Diritto alla salute o esigenze di bilancio?

Diritto alla salute o esigenze di bilancio?

Il numero del 23 marzo 2020 del New England Journal of Medicine[1] pubblica un contributo dal titolo Fair allocation of scarce medical resources in the time of Covid-19, nel quale gli autori – come sta accadendo un po’ ovunque nel mondo – si interrogano su quale sia la modalità migliore di allocazione delle scarse risorse sanitarie in un periodo di emergenza pandemica quale è quella attuale causata dalla diffusione del letale virus Covid-19. (altro…)

APP fra tutela della salute, autonomia e giustizia

APP fra tutela della salute, autonomia e giustizia

  1. Che cosa avverrà dopo il periodo del distanziamento sociale, che ha portato alla chiusura di scuole, università, luoghi di ritrovo, negozi ad eccezione delle rivendite di prodotti di prima necessità, terminal aeroportuali, luoghi di culto, fabbriche? La lenta riduzione del numero di contagiati in isolamento a casa o ricoverati in ospedale e nelle terapie intensive sta traghettando verso la cosiddetta “fase 2”, nella quale si prevede una graduale riapertura di alcune attività. Si tratta di una fase molto delicata che – se non verrà gestita bene in termini di prevenzione – potrebbe portare al rebound dei contagi, vanificando tutti gli sforzi fatti fino ad ora. Per ridurre questo rischio, si sta prevedendo da una parte il potenziamento della distribuzione dei mezzi di protezione individuale (mascherine, guanti) per coprire realmente il fabbisogno della popolazione, e dall’altra l’esecuzione di tamponi e l’uso di App.
    Nel contesto di una pandemia, gli obiettivi perseguiti con l’uso di App possono essere due: la prevenzione e la cura. Per l’obiettivo “cura”, le App vengono utilizzate al fine di monitorare in modo costante e gestire da remoto il paziente che non richiede ospedalizzazione, velocizzando così anche i tempi di intervento e creando finalmente un ponte reale tra gli ospedali e una adeguata medicina di territorio. Per l’obiettivo “prevenzione”, si sfrutta la modalità di trasmissione da persona a persona del SARS-CoV-2. Con l’uso di una App, si possono identificare coloro che sono stati o sono o potrebbero essere a stretto contatto con soggetti positivi in modo da sottoporli a tampone e – se del caso – a misure di quarantena.

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APP – bilanciamento fra pandemia, privacy e libertà

APP – bilanciamento fra pandemia, privacy e libertà

  1. Non siamo lontani da un’attenuazione delle misure di lockdown decise nel mese di marzo per contenere il Coronavirus. È, dunque, opportuno interrogarsi sugli strumenti che ci consentiranno nel prossimo futuro di “convivere” con il virus.
    In tale ragionamento un posto speciale spetta alle nuove tecnologie: in altri Stati si sono, infatti, rivelate particolarmente efficaci delle applicazioni (in gergo App). Esse sono state utilizzate, ad es., per tracciare gli incontri dei loro utilizzatori e fornire informazioni all’autorità pubblica. Nel caso in cui una persona avesse incontrato un’altra poi rivelatasi positiva al COVID-19, sono stati effettuati sulla prima tamponi e, in caso di ulteriore positività, si è imposta la quarantena. Un caso ben noto è quello della Corea del Sud, ma si potrebbero aggiungere diversi altri esempi (v. il recente articolo apparso sull’ultimo numero dell’Economist, all’indirizzo https://www.economist.com/science-and-technology/2020/04/16/app-based-contact-tracing-may-help-countries-get-out-of-lockdown).

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Sezioni Unite e “modica coltivazione” della cannabis 

Sezioni Unite e “modica coltivazione” della cannabis 

La cannabis non è il basilico. Eppure la Corte di Cassazione a Sezioni Unite pare ritenere il contrario. E infatti, nella sentenza depositata il 16 aprile, si legge che sono permesse «le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore». Qualche domanda allora si impone. (altro…)