Audizioni sulla liceità dell’eutanasia (video)

Audizioni sulla liceità dell’eutanasia (video)

Il 29 maggio 2019, presso l’Aula della Commissione Giustizia della Camera, davanti alle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali, si sono svolte le audizioni di Paolo Veronesi, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli studi di Ferrara, Filippo Vari, professore di diritto costituzionale presso l’Università europea di Roma e membro del Centro Studi Livatino, Tomaso Epidendio, sostituto procuratore generale presso la Corte suprema di Cassazione. Il tema era l’esame delle proposte di legge in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e di liceità dell’eutanasia.

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Soddisfazione per la sentenza delle Sezioni Unite. Ora niente alibi per i cannabis shop

Soddisfazione per la sentenza delle Sezioni Unite. Ora niente alibi per i cannabis shop

La sentenza della Cassazione ha il pregio di fare chiarezza su una quesitone che in realtà non era oscura: la legge n. 242/2016 disciplina la coltivazione della canapa, ma la cessione resta vietata. Oltre la sua lettera, quella legge era stata impropriamente intesa come un via libera alla cessione al dettaglio di marijuana, seppure entro i i limiti dello 0.6, comunque idonei a provocare l’effetto drogante. Ora non ci sono più alibi: i cannabis shop non sono lo strumento per realizzare una legalizzazione di fatto. Sarà necessario lavorare sul piano della prevenzione per superare quella percezione di cannabis lecita che si è diffusa soprattutto per gli adolescenti, e per rendere il divieto qualcosa di concreto.

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La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019

La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019

La maternità surrogata nella sentenza delle Sezioni Unite Civili n. 12193/2019 

di Aldo Rocco Vitale *

  1. Con la sentenza 12193/2019 le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno posto l’ulteriore – e almeno per ora definitivo – tassello giurisdizionale nel più vasto e fin troppo complesso mosaico giuridico relativo al problema della maternità surrogata che, nonostante l’espresso divieto normativo sancito dal comma 6 dell’articolo 12 della legge 40/2004,[1] sempre più di fatto si diffonde, sollecitando non soltanto sforzi di carattere interdisciplinare, ma altresì coinvolgendo all’interno di ciascuna disciplina, contemporaneamente molteplici profili tra loro interconnessi, come quelli di carattere costituzionalistico (per esempio, i diritti della famiglia o la tutela della salute riproduttiva), o civilistico (per esempio, la determinazione dello status filiationis o la configurazione della stepchild adoption per coppie del medesimo sesso), o penalistico (per esempio, l’effettività del piano sanzionatorio della legge 40/2004 o l’integrazione della fattispecie di reato di falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità propria o altrui), o internazionalistico (per esempio, la definizione dei rapporti tra ordine pubblico internazionale e nazionale o l’ampiezza territoriale della giurisdizione penale italiana).[2]

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La fecondazione artificiale post mortem nella sentenza della 1^ sezione civile della Cassazione n. 13000/2019

La fecondazione artificiale post mortem nella sentenza della 1^ sezione civile della Cassazione n. 13000/2019

Pubblichiamo due articolati commenti alle recenti sentenze della Corte di Cassazione sulla maternità surrogata (sezioni unite civili), a firma del dott. Aldo Vitale, e sulla fecondazione artificiale post mortem (1^sez.civile), prof. Emanuele Bilotti, dopo che nei giorni scorsi abbiamo pubblicato per intero le due pronunce (qui e qui) e alcune prime più sintetiche note. (altro…)

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L’attribuzione di paternità post-mortem

L’attribuzione di paternità post-mortem

Un ulteriore passo nella scissione fra natura e diritto

Primi commenti e testo della sentenza della 1^ sez.civ. della Cassazione n. 13.000/19

Sarà la Corte di Appello di Ancona a decidere se la piccola X (omettiamo il nome in ossequio alla privacy) potrà portare il cognome del padre morto quasi un anno e mezzo prima della sua nascita. La bambina è nata in Italia ma è stata concepita in Spagna, dove è consentito usare, nella fecondazione assistita, i gameti di una persona morta, purché abbia dato il suo consenso a farlo, quando era in vita. La legge italiana permette di registrare un nato con il cognome del padre defunto solo se la tempistica tra nascita del bambino e morte del genitore è compatibile con un concepimento con il padre ancora vivo. Il padre di X, consapevole della morte imminente, aveva dato il consenso ad usare i suoi gameti perché sua moglie, una volta vedova, potesse avere un figlio, e così è stato. Ma al momento dell’iscrizione all’anagrafe la legge italiana ha impedito di registrare la neonata con il cognome di suo padre, morto troppo tempo prima.

