello rivolto ad ogni Senatore dal centro studi Livatino nel giorno in cui riprende l’esame del ddl sul biotestamento. “La legislatura che sta per concludersi verrà ricordata come quella della più forte concentrazione di leggi ostili alla famiglia e alla vita, in linea con decisioni giudiziarie che hanno quasi sempre preceduto le scelte del Parlamento” scrive nell’appello il centro studi. “La legge sulle cosiddette dat conclude con distruttiva coerenza un percorso demolitorio: le norme in essa contenute hanno la sostanza dell’eutanasia – si aggiunge – dell’abbandono del soggetto debole, della compromissione della professione medica, dell’introduzione del principio della disponibilità della vita”. Per le ragioni esposte il centro studi Livatino chiede a ciascun senatore “di votare contro la ‘morte di Stato’. Non è sufficiente, grazie anche alle leggi approvate e alla sentenze pronunciate negli ultimi cinque anni, ritrovarsi in una Nazione che registra un drastico calo delle nascite, e un parallelo e altrettanto significativo aumento dei morti? Perché non rendersi conto che l’eutanasia a cui ella si appresta a dare il suo voto costituisce il sigillo funesto a un Paese avviato sulla strada della sua scomparsa demografica e culturale?” “Faccia prevalere la sua coscienza sulle indicazioni di partito – si dice infine nell’appello – Non lasci il suo nome iscritto fra i sostenitori del nuovo totalitarismo”.(ANSA).
Biotestamento: Centro Livatino, parlamentari votino contro la morte di Stato
‘Facciano prevalere la coscienza rispetto alle indicazioni di partito’
Roma, 13 dic. (AdnKronos)
(Sin/AdnKronos)
“Chiediamo di votare contro la ‘morte di Stato’. Non è sufficiente, grazie anche alle leggi approvate e alla sentenze pronunciate negli ultimi cinque anni, ritrovarsi in una Nazione che registra un drastico calo delle nascite e un parallelo e altrettanto significativo aumento dei morti? Perché non rendersi conto che l’eutanasia costituisce il sigillo funesto a un Paese avviato sulla strada della sua scomparsa demografica e culturale? Si faccia prevalere la coscienza sulle indicazioni di partito: non lasci il suo nome iscritto fra i sostenitori del nuovo totalitarismo”. E’ l’appello rivolto ai parlamentari dal Centro Livatino, contro la legge sul biotestamento al voto in Parlamento.
“La legislatura che sta per concludersi verrà ricordata come quella della più forte concentrazione di leggi ostili alla famiglia e alla vita, in linea con decisioni giudiziarie che hanno quasi sempre preceduto le scelte del Parlamento – sostiene il Centro Livatino – La legge sulle cosiddette ‘dat’ conclude con distruttiva coerenza un percorso demolitorio: le norme in essa contenute hanno la sostanza dell’eutanasia, dell’abbandono del soggetto debole, della compromissione della professione medica, dell’introduzione del principio della disponibilità della vita”.
Testamento biologico: l’appello del Centro studi Livatino ai Senatori, “ascoltate la coscienza, votate contro”
“La legge sulle c.d. dat conclude con distruttiva coerenza un percorso demolitorio: le norme in essa contenute hanno la sostanza dell’eutanasia, dell’abbandono del soggetto debole, della compromissione della professione medica, dell’introduzione del principio della disponibilità della vita”, così inizia la lettera che il Centro studi Livatino ha indirizzato a ogni membro del Senato, invitando i senatori a non votare la legge sul testamento biologico attualmente in discussione.
“Ci sono momenti nella Storia nei quali un coraggio non dimostrato prima diventa occasione di riscatto – scrivono dal centro studi -. Ancora oggi si ricordano con ammirazione coloro che, vivendo in regimi totalitari, hanno preferito il rispetto della propria coscienza all’ossequio a tirannie antiumane”.
All’appello è allegata una nota riassuntiva e aggiornata che mette in fila le criticità della legge e i punti inemendabili cui i magistrati e i docenti del Livatino rimandano per chiedere ai senatori “di votare contro la ‘morte di Stato’ “. “Non è sufficiente – spiegano -, grazie anche alle leggi approvate e alla sentenze pronunciate negli ultimi cinque anni, ritrovarsi in una Nazione che registra un drastico calo delle nascite, e un parallelo e altrettanto significativo aumento dei morti? Perché non rendersi conto che l’eutanasia a cui ella si appresta a dare il suo voto costituisce il sigillo funesto a un Paese avviato sulla strada della sua scomparsa demografica e culturale?”.
Per questo, conclude il Centro studi Livatino, “faccia prevalere la sua coscienza sulle indicazioni di partito. Non lasci il suo nome iscritto fra i sostenitori del nuovo totalitarismo”.
Dic 11, 2017
Articolo pubblicato su Avvenire, l’8 dicembre 2017.
«Per la prima volta nel nostro ordinamento si afferma in modo esplicito il principio della disponibilità della vita umana»: è questo «il più evidente dato di assoluta gravità di questa legge» secondo la valutazione tecnica del Centro studi Livatino, pool di giuristi che in uno studio di 12 pagine mette in luce errori, ambiguità e conseguenze di una legge con la quale si opera «un capovolgimento di prospettiva, che avrà ricadute pesanti per il medico e per l’intero sistema giuridico».
