Gen 25, 2021
1. A seguito delle vicende del 6 gennaio, l’iPhone di Donald Trump è stato reso quasi inutile: potrà effettuare chiamate e scattare foto, ma è tutto. L’ex presidente è stato bandito non solo da Twitter e Facebook, dove aveva un totale di 150 milioni di follower, ma anche da YouTube, Shopify, Stripe, l’app di streaming di videogiochi Twitch e, forse più assurdamente, Spotify: se un Trump abbandonato vuole ballare da solo con “Macho Man”, dovrà comprarne una copia fisica. Trump ha vissuto gli ultimi giorni da presidente USA senza alcuna libertà di parola sui social.
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Gen 25, 2021
di Alfredo Mantovano
Da In Terris, 25 gennaio 2021
Il presidente del Consiglio e il commissario Arcuri prospettano azioni giudiziarie nei confronti di Pfizer e AstraZeneca per il mancato rispetto dei tempi di consegna dei vaccini, di cui sono produttrici, che sta comportando slittamenti nella somministrazione, e la rimodulazione degli accordi con le Regioni. Hanno annunciato di aver incaricato in tale direzione l’Avvocatura dello Stato.
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Gen 22, 2021
Pur abituati a vivere dentro un mondo digitale che ci rende facili una serie di operazioni un tempo impensabili, ogni tanto constatiamo che la rete nasconde dietro di sé insidie e richiede particolari regolamentazioni, e queste ultime subiscono fasi di accelerazione e di rallentamento davanti a eventi eccezionali. A oggi, uno di questi potrebbe essere considerato il caso che ha visto contrapposti l’ex presidente degli USA e un gran numero di piattaforme digitali.
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Gen 20, 2021
In questi giorni si discute molto della possibilità che WhatsApp, modificando unilateralmente le condizioni di utilizzo del servizio, trasferisca a Facebook per fini commerciali i dati dei propri utenti. In Europa, almeno per il momento, questo pericolo sembra scongiurato grazie al GDPR-il Regolamento europeo sui dati personali. Il tema dà comunque l’occasione per mettere in evidenza come i pericoli per la privacy degli utenti che utilizzano WhatsApp sono già esistenti, e sono spesso determinati da una scarsa consapevolezza dei rischi legati alla condivisione dei propri dati.
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Gen 18, 2021
Da tempi.it di Caterina Giojelli 18 gennaio 2021.
Perché tornare alla versione del 2015? Lo spiega Alfredo Mantovano (c’entra un caso in Cassazione, la stepchild adoption e la surrogata).
Tra le sconclusionate iniziative di questa legislatura e questo governo verrà ricordato anche il ritorno del “genitore 1” e “genitore 2” sulla carta di identità dei minori di 14 anni o sui moduli di iscrizione a scuola, stabilito dal Viminale. In piena crisi di governo, emergenza sanitaria con l’economia al collasso e le classi vuote, il ministro Luciana Lamorgese ha cancellato un altro lascito dell’era Salvini (quando si tornò a chiamarli “madre” e “padre”) e reintroduce il burocratese caro al governo Renzi e alle famiglie arcobaleno. Questo, ha spiegato il ministro alla question time del 13 gennaio, “per garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento UE e per superare le problematiche applicative segnalate dal Garante della privacy” sul decreto del 2019. Cosa significhi Tempi lo ha chiesto ad Alfredo Mantovano, magistrato e vicepresidente del Centro studi Livatino.
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