Uno “scudo” per ripartire, lasciando l’accertamento delle responsabilità al piano della politica

Uno “scudo” per ripartire, lasciando l’accertamento delle responsabilità al piano della politica

Ospitiamo con piacere l’intervento del sen. Maurizio Sacconi, già ministro del Welfare e già presidente della Commissione Lavoro del Senato, che pone con argomentazioni logiche una questione reale: quella del piano di accertamento delle responsabilità connesse alla diffusione in Italia del Covid-19. E’ una questione controversa ma non eludibile, sul quale è bene che il dibattito si apra senza condizionamenti ideologici e col massimo della chiarezza: dote che, unitamente a un solido senso della realtà e a comprovata esperienza istituzionale, non manca all’Autore di questa riflessione. Sulla opportunità di limitare, anche a regime, la responsabilità del medico al risarcimento sul piano civilistico, escludendo quello penale, cf. su questo sito l’intervento del prof. Mauro Ronco https://www.centrostudilivatino.it/eroismo-dei-medici-e-colpa-professionale-riflessioni-e-proposte/ (altro…)

Ma il remoto no! – visto dal giudice

Ma il remoto no! – visto dal giudice

Dopo l’intervento dei giorni scorsi della d.ssa Perinu, in servizio alla Procura della Repubblica di Milano, e dell’avv. Fragasso, penalista del Foro di Padova, concludiamo oggi la riflessione critica sul c.d. processo “da remoto”, introdotto in sede di conversione del decreto-legge n. 18/2020 c.d. Cura Italia, con l’intervento dal lato del giudicante di Alfredo Mantovano. (altro…)

Ma il remoto no!  – visto dall’avvocato

Ma il remoto no! – visto dall’avvocato

Dopo l’intervento di ieri della d.ssa Perinu, in servizio alla Procura della Repubblica di Milano, proseguiamo oggi la riflessione critica sul c.d. processo “da remoto”, introdotto in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 18/2020 c.d. Cura Italia. L’avv. Emanuele Fragasso, insigne penalista del Foro di Padova, ha autorizzato il Centro Studi Rosario Livatino a pubblicare sul proprio sito – con qualche minimo adattamento – il documento che egli ha inviato in data 21 aprile al Presidente della Camera Penale di Padova. Domani concluderà la serie Alfredo Mantovano.  (altro…)

Ma il remoto no! – visto dal pubblico ministero

Ma il remoto no! – visto dal pubblico ministero

Oggi, domani e giovedì pubblichiamo tre interventi sul c.d. processo “da remoto”, secondo le disposizioni del decreto-legge n. 18/2020 c.d. Cura Italia. Sono contributi critici, secondo le differenti visuali e professionalità di un magistrato inquirente – la d.ssa Perinu, in servizio alla Procura della Repubblica di Milano -, particolarmente impegnata sul fronte dei delitti di violenza sulla persona, di un difensore penalista di grande esperienza – l’avv. Emanuele Fragasso, insigne avvocato del Foro di Padova -, di un giudice con una certa anzianità, Alfredo Mantovano. La concordanza di considerazioni e di conclusioni rappresenta un argomento in più, oltre quelli che vengono esposti nei tre interventi, per il superamento e l’abrogazione di tali norme.  (altro…)

Diritto alla salute o esigenze di bilancio?

Diritto alla salute o esigenze di bilancio?

Il numero del 23 marzo 2020 del New England Journal of Medicine[1] pubblica un contributo dal titolo Fair allocation of scarce medical resources in the time of Covid-19, nel quale gli autori – come sta accadendo un po’ ovunque nel mondo – si interrogano su quale sia la modalità migliore di allocazione delle scarse risorse sanitarie in un periodo di emergenza pandemica quale è quella attuale causata dalla diffusione del letale virus Covid-19. (altro…)

APP fra tutela della salute, autonomia e giustizia

APP fra tutela della salute, autonomia e giustizia

  1. Che cosa avverrà dopo il periodo del distanziamento sociale, che ha portato alla chiusura di scuole, università, luoghi di ritrovo, negozi ad eccezione delle rivendite di prodotti di prima necessità, terminal aeroportuali, luoghi di culto, fabbriche? La lenta riduzione del numero di contagiati in isolamento a casa o ricoverati in ospedale e nelle terapie intensive sta traghettando verso la cosiddetta “fase 2”, nella quale si prevede una graduale riapertura di alcune attività. Si tratta di una fase molto delicata che – se non verrà gestita bene in termini di prevenzione – potrebbe portare al rebound dei contagi, vanificando tutti gli sforzi fatti fino ad ora. Per ridurre questo rischio, si sta prevedendo da una parte il potenziamento della distribuzione dei mezzi di protezione individuale (mascherine, guanti) per coprire realmente il fabbisogno della popolazione, e dall’altra l’esecuzione di tamponi e l’uso di App.
    Nel contesto di una pandemia, gli obiettivi perseguiti con l’uso di App possono essere due: la prevenzione e la cura. Per l’obiettivo “cura”, le App vengono utilizzate al fine di monitorare in modo costante e gestire da remoto il paziente che non richiede ospedalizzazione, velocizzando così anche i tempi di intervento e creando finalmente un ponte reale tra gli ospedali e una adeguata medicina di territorio. Per l’obiettivo “prevenzione”, si sfrutta la modalità di trasmissione da persona a persona del SARS-CoV-2. Con l’uso di una App, si possono identificare coloro che sono stati o sono o potrebbero essere a stretto contatto con soggetti positivi in modo da sottoporli a tampone e – se del caso – a misure di quarantena.