La «nota riassuntiva» del «Livatino» (consultabile integralmente tramite Avvenire.it)mette in evidenza che «la legge è fortemente voluta» perché «funzionale allo scopo di introdurre nell’ordinamento il principio che la vita è un bene disponibile » tanto che «nel contrasto fra le norme di questa legge e le norme del codice deontologico è ovvio che prevarranno le prime». Il punto più dolente è che il testo sul quale il Senato voterà da martedì «pur non adoperando mai il termine eutanasia ha un contenuto nella sostanza eutanasico ». Infatti la versione approvata alla Camera «parla di ‘tutela del diritto alla vita e del diritto alla salute’, cui affianca – a conferire il medesimo rilievo – il diritto ‘alla dignità e all’autodeterminazione della persona’, conferendo così da subito al bene vita il carattere di diritto disponibile».
All’articolo 1 comma 5 la legge precisa che il paziente può esprimere «la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza », un dato che «oltre a essere gravissimo in sé e a incidere sui fondamenti della deontologia medica, fa chiedere perché altri beni, oggettivamente meno rilevanti della vita, devono restare indisponibili: dalla salute alla libertà, fino alle ferie, che ogni lavoratore è tenuto a svolgere senza che ne possa proporre la commutazione in indennità aggiuntive».
Un altro punto critico è la nutrizione, il cui «carattere artificiale», evidenzia lo studio, «si presenta in svariate occasioni, per esempio con il latte ricostituito per i neonati che non possono essere allattati dalla mamma per via naturale. Nessuno sostiene che la nutrizione in questi casi vada sospesa in quanto artificiale: qual è allora la differenza rispetto a un paziente che non può nutrirsi per via orale? È evidente che il discrimine è la qualità della vita, che diventa decisiva per la sua sopravvivenza». Visto che «la nutrizione e l’idratazione costituiscono sostegni indispensabili alla vita, tanto della persona sana quanto dell’ammalato », di certo «non perdono la loro essenza quando il mezzo della loro attuazione non è quello ordinario», senza dimenticare che la loro interruzione «conduce alla morte della persona tra atroci sofferenze». Per evitarle «si ricorre abitualmente alla sedazione profonda» ma ciò «obbligail medico a contribuire attivamente alla morte del paziente con un atto che diventa di eutanasia attiva ». A rendere più allarmante il quadro c’è il fatto che «le Dat non prevedono obiezione di coscienza », e l’espressione inserita – «il medico non ha obblighi professionali» – è «così generica» che «rende la tutela del tutto evanescente».
Interessante anche l’analisi sul consenso al trattamento sanitario, che «andrà reso per legge in modo esplicito. Poiché però la legge è inserita in un ordinamento nel quale sulla materia si è formata una certa giurisprudenza – quella sul caso di Eluana Englaro, giunto fino alla Cassazione e alla Corte costituzionale – come evitare che per via giudiziaria non sia fatto valere pure il consensopresunto?».Alla professione medica e a come la legge ne «stravolge il senso e il profilo» è dedicata la parte più ampia del documento, che mette in evidenza come per effetto del biotestamento «il medico diventa un soggetto da cui difendersi» visto che «se non eseguirà alla lettera le disposizioni di volontà del paziente sul trattamento sanitario elaborate un mese, un anno o dieci anni prima, sarà considerato » come «un soggetto che limita l’altrui libertà, qualcuno dal quale il paziente deve difendersi più che fidarsi». Dunque il professionista sarà «costantemente bisognoso dell’avvocato» anche perché «diventa per legge esecutore di reati e/o di illeciti civili» e «sempre più soggetto a denunce o ad azioni di danno». Non solo: «Il medico diventa sempre meno credibile» visto che «l’incertezza e la confusione su quel che gli viene richiesto lo indurranno ancora di più ad adeguare le opzioni professionali alla soluzione più facile, quella che tiene più lontane l’azione risarcitoria, o la denuncia, o il procedimento disciplinare». Il risultato sarà «l’estensione dei casi di concreto abbandono del paziente e, per chi vuole illudersi spinto dalla disperazione, l’incremento del ricorso ai più pericolosi venditori di fumo». E a chi sostiene che le Dat fermeranno l’accanimento terapeutico il «Livatino» replica che «chiunque frequenta un reparto ospedaliero con patologie serie per stare accanto al familiare o all’amico ricoverato, sa che non vi è una prassi di moltiplicazione di cure sproporzionate. Se mai inizia a manifestarsi la tendenza contraria». E già oggi «quando la prognosi è infausta ma si è in presenza di sofferenze acute la medicina ha i mezzi per non abbandonare il campo: deontologia e senso di umanità impongono di intensificare la terapia del dolore». E allora, perché insistere nel definire equilibrate e attese norme che invece, come sostiene il «Livatino», sembrano piuttosto «generiche, confuse e contraddittorie, oltre che oggettivamentesbagliate»?