Portobello, il caso Tortora e il dubbio come fondamento della giustizia

Portobello, il caso Tortora e il dubbio come fondamento della giustizia

La serie Portobello riporta alla memoria il caso Tortora, emblema dell’errore giudiziario nato da accuse prive di riscontri e consolidate nel processo di primo grado. L’assoluzione in appello mostrò quanto la decisione giudiziaria possa essere influenzata dalla forza dell’ipotesi iniziale più che dalla prova. Il caso solleva una questione filosofica centrale: la giustizia è credibile solo se riconosce il dubbio come metodo e limite del potere di giudicare.

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Il vuoto della “dolce vita”: sacro, profano e nichilismo in Fellini

Il vuoto della “dolce vita”: sacro, profano e nichilismo in Fellini

La Dolce Vita (1960) di Federico Fellini è un film che va oltre la narrazione cinematografica, proponendo una riflessione filosofica sulla modernità, la crisi della fede cristiana e il nichilismo. Ambientato nella Roma del boom economico postbellico, il film segue Marcello Rubini, giornalista mondano e osservatore del vuoto spirituale del suo tempo. Attraverso simboli, allegorie e incontri con figure femminili e intellettuali, Fellini mostra un mondo in cui il piacere, l’apparenza e la mondanità sostituiscono il senso e il sacro, rivelando la fragilità morale dell’uomo contemporaneo.

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Quando il dubbio diventa resa: Eutanasia e svuotamento etico in La grazia di Paolo Sorrentino

Quando il dubbio diventa resa: Eutanasia e svuotamento etico in La grazia di Paolo Sorrentino

Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino sceglie di collocare il tema dell’eutanasia al centro di una narrazione solenne, rarefatta, apparentemente prudente. Mariano De Santis, Presidente della Repubblica giunto alla fine del mandato, è chiamato a firmare una legge che ne legalizzerebbe la pratica, mentre riflette sulla concessione della grazia a due condannati per omicidio e sulla soppressione di un cavallo ormai malato. Tre decisioni, un unico potere: stabilire se una vita possa essere tolta o risparmiata.

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2 cuori e 2 capanne: abitare il conflitto, imparare la relazione

2 cuori e 2 capanne: abitare il conflitto, imparare la relazione

In Due cuori e 2 capanne, Massimiliano Bruno utilizza la commedia romantica come lente per osservare le trasformazioni profonde della società contemporanea: la crisi dei ruoli di genere, il confronto tra maschilismo e femminismo, la ridefinizione della famiglia e la centralità dell’infanzia. Tra ironia e introspezione, il film suggerisce che il dialogo non è solo una pratica relazionale, ma una vera e propria forma etica dell’abitare insieme il mondo.

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Buen Camino: Zalone, il cammino della realtà e la beffa della sinistra radical chic

Buen Camino: Zalone, il cammino della realtà e la beffa della sinistra radical chic

Buen Camino, il nuovo film di Checco Zalone, è molto più di una commedia natalizia: è un pellegrinaggio umano e filosofico, un viaggio che porta lo spettatore a confrontarsi con sé stesso, con i propri limiti, le proprie paure e la complessità delle relazioni. Dietro la leggerezza comica, il film smaschera alcune delle illusioni più radicate della sinistra radical chic, mostrando come la vita reale sia più complicata e più significativa di qualsiasi teoria o dogma.

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La grande abbuffata: il nichilismo come colpa d’autore

La grande abbuffata: il nichilismo come colpa d’autore

La grande abbuffata di Marco Ferreri, presentato a Cannes nel 1973 tra scandali e applausi compiaciuti, è stato a lungo difeso come capolavoro provocatorio, lucida denuncia del consumismo e della decadenza borghese. Questa lettura, tuttavia, è non solo parziale, ma ideologicamente comoda. Perché il film non si limita a rappresentare il nichilismo dell’uomo moderno: lo assume come orizzonte definitivo, lo estetizza, lo legittima. In questo senso, Ferreri non è il medico che diagnostica la malattia, ma l’intellettuale che ne accetta la metastasi come destino inevitabile. Il film non è uno scandalo morale: è uno scandalo etico. Non perché mostra l’eccesso, ma perché rinuncia programmaticamente a qualsiasi criterio di giudizio. Ferreri non denuncia: contempla. Non smaschera: compiace. Non grida: sospira.

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La vita, la comunità e la responsabilità: una lettura giuridico‑morale de La vita è meravigliosa

La vita, la comunità e la responsabilità: una lettura giuridico‑morale de La vita è meravigliosa

It’s a Wonderful Life (La vita è meravigliosa), diretto da Frank Capra, è uno dei film natalizi più celebri della storia del cinema. Al di là della sua valenza emotiva, la pellicola offre spunti profondi sulla responsabilità individuale, sulla giustizia sociale e sulla rilevanza dei legami comunitari. L’articolo propone una lettura giuridico‑morale del film, evidenziando come la storia di George Bailey, uomo ordinario che scopre l’impatto positivo della propria vita sugli altri, possa essere interpretata come una parabola sul ruolo della legge, dell’etica e della solidarietà nella società.

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I mostri: l’anatomia morale dell’uomo senza peccato

I mostri: l’anatomia morale dell’uomo senza peccato

Attraverso venti episodi di comicità amara, I mostri (1963) di Dino Risi si presenta come una radiografia spirituale dell’Italia del boom economico. Il film non è solo una satira dei costumi borghesi, ma una parabola morale sull’uomo che ha smarrito il senso del peccato, sostituendo la fede con il cinismo e la virtù con la furbizia.

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Il sapore della ciliegia: pensiero, morte e libertà nell’opera di Abbas Kiarostami

Il sapore della ciliegia: pensiero, morte e libertà nell’opera di Abbas Kiarostami

Il presente articolo intende proporre una riflessione filosofica sul film Il sapore della ciliegia (1997) di Abbas Kiarostami, assumendo una prospettiva ispirata al pensiero di Massimo Cacciari, in particolare alle sue meditazioni sulla morte, sulla libertà interiore e sull’etica del limite. Il film, essenziale nella forma e radicale nel contenuto, si presta a una lettura che interroga l’umanesimo contemporaneo, la crisi del senso e la possibilità di un’azione autentica anche di fronte all’impensabile: la decisione di porre fine alla propria vita. Nel silenzio e nella sottrazione, Kiarostami sembra evocare una filosofia che rifiuta ogni consolazione ideologica, lasciando lo spettatore solo con l’abisso della libertà.

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