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Dossier cannabis shop

Dossier cannabis shop

Riprendiamo da Il Foglio di oggi l’articolo di Alfredo Mantovano e pubblichiamo in allegato, per una migliore intelligibilità dello stesso, la direttiva del Ministero dell’Interno sugli esercizi commerciali che vendono derivati della cannabis, il testo della legge n. 242/2016, e due interessanti report, menzionati nell’articolo, coordinati dal prof. Giovanni Serpelloni, con l’autorizzazione dello stesso tossicologo, dedicati ai problemi che finora gli acquisti nei negozi hanno posto e alla percezione da parte dei giovani.  (altro…)

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Triptorelina: le audizioni in Commissione Sanità di Alfredo Mantovano e Alberto Gambino (video)

Triptorelina: le audizioni in Commissione Sanità di Alfredo Mantovano e Alberto Gambino (video)

Triptorelina: Affare assegnato relativo all’uso del medicinale triptorelina (atto n.207), audizioni informali di Alfredo Mantovano, Consigliere della Corte Suprema di Cassazione e Vicepresidente Centro studi Rosario Livatino e di Alberto Gambino, Prorettore e Professore ordinario di diritto privato presso l’Università europea di Roma, nonché Presidente nazionale dell’Associazione Scienza e Vita. (altro…)

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“Pilatesca” la sentenza delle Sezioni Unite sulla maternità surrogata

“Pilatesca” la sentenza delle Sezioni Unite sulla maternità surrogata

Quel che non può il Comune con la trascrizione può il giudice con l’adozione

La sentenza della Cassazione depositata oggi ha certamente il pregio di ribadire il divieto della maternità surrogata contenuto all’art. 12 della legge 40/2004, di ancorare tale divieto all’ordine pubblico interno, di richiamare il principio della dignità della gestante e di precludere – proprio perché si tratta di una pronuncia delle Sezioni unite civili – ogni improprio aggiramento di tali norme e principi. “Il giudice non può sostituire la propria valutazione”, dice la Suprema Corte, al bilanciamento effettuato dal Parlamento.

Lascia invece a desiderare l’apertura che nella sentenza si trova alla estensione della c.d. stepchild adoption ai casi di maternità surrogata: quel che non è consentito all’ufficiale dello stato civile, cioè il riconoscimento come figlio dei “committenti” del nato da maternità surrogata, parrebbe consentito col ricorso all’adozione da parte degli stessi “committenti”.

Il messaggio che viene dato, ridotto alla sostanza, è che – ferma restando la preclusione in Italia dell’utero in affitto – la coppia che lo desideri può recarsi all’estero per ottenere un bambino da maternità surrogata e poi renderlo proprio giuridicamente attivando la procedura adottiva: un messaggio pilatesco, visto che conduce comunque a un esito di legittimazione, se pure per altra via, della maternità surrogata. Andrebbe poi spiegato alle coppie che attendono da anni un bambino, avendo attivato una procedura di adozione, perché una condotta vietata dalla legge la rende in concreto possibile, mentre per via ordinaria l’adozione resta complicatissima ed eventuale.

Il Parlamento ha bisogno di altro per intervenire con una legge che scongiuri in modo chiaro la pratica dell’utero in affitto?

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Eutanasia: audizione di Mauro Ronco in Commissione Giustizia

Eutanasia: audizione di Mauro Ronco in Commissione Giustizia

Nella giornata di domani, 7 maggio 2019, il prof. Mauro Ronco, presidente del Centro Studi Livatino, si recherà presso la Commissione Giustizia del Parlamento per un’audizione informale, nell’ambito dell’esame in sede referente delle proposte di legge C. 2 d’iniziativa popolare e C. 1586 Cecconi, in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e di liceità dell’eutanasia.

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Corte EDU e maternità surrogata

Corte EDU e maternità surrogata

Su richiesta della Corte di Cassazione francese i giudici della Corte EDU sono stati chiamati, per la prima volta, a pronunciarsi sulla richiesta di parere preventivo proposto in base al nuovo Protocollo n. 16 alla Convenzione EDU, entrato in vigore ad agosto del 2018. Si tratta di un parere non vincolante, neppure con riferimento al caso giudiziario dal quale è scaturita la richiesta di parere alla Corte di Strasburgo; né tale parere può avere la stessa efficacia giurisprudenziale delle sentenze della Corte Edu, che, come è noto, costituisce il diritto vivente della Convenzione dei diritti dell’uomo, al di là della risoluzione del singolo ricorso. Ciò non di meno, il parere può certamente orientare a livello interpretativo l’autorità politica e gli organi giudiziari dei Paesi aderenti alla Convenzione. Va sul punto precisato che l’Italia, dopo aver sottoscritto il “Protocollo 16”, non ha ancora provveduto a ratificare con legge tale accordo internazionale – essendovi non poche perplessità sulle sue ricadute -, per cui i giudici italiani non possono al momento avvalersi dello strumento della richiesta di parere preventivo non vincolante. (altro…)

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