Perché è sbagliata la task force sulle fake news (ammesso che esista)

Perché è sbagliata la task force sulle fake news (ammesso che esista)

    1. Il 4 aprile i media hanno riportato la notizia della costituzione, da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri on Andrea Martella, dell’Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al COVID-19 sul web e sui social network.
      Abbiamo cercato dettagli sul sito della Presidenza del Consiglio, ma non abbiamo trovato nulla. Andando alla voce Dipartimento per l’informazione e l’editoria – della quale il sottosegretario Martella ha la delega politica – si scopre che esso sarebbe ancora guidato dall’on Luca Lotti: è propagandare fake news dire che non sembra un sito particolarmente aggiornato? Non si rintraccia alcun elemento informativo né azionando il motore di ricerca della Presidenza del Consiglio, né procedendo a una verifica senza motore di ricerca. (altro…)
Una lettura costituzionale di D.L. e d.P.C.M.

Una lettura costituzionale di D.L. e d.P.C.M.

Diventa oramai sempre più difficile enumerare i provvedimenti che da circa due mesi il governo Conte ha adottato per fronteggiare la gravissima emergenza da COVID-19. Sono numerosi infatti i decreti del Presidente del Consiglio che hanno imposto alle libertà dei cittadini – prima tra tutte, quella di circolazione – misure restrittive che non hanno precedenti nella storia repubblicana. Si tratta di atti normativi di rango secondario che inizialmente si sono radicati sul d.l. 23 febbraio 2020 n. 6 che, al fine di attuare “ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica” (art. 1), ha previsto l’emanazione di “uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri” (art. 3). Tra questi si collocano i d.P.C.M. 8, 9, 11 e 22 marzo 2020, miranti – attraverso un divieto penalmente presidiato – a evitare temporaneamente “ogni spostamento delle persone fisiche”, salvo che per “comprovate esigenze lavorative”, “situazioni di necessità”, ovvero “motivi di salute”, da giustificare tramite autodichiarazione. (altro…)

Giuseppe (il buono) vs Viktor (il cattivo)

Giuseppe (il buono) vs Viktor (il cattivo)

C’erano una volta due capi di governo. Uno, Giuseppe, era di bell’aspetto, elegante e raffinato, dai modi da professore; l’altro, Viktor, un po’ sovrappeso, abiti dèmodè, i modi burberi.

Entrambi si trovarono ad affrontare una terribile sciagura, una nuova peste, un contagio che mieteva centinaia di vittime e che richiedeva decisioni urgenti, anche se difficili e impopolari, tali da comportare il sacrificio di libertà e diritti. Qualcosa, insomma, che ricordava un po’ quello che accadeva nell’antica Roma, quando, dinanzi a situazioni che mettevano in pericolo la salus reipublicae, si procedeva ad una ingessatura temporanea del corpo sociale malato, affidando poteri straordinari a chi era chiamato a guidare il Paese verso la guarigione. (altro…)

Eroismo dei medici e colpa professionale: riflessioni e proposte

Eroismo dei medici e colpa professionale: riflessioni e proposte

  1. La pandemia Covid-19 ha fatto riscoprire alla nostra società l’essenzialità del servizio sanitario e, all’interno di esso, delle categorie dei medici e degli infermieri.
    Il Servizio Sanitario Italiano, che era divenuto uno dei migliori del mondo – secondo forse  a quello francese – sia per l’eccellenza degli specialisti che vi lavoravano che per la quasi totale gratuità delle cure, ha subìto un declino inarrestabile a partire dal 2011, allorché il Governo Monti, imitato senza eccezioni dai Governi successivi, ha tagliato in modo lineare le spese per la sanità, costringendo le Regioni – competenti  nella materia – a cancellare ospedali, a ridurre i posti letto, a non dare ricambio agli operatori pensionati per limiti di età, a contenere le spese per le strumentazioni mediche necessarie nella clinica e nella chirurgia contemporanea.
    Non è di questo che mi interesserò in questa nota. Il tema richiederebbe per vero una approfondita e rigorosa inchiesta da parte della politica, una volta che i responsabili di questa strategia suicida saranno stati schiodati dai posti di comando che ancora oggi detengono.
    Desidero piuttosto dire alcune cose circa i protagonisti sul campo di questo servizio, i medici, in primo luogo, e, poi, gli infermieri professionali e le figure assistenziali che collaborano nella cura dei malati e nell’assistenza a coloro che si trovano prossimi alla soglia della morte.
    Il discorso non può essere speditivo,  come se – alla maniera invalsa nella massmediatica corrente – il rimedio fosse dietro l’angolo e bastasse qualche piccolo movimento cartaceo per migliorare la condizione dei medici e del personale di assistenza e, conseguentemente, la qualità dei servizi. Occorre partire da lontano per guardare le cose un poco dall’alto e per comprendere meglio per quali ragioni si è giunti a questo punto.

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Non aggiungere al Covid-19 il “virus” trojan

Non aggiungere al Covid-19 il “virus” trojan

Necessario lo slittamento della riforma delle intercettazioni

Un altro virus fuori controllo? Non è il Covid-19, ma può essere il trojan. Dal 1° maggio sarà pienamente operativa la riforma delle intercettazioni, come disposto dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7, di conversione del DL n. 161/2019. Preoccupano talune oscurità che riguardano l’attuazione della riforma.

Appare complicato – perdurando l’emergenza, per la quale fino al 30 giugno i Capi degli uffici giudiziari dovranno stabilire quali attività giurisdizionali ancora limitare – attuare tecnicamente gli Archivi riservati per le intercettazioni e consentire ai difensori l’ascolto di esse secondo la nuova disciplina. Né risultano definite le modalità tecniche per le intercettazioni eseguite col cosiddetto trojan, e cioè che siano “operati controlli costanti di integrità che assicurino l’integrale corrispondenza tra quanto intercettato, registrato e trasmesso”. Il problema principale è la mancanza di un disciplinare tecnico: non risulta aver avuto risposta la richiesta del Garante della privacy al Governo e al Parlamento perché dettino regole su limiti, strumenti e modalità con cui si intercetta, su come trasmettere e custodire i dati, sull’integrità e sulla sicurezza di quanto captato.

È un grave problema di tutela dei diritti fondamentali del singolo, ed è al tempo stesso una questione di sovranità tecnologica nazionale: si utilizzano strumenti stranieri, col rischio di ripercussioni in settori altamente sensibili per la sicurezza italiana. Nella legge manca un disciplinare tecnico per gli inquirenti: attualmente le società private installano e intercettano, ognuna con propri strumenti e protocolli di sicurezza e ciascuna con un proprio listino prezzi. In sede dibattimentale questo minerà l’utilizzabilità delle prove raccolte, qualora l’accusa non sia in grado di dimostrare la filiera investigativa seguita.

La criminalità va combattuta, ma con mezzi trasparenti e rispetto dei diritti. In un momento in cui la gran parte delle iniziative – e anche del lavoro – degli uffici giudiziari subisce rinvii, è necessario un ulteriore sensibile slittamento dell’entrata in vigore della riforma, al fine di affrontare i problemi cui si è accennato.

Roma, 3 aprile 2020