NESSUN DIRITTO IN PIU’, MOLTI ABUSI POSSIBILI

NESSUN DIRITTO IN PIU’, MOLTI ABUSI POSSIBILI

Articolo di Rodolfo Casadei pubblicato su Il Foglio il 25 aprile 2018

Cosa non va nella registrazione del primo figlio di due mamme a Torino
Milano. Ci sono sindaci che non si accontentano di fare i sindaci, e Chiara Appendino appartiene senza ombra di dubbio a questa categoria. Apponendo la sua firma all’atto di trascrizione della nascita di Niccolò Pietro nel registro (altro…)

Alfie, il Governo italiano non si limiti al gesto simbolico

Alfie, il Governo italiano non si limiti al gesto simbolico

Articolo a cura del Centro Studi Livatino pubblicato su Tempi il 25 aprile 2018

La decisione del Consiglio dei ministri di ieri di riconoscere la cittadinanza italiana al piccolo Alfie è un gesto di coraggio e di civiltà. Ora si tratta di fare in modo che non resti un pur importante passo politico, producendo le auspicate ricadute giuridiche.

I dati certi della vicenda sono che:

1. nei confronti di Alfie i genitori non invocano alcun “overtreatment” (o, come si dice impropriamente, accanimento terapeutico), bensì il mantenimento vitale attraverso supporti tecnici. Ciò accade ovunque vi sia un disabile grave, che non può essere ucciso o lasciato morire solo perché disabile e solo perché rappresenta un costo per il sistema sanitario;

2. se il Regno Unito non intende garantire tale mantenimento, Alfie – attraverso i suoi genitori – ha il diritto di recarsi altrove, e in particolare nello Stato di cui è diventato cittadino per fruire del trattamento. Lo tutelano in tal senso gli articoli 2 della Convenzione EDU, 56 del Trattato sul funzionamento dell’UE, 2 13 e 32 della Costituzione;

3. né Alfie né i suoi genitori hanno commesso reati per i quali possa loro essere interdetta con atto del giudice alcuna libertà, e in particolare la libertà di circolazione.

Poiché è immaginabile che il Governo italiano non intenda limitarsi al gesto simbolico, ma punti a conseguire il risultato, le norme sui poteri dell’autorità consolare italiana, contenute nel decreto legislativo n. 71/2011 – che recepisce decisioni comunitarie – offrono delle possibilità al riguardo. Soprattutto permettono, in caso di pervicace diniego da parte dei giudici inglesi, di ricorrere con urgenza alla Corte di Giustizia europea: la cui pronuncia nel caso specifico potrebbe salvare la vita ad Alfie evitando diatribe diplomatiche fra Stati amici. Tutti gli italiani di buon senso vorrebbero estendere l’apprezzamento sincero manifestato sul punto verso il Governo italiano al raggiungimento dell’obiettivo di far vivere un bambino.

E’ quanto sostiene il Centro Studi Rosario Livatino, formato da magistrati, docenti universitari e avvocati.

Alfie, passi concreti per superare l’accanimento per la morte

Alfie, passi concreti per superare l’accanimento per la morte

 La decisione del Consiglio dei ministri di ieri di riconoscere la cittadinanza italiana al piccolo Alfie è un gesto di coraggio e di civiltà. Ora si tratta di fare in modo che non resti un pur importante passo politico, producendo le auspicate ricadute giuridiche. I dati certi della vicenda sono che:
 1. nei confronti di Alfie i genitori non invocano alcun “overtreatment” (o, come si dice impropriamente, accanimento terapeutico), bensì il mantenimento vitale attraverso supporti tecnici. Ciò accade ovunque vi sia un disabile grave, che non può essere ucciso o lasciato morire solo perché disabile e solo perché rappresenta un costo per il sistema sanitario;
 2. se il Regno Unito non intende garantire tale mantenimento, Alfie – attraverso i suoi genitori – ha il diritto di recarsi altrove, e in particolare nello Stato di cui è diventato cittadino per fruire del trattamento. Lo tutelano in tal senso gli articoli 2 della Convenzione EDU, 56 del Trattato sul funzionamento dell’UE, 2 13 e 32 della Costituzione;
 3. né Alfie né i suoi genitori hanno commesso reati per i quali possa loro essere interdetta con atto del giudice alcuna libertà, e in particolare la libertà di circolazione.
 Poiché è immaginabile che il Governo italiano non intenda limitarsi al gesto simbolico, ma punti a conseguire il risultato, le norme sui poteri dell’autorità consolare italiana, contenute nel decreto legislativo n. 71/2011 – che recepisce decisioni comunitarie – offrono delle possibilità al riguardo. Soprattutto permettono, in caso di pervicace diniego da parte dei giudici inglesi, di ricorrere con urgenza alla Corte di Giustizia europea: la cui pronuncia nel caso specifico potrebbe salvare la vita ad Alfie evitando diatribe diplomatiche fra Stati amici. Tutti gli italiani di buon senso vorrebbero estendere l’apprezzamento sincero manifestato sul punto verso il Governo italiano al raggiungimento dell’obiettivo di far vivere un bambino.
 
E’ quanto sostiene il Centro Studi Rosario Livatino, formato da magistrati, docenti universitari e avvocati.
info@centrostudilivatino.it – www.centrostudilivatino.it     (+393494972251      +393334152634)
CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA AD ALFIE EVANS

CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA AD ALFIE EVANS

http://www.governo.it/archivio-riunioni

Comunicato Stampa del Consiglio dei Ministri n. 80

Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, martedì 24 aprile 2018, alle ore 15.12 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni.
Segretario la Sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi.

CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ai sensi dell’art. 9, comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, ha deliberato il conferimento della cittadinanza italiana ad Alfie EVANS, nato a Liverpool (Gran Bretagna) il 9 maggio 2016, in considerazione dell’eccezionale interesse per la Comunità nazionale ad assicurare al minore ulteriori sviluppi terapeutici, nella tutela di preminenti valori umanitari che, nel caso di specie, attengono alla salvaguardia della salute.

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Il Consiglio dei Ministri è terminato alle ore 15.16.

Alfie, il Regno Unito e il “rovescio del diritto”… mentre la Colombia afferma il “diritto alla vita” degli alberi amazzonici

Alfie, il Regno Unito e il “rovescio del diritto”… mentre la Colombia afferma il “diritto alla vita” degli alberi amazzonici

La sentenza della Corte Suprema del Regno Unito del 20 aprile 2018 che ha respinto il ricorso presentato avverso la decisione della Corte d’Appello inglese in ordine al caso di Alfie Evans, merita di essere richiamata nei suoi passaggi fondamentali, non tanto o non solo per i (presunti) principi di diritto affermati, quanto per le modalità espressive utilizzate, le argomentazioni scarne e assertive, il “tono” rivelatore di un nemmeno malcelato fