Liberazione “in qualche modo”- come una circolare del Viminale sul 25 aprile “libera” dal diritto

Liberazione “in qualche modo”- come una circolare del Viminale sul 25 aprile “libera” dal diritto

Ho trascorso al ministero dell’Interno quasi nove anni, dal 2001 al 2011, con un breve intervallo. Ho apprezzato la dedizione e la competenza di quanti fanno parte di una amministrazione che nella sua articolata struttura è la vera ossatura dello Stato: ne conservo un ricordo grato, perché in questa lunga esperienza ho avuto esempi veri di senso delle istituzioni, di rigore nelle decisioni, di considerazione della complessità dei problemi. (altro…)

Emergenza carceri: i boss escono perché la magistratura supplisce all’inerzia di Governo e Parlamento

Emergenza carceri: i boss escono perché la magistratura supplisce all’inerzia di Governo e Parlamento

Va identificata correttamente la ragione del collocamento in detenzione domiciliare di un condannato a 18 anni e 8 mesi di reclusione per delitti di mafia, deciso dal magistrato di sorveglianza di Milano, e di casi analoghi. Si ha difficoltà a immaginare che sia l’ennesimo atto della trattativa Stato-mafia, come ripete qualche ex P.M. Non è però nemmeno l’esito dei provvedimenti varati dal Governo a seguito dell’emergenza Covid19, come sostiene qualche esponente delle opposizioni, perché nessuna delle disposizioni delle ultime settimane lo autorizza. (altro…)

Chi paga il conto della pandemia, ovvero Stato e banche creditori più “eguali” degli altri

Chi paga il conto della pandemia, ovvero Stato e banche creditori più “eguali” degli altri

Chi sopporterà alla fine il costo della crisi economica provocata dalla pandemia? Lo Stato, l’Europa, o quella parte di italiani cui vengono presentati “regali” come l’art. 91 del D.L. n. 18/2020 c.d. Cura Italia? Tale disposizione ha introdotto il co. 6 bis all’art. 3 del D.L. n.6/2020, con una scelta tanto sotto traccia quanto netta: fra coloro cui deve maggiormente gravare il peso economico di quel che accade vi sono i creditori privati. Una scelta che capovolge uno dei cardini della tradizione giuridica civilistica, per le ragioni che seguono. (altro…)

La tenuta dell’euro vera posta in gioco al vertice UE del 23 (molto più del MES condizionato)

La tenuta dell’euro vera posta in gioco al vertice UE del 23 (molto più del MES condizionato)

  1. Lo Stato finanzia sé stesso attraverso l’emissione di titoli (di fatto obbligazioni) che, a scadenza futura, vengono da esso ripagati, a chi li abbia sottoscritti, con una maggiorazione percentuale – il tasso di rendimento – tanto maggiore quanto più rischioso ne sia il pagamento (il c.d. rischio di insolvenza). Quanto più credibile è la finanza pubblica dell’emittente, minore è l’appeal che lo Stato conferisce ai propri titoli di debito perché questi siano sottoscritti dagli investitori; tanto più, al contrario, periclitanti appaiono le finanze pubbliche dell’emittente, tanto maggiore è il tasso di rendimento riconosciuto agli investitori perché questi siano invogliati ad acquistare i titoli.
    Nel mercato dei titoli sovrani europei, e soprattutto dei Paesi dell’Unione Europea, lo Stato ritenuto finanziariamente più sicuro è la Germania, i cui Bund sono assunti a parametro di riferimento rispetto ai titoli di debito sovrano degli altri Stati dell’area euro: in particolare, lo spread, cioè la differenza fra il loro tasso di rendimento e quello praticato dagli altri Stati, è rilevato avendo come riferimento il tasso dei Bund tedeschi. Quando, però, tale spread diventa troppo ampio, lo Stato emittente potrebbe trovarsi nella pratica impossibilità di restituire il prestito ricevuto dal sottoscrittore del titolo, e il rendimento che ne costituisce il corrispettivo, ed essere posto in una condizione di default, cioè tecnicamente di bancarotta (come accaduto, ad esempio, più volte per l’Argentina). È, dunque, legittimo interesse degli organi di governo della UE di intervenire in prima persona sul mercato dei titoli di Stato per comprare quelli degli Stati in maggiore difficoltà finanziaria, e così dare loro maggiore credibilità, oltre che liquidità monetaria.
    È quanto ha fatto la Banca Centrale Europea fin dal 2015 con lo strumento adottato sotto la guida dell’allora Presidente Mario Draghi denominato quantitative easing: con esso la banca che emette moneta per tutti i Paesi dell’area euro che, per scelta consapevole, nel proprio atto costitutivo si è imposta il divieto di prestiti diretti agli Stati nazionali, ha deciso di sottoscrivere in grande quantità titoli dei Paesi in maggiore difficoltà finanziaria, whatever it takes, allo scopo di stabilizzare il mercato del debito sovrano e impedire l’implosione del sistema monetario dell’euro, a causa del default del singolo Stato aderente. La prospettiva è non solo di aiutare quest’ultimo ed a prescindere dalla meritevolezza o meno dell’aiuto, ma del superiore interesse di tutti gli Stati appartenenti alla moneta comune.

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Riaccentramento della sanità? No, grazie

Riaccentramento della sanità? No, grazie

Con l’esplosione della pandemia e la pressione senza precedenti esercitata sul sistema sanitario, hanno ricominciato a soffiare i venti del riaccentramento delle competenze in materia sanitaria. I fautori di tale anacronistica tesi sembrano trascurare che l’art. 117 annovera la “tutela della salute” – espressione che ha sostituito la vecchia e circoscritta “assistenza sanitaria e ospedaliera” – tra le competenze concorrenti: la conseguenza è che le Regioni possono intervenire attraverso le proprie norme di dettaglio, ma sempre nel rispetto dei principi fondamentali statali. Non solo: lo Stato gode della competenza esclusiva, e trasversale, in materia di livelli essenziali delle prestazioni sui diritti civili e sociali da assicurare su tutto il territorio nazionale. Tra questi ultimi si collocano i livelli di assistenza sanitaria, aggiornati nel 2017, cioè quell’insieme di prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro il pagamento di una quota di partecipazione (il ticket), e con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (cioè le tasse). Si tratta di diritti che costano, soprattutto perché occorre garantirli in modo uniforme ed equo; e sono finanziati dalla collettività, perché costituiscono beni collettivi. (altro…)