Feb 17, 2024
Il camorrista segna l’esordio alla regia e alla sceneggiatura di Giuseppe Tornatore. Ispirandosi all’omonimo romanzo di Giuseppe Marazzo, il film racconta l’ascesa al potere del “professore” che, dal carcere di Poggioreale, riesce a creare una nuova e potente organizzazione camorrista. Trasformare la camorra in un’organizzazione criminale di potenza, struttura gerarchica e verticalità, fondando il proprio progetto su una robusta ideologia delinquenziale regionale-popolare e una devozione assoluta al capo. In estrema sintesi, questo fu il proposito criminale perseguito con spietata determinazione da Raffaele Cutolo, il capo spietato della camorra napoletana, divenuto il protagonista indiscusso della scena criminale campana (e nazionale) durante gli anni ’70 e i primi anni ’80. In tale periodo, la camorra compì una notevole evoluzione, passando da una criminalità dal profilo modesto a un’organizzazione ricca e autorevole, caratterizzata da una forza e spietatezza mai viste prima. Affiancando una dottrina criminale innovativa e un culto della personalità del leader, Cutolo integrò diversi elementi volti a conferire importanza e sostanza al suo progetto. Mentre il richiamo netto al passato attraverso il recupero dei riti e della struttura della vecchia camorra dell’Ottocento mirava a conferire alla “sua” Nuova Camorra Organizzata un background storico e una connotazione esoterica, l’apertura alla modernità fu rappresentata dal coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, in particolare della cocaina. Emerse anche una nuova figura criminale, l’imprenditore-camorrista. La legittimazione da parte della classe politica locale e nazionale costituì un altro elemento chiave, culminando nella negoziazione con le Brigate Rosse per la liberazione del potente assessore ai lavori pubblici della Campania, Ciro Cirillo. L’organizzazione fondata da Raffaele Cutolo vide la luce il 24 ottobre 1970, persistendo sulla scena criminale per quasi tredici anni. Nel corso degli anni ’70 e i primi ’80, la Nuova Camorra Organizzata (NCO) si rivelò protagonista di rilevanti eventi che segnarono la storia della regione Campania. In primo luogo, emerse la cruenta guerra di camorra tra l’organizzazione guidata da Cutolo e i clan della cosiddetta Nuova Famiglia, ostili a sottomettersi ai progetti egemoni e dispotici di Don Raffaele. In aggiunta, si registrarono i tragici eventi sismici che colpirono l’Irpinia nel biennio 1980-1981, insieme al già menzionato rapimento – e il conseguente rilascio – del politico DC Cirillo ad opera delle Brigate Rosse. Il culmine del deprecabile piano cutoliano fu rappresentato dal caso Cirillo, segnando altresì l’inizio del suo declino. Il trasferimento all’Asinara nel giugno del 1982, le uccisioni dei fedelissimi Rosanova e Casillo e il massiccio intervento delle forze dell’ordine nell’estate del 1983 rappresentano le tappe salienti che condussero al definitivo de profundis della Nuova Camorra Organizzata e del suo carismatico leader.
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Feb 16, 2024
Audizione in IV Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte sulla P.D.L. di iniziativa popolare n. 295 recante “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019”
Torino, 12 febbraio 2024 – Palazzo Lascaris
Ill.mi Consiglieri,
nel ringraziare per il gradito invito, interverrò questa mattina sia in quanto delegato dal Presidente dell’Associazione Scienza & Vita, prof. Alberto Gambino, sia in quanto professore associato di diritto penale presso l’Università Europea di Roma.
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Feb 14, 2024
1. Nella riflessione sul principio di legalità, soprattutto in materia penale, ho mosso con perseveranza nel corso del tempo critiche severe alla pretesa, rivendicata ai più alti livelli scientifici, di attribuire rilievo generale alle fonti sovranazionali e internazionali. A partire dalla riforma dell’art. 117 della Costituzione con L. cost. 18.10.2001, n.3, sono stato costretto a limitare la mia critica alle ingerenze sovranazionali nel campo penale, non dimenticando mai, tuttavia, che un sistema genericamente aperto alle fonti esterne più diverse, talora prive dello stesso peso normativo della stessa legge statale, avrebbe generato un grave logoramento del principio di rappresentatività del Parlamento nazionale con inevitabili effetti lesivi dell’intero assetto democratico dello Stato.
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Feb 12, 2024
Il componimento di von Kleist si distingue per la sua concisione, delineando un’interessante trama che emerge dall’incontro tra il narratore e un danzatore, denominato signor C. Questi ultimi si immergono in un dialogo riguardante le agilità di alcune marionette e il principio vitale che le muove. In un’acuta conversazione, il ballerino sorprende il suo interlocutore sottolineando come un danzatore, nel suo percorso di perfezionamento, possa trarre preziose lezioni dall’osservazione delle marionette. Il signor C invita, in particolare, a riflettere sull’armoniosa eleganza del loro movimento, intriso di una spontanea grazia. Egli espone come la gestione del centro di gravità di ogni articolazione possa facilitare l’acquisizione del movimento ambìto; inoltre, illustra come la linea lungo la quale transita tale centro di gravità non sia altro che il percorso dell’anima del danzatore, l’elemento che coordina ogni membro in un’espressione coerente. Il signor C prosegue, illustrando un confronto con i movimenti di un celebre ballerino dell’epoca, impersonante Paride nell’atto di offrire la mela a Venere. Si nota in tale esibizione che l’anima del ballerino sembra risiedere, in modo sgradevole alla vista, persino nel gomito. Di fronte allo scetticismo del suo interlocutore, che fatica a credere che in una marionetta possa risiedere più grazia che in un corpo umano, il signor C narra l’episodio di un abile schermidore incapace di colpire un orso. Quest’ultimo, con sorprendente facilità, parava ogni colpo, essendo indifferente alle finte. Questo testo si apre a molteplici interpretazioni, ma quale messaggio trasmette al giurista? A prima vista, sembra non dire nulla di specifico. Tuttavia, esso evoca riflessioni significative. L’analogia presentata pone infatti l’accento sulla dicotomia tra l’essere e il dover essere, tematica che per lunghi anni ha rappresentato una questione spinosa. L’autore, pur non adottando una posizione esplicita, introduce uno spostamento di prospettiva: da una parte tale spostamento può disorientare il giurista, dall’altra lo posiziona in un punto di osservazione privilegiato, da cui può scrutare lo spazio metafisico in cui il diritto prende forma e la giustizia si manifesta.
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Feb 9, 2024
Magistrati, libertà di comunicazione e indipendenza.
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