(altro…)

APP – bilanciamento fra pandemia, privacy e libertà

APP – bilanciamento fra pandemia, privacy e libertà

  1. Non siamo lontani da un’attenuazione delle misure di lockdown decise nel mese di marzo per contenere il Coronavirus. È, dunque, opportuno interrogarsi sugli strumenti che ci consentiranno nel prossimo futuro di “convivere” con il virus.
    In tale ragionamento un posto speciale spetta alle nuove tecnologie: in altri Stati si sono, infatti, rivelate particolarmente efficaci delle applicazioni (in gergo App). Esse sono state utilizzate, ad es., per tracciare gli incontri dei loro utilizzatori e fornire informazioni all’autorità pubblica. Nel caso in cui una persona avesse incontrato un’altra poi rivelatasi positiva al COVID-19, sono stati effettuati sulla prima tamponi e, in caso di ulteriore positività, si è imposta la quarantena. Un caso ben noto è quello della Corea del Sud, ma si potrebbero aggiungere diversi altri esempi (v. il recente articolo apparso sull’ultimo numero dell’Economist, all’indirizzo https://www.economist.com/science-and-technology/2020/04/16/app-based-contact-tracing-may-help-countries-get-out-of-lockdown).

(altro…)

Liberazione “in qualche modo”- come una circolare del Viminale sul 25 aprile “libera” dal diritto

Liberazione “in qualche modo”- come una circolare del Viminale sul 25 aprile “libera” dal diritto

Ho trascorso al ministero dell’Interno quasi nove anni, dal 2001 al 2011, con un breve intervallo. Ho apprezzato la dedizione e la competenza di quanti fanno parte di una amministrazione che nella sua articolata struttura è la vera ossatura dello Stato: ne conservo un ricordo grato, perché in questa lunga esperienza ho avuto esempi veri di senso delle istituzioni, di rigore nelle decisioni, di considerazione della complessità dei problemi. (altro…)

Chi paga il conto della pandemia, ovvero Stato e banche creditori più “eguali” degli altri

Chi paga il conto della pandemia, ovvero Stato e banche creditori più “eguali” degli altri

Chi sopporterà alla fine il costo della crisi economica provocata dalla pandemia? Lo Stato, l’Europa, o quella parte di italiani cui vengono presentati “regali” come l’art. 91 del D.L. n. 18/2020 c.d. Cura Italia? Tale disposizione ha introdotto il co. 6 bis all’art. 3 del D.L. n.6/2020, con una scelta tanto sotto traccia quanto netta: fra coloro cui deve maggiormente gravare il peso economico di quel che accade vi sono i creditori privati. Una scelta che capovolge uno dei cardini della tradizione giuridica civilistica, per le ragioni che seguono. (altro…)

La tenuta dell’euro vera posta in gioco al vertice UE del 23 (molto più del MES condizionato)

La tenuta dell’euro vera posta in gioco al vertice UE del 23 (molto più del MES condizionato)

  1. Lo Stato finanzia sé stesso attraverso l’emissione di titoli (di fatto obbligazioni) che, a scadenza futura, vengono da esso ripagati, a chi li abbia sottoscritti, con una maggiorazione percentuale – il tasso di rendimento – tanto maggiore quanto più rischioso ne sia il pagamento (il c.d. rischio di insolvenza). Quanto più credibile è la finanza pubblica dell’emittente, minore è l’appeal che lo Stato conferisce ai propri titoli di debito perché questi siano sottoscritti dagli investitori; tanto più, al contrario, periclitanti appaiono le finanze pubbliche dell’emittente, tanto maggiore è il tasso di rendimento riconosciuto agli investitori perché questi siano invogliati ad acquistare i titoli.
    Nel mercato dei titoli sovrani europei, e soprattutto dei Paesi dell’Unione Europea, lo Stato ritenuto finanziariamente più sicuro è la Germania, i cui Bund sono assunti a parametro di riferimento rispetto ai titoli di debito sovrano degli altri Stati dell’area euro: in particolare, lo spread, cioè la differenza fra il loro tasso di rendimento e quello praticato dagli altri Stati, è rilevato avendo come riferimento il tasso dei Bund tedeschi. Quando, però, tale spread diventa troppo ampio, lo Stato emittente potrebbe trovarsi nella pratica impossibilità di restituire il prestito ricevuto dal sottoscrittore del titolo, e il rendimento che ne costituisce il corrispettivo, ed essere posto in una condizione di default, cioè tecnicamente di bancarotta (come accaduto, ad esempio, più volte per l’Argentina). È, dunque, legittimo interesse degli organi di governo della UE di intervenire in prima persona sul mercato dei titoli di Stato per comprare quelli degli Stati in maggiore difficoltà finanziaria, e così dare loro maggiore credibilità, oltre che liquidità monetaria.
    È quanto ha fatto la Banca Centrale Europea fin dal 2015 con lo strumento adottato sotto la guida dell’allora Presidente Mario Draghi denominato quantitative easing: con esso la banca che emette moneta per tutti i Paesi dell’area euro che, per scelta consapevole, nel proprio atto costitutivo si è imposta il divieto di prestiti diretti agli Stati nazionali, ha deciso di sottoscrivere in grande quantità titoli dei Paesi in maggiore difficoltà finanziaria, whatever it takes, allo scopo di stabilizzare il mercato del debito sovrano e impedire l’implosione del sistema monetario dell’euro, a causa del default del singolo Stato aderente. La prospettiva è non solo di aiutare quest’ultimo ed a prescindere dalla meritevolezza o meno dell’aiuto, ma del superiore interesse di tutti gli Stati appartenenti alla moneta comune.

(altro…)