Legge naturale (seconda parte)
La seconda parte di un’analisi profonda fatta dal professor Mauro Ronco. Dalla legge eterna alle inclinazioni umane, la giustizia è universale.
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La seconda parte di un’analisi profonda fatta dal professor Mauro Ronco. Dalla legge eterna alle inclinazioni umane, la giustizia è universale.
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Leone XIV, Platone e Aristotele sul diritto naturale: un’analisi profonda fatta dal professor Mauro Ronco. Dalla legge eterna alle inclinazioni umane, la giustizia è universale.
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In data odierna, con sentenza n. 132/2025, la Corte costituzionale dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 579 del codice penale, sollevata dal Tribunale di Firenze, e discussa all’udienza dell’8 luglio scorso. La questione era stata sollevata perché l’art. 579 del codice penale, punendo l’omicidio del consenziente, vieta l’atto eutanasico compiuto dal terzo nei confronti della persona che si trova nelle condizioni per accedere al suicidio assistito, ma per impossibilità fisica o mancanza degli strumenti, non può procedervi in autonomia e chiede sia un terzo a darle la morte.
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Il Papa Leone XIV, in chiusura dell’Angelus di domenica, 20 luglio, ha pronunciato parole severe di condanna della” barbarie della guerra” in corso a Gaza , denunciando i “ continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza” e rivolgendo alla comunità internazionale l’appello “ a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”.
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Comunicato stampa
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Le sentenze 2025 della Corte Costituzionale stravolgono il diritto di famiglia italiano, scardinando i principi di filiazione e il ruolo del legislatore.
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente contributo del direttore del CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni), Massimo Introvigne.
Un disegno di legge mira a introdurre nel Codice Penale un nuovo articolo 613-quarter così formulato: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, nell’ambito di un gruppo che promuove o pratica attività finalizzate a creare o a sfruttare una condizione di dipendenza psicologica o fisica dei partecipanti, induce taluno in un perdurante stato di soggezione tale da escludere, o da limitare in modo rilevante, la libertà di autodeterminazione o la capacità di discernimento, è punito con la reclusione da tre a otto anni. Se il fatto è commesso in danno di persona minore di anni diciotto, la pena non può essere inferiore a sei anni di reclusione”.
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Per riflettere su un realistico percorso di pace (giusta).
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La requisitoria della Procura Generale.
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Nel dibattito contemporaneo sull’acquisizione della cittadinanza, lo ius sanguinis – ovvero il principio secondo cui è cittadino chi nasce da cittadini – viene spesso trattato come un retaggio antiquato da superare in nome dell’integrazione e dell’inclusività. Si contrappongono a esso lo ius soli, che riconosce la cittadinanza per nascita sul territorio nazionale, e lo ius scholae, che la concede a chi ha frequentato per un certo periodo le scuole italiane. Ma siamo davvero certi che estendere la cittadinanza in modo automatico, quasi meccanico, sia un atto di giustizia? O non rischiamo piuttosto di svilirne il significato profondo?
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