Giustizia tributaria: una riforma da completare – 1

Giustizia tributaria: una riforma da completare – 1

La giustizia tributaria attende in Italia una riforma compiuta da oltre centosessant’anni. Recenti “congiunzioni astrali” avevano fatto intravvedere la prospettiva concreta di tale compimento, ma la legge n. 130/2022, approvata dal Parlamento il 9 agosto e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1° settembre, si è mostrata per larga parte una occasione sprecata, poiché è intervenuta soltanto su taluni dei profili che da decenni esigono risposta. Da oggi inizia su questo sito una riflessione che proseguirà con ulteriori approfondimenti.

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Sia fatta giustizia!

Sia fatta giustizia!

Quei referendari confusi che non hanno raggiunto il quorum, riforma Bonafede-Cartabia che apre più problemi di quanti ne risolva: tutti i nei che restano da sciogliere per la magistratura italiana.

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Referendum sulla giustizia: sancisce il fallimento di una Legislatura

Referendum sulla giustizia: sancisce il fallimento di una Legislatura

Il mancato raggiungimento del quorum costituisce non soltanto il naufragio dell’iniziativa referendaria – dagli obiettivi condivisibili, ma operata coi mezzi più confusi e contraddittori (cf. https://www.centrostudilivatino.it/referendum-per-la-giustizia-giusta-una-lettura-ragionata-dei-quesiti-proposti/)-, bensì pure il fallimento sui temi della giustizia di una intera legislatura: partita dalla manipolazione della prescrizione, proseguita con l’introduzione di istituti dagli effetti devastanti, quale l’improcedibilità in appello e in cassazione, e con destinazioni dei fondi Pnrr provvisorie e inutili, come l’ufficio per il processo, senza affrontare direttamente uno solo dei problemi emersi dal c.d. ‘caso Palamara’.

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«Referendum: domande giuste, risposte inadeguate»

«Referendum: domande giuste, risposte inadeguate»

Domani 12 giugno gli italiani sono chiamati al voto sui quesiti referendari “per la giustizia giusta”, in origine promossi dal Partito radicale e dalla Lega, poi formalmente  proposti da dieci Regioni. Il Centro studi Rosario Livatino, che già in occasione dell’avvio della raccolta delle firme aveva offerto una lettura critica dei quesiti medesimi, con riferimento sia agli effetti derivanti dalla loro eventuale approvazione, sia al differente impatto di ciascuno di essi sul sistema istituzionale, ha più di recente aggiornato quella iniziale scheda di lettura (https://www.centrostudilivatino.it/referendum-per-la-giustizia-giusta-una-lettura-ragionata-dei-quesiti-proposti/), ha precisato i profili del quesito sulla custodia cautelare (https://www.centrostudilivatino.it/referendum-custodia-cautelare-perche-non-va/), ha fornito una ulteriore rapida sintesi https://www.centrostudilivatino.it/referendum-sulla-giustizia-soluzioni-semplici-solo-in-apparenza/, e oggi conclude sul punto con questa intervista al suo vicepresidente Domenico Airoma.

Intervista di Luca Marcolivio a Domenico Airoma, pubblicata su La nuova Bussola quotidiana del 9 giugno 2022.

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Referendum custodia cautelare: perché non va

Referendum custodia cautelare: perché non va

Il presidente emerito di sezione della Cassazione Pietro Dubolino concentra la riflessione (su cui in generale cf. https://www.centrostudilivatino.it/referendum-per-la-giustizia-giusta-una-lettura-ragionata-dei-quesiti-proposti/) sul quesito referendario, uno dei cinque per i quali si è inviatati al voto domenica prossima, riguardante la custodia cautelare. L’intervento riprende, con minime modifiche, quello pubblicato il 2 giugno dal quotidiano ‘la Verità’.

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Referendum “per la giustizia giusta”, una lettura ragionata dei quesiti proposti

Referendum “per la giustizia giusta”, una lettura ragionata dei quesiti proposti

Il 12 giugno gli italiani saranno chiamati al voto sui quesiti referendari “per la giustizia giusta”, per i quali in origine era iniziata una raccolta di firme promossa dal Partito radicale e dalla Lega, e poi formalmente sono stati proposti da dieci Regioni. In occasione dell’avvio della raccolta delle firme, il Centro studi Rosario Livatino aveva offerto una lettura critica dei quesiti medesimi, con riferimento sia agli effetti derivanti dalla loro eventuale approvazione, sia al differente impatto di ciascuno di essi sul sistema istituzionale. A pochi giorni dall’appuntamento con le urne, riteniamo utile riproporre il documento, che non ha perduto di attualità, con qualche minimo aggiustamento, a cominciare dalla eliminazione della scheda sulla responsabilità civile dei magistrati, il cui quesito non è stato ammesso dalla Corte costituzionale.

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Rinvio della Consulta sull’‘ergastolo ‘ostativo’: comporre sicurezza e garanzie

Rinvio della Consulta sull’‘ergastolo ‘ostativo’: comporre sicurezza e garanzie

Il 16 luglio 2021 questo sito pubblicava il saggio che segue, a firma di Giacomo Rocchi, consigliere alla Corte di Cassazione e componente delle Sezioni Unite, a seguito dell’ordinanza n. 97/2021 della Corte costituzionale sulla condizione dei condannati all’ergastolo per delitti aggravati dalla finalità mafiosa, indicando possibili linee di intervento per bilanciare le varie esigenze in gioco. Con quell’ordinanza la Consulta aveva scelto di non pronunciare l’illegittimità costituzionale delle norme limitative dei benefici penitenziari, in primis la liberazione condizionale, al fine di permettere al Parlamento una riforma organica e non traumatica degli istituti interessati. Con nota del 10 maggio 2022 – giorno in cui era fissata la trattazione della questione di legittimità delle disposizioni in questione – la Corte ha informato di aver accolto l’istanza di rinvio presentata dalla Presidenza del Consiglio tramite l’Avvocatura dello Stato, e ha fissato una nuova udienza pubblica per l’8 novembre 2022, per consentire alla Commissione Giustizia del Senato di proseguire i lavori avviati in materia; ha però rimarcato che “permangono inalterate le ragioni che hanno indotto questa Corte a sollecitare l’intervento del legislatore, al quale compete, in prima battuta, una complessiva e ponderata disciplina della materia, alla luce dei rilievi svolti nell’ordinanza n. 97 del 2021”. Riproponiamo le osservazioni del presidente Rocchi, del tutto puntuali e attuali, con l’auspicio che il Parlamento componga la controversia, nel difficile ma non impossibile equilibrio fra sicurezza e garanzie.

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Magistrati: il fallimento dello sciopero fa franare l’ANM

Magistrati: il fallimento dello sciopero fa franare l’ANM

Il 48 % di adesioni è l’immagine di uno smottamento inarrestabile. Non è solo la conseguenza del non aver affrontato il c.d. ‘caso Palamara’ quale espressione di un ‘sistema’: in un corpo sociale sempre più dilaniato da rancori, dove il collante di principi fondati su una condivisa antropologia ha ceduto il passo alla ossessiva affermazione di un’autodeterminazioni senza limiti, la magistratura viene sempre più percepita come schierata, culturalmente prima ancora che politicamente.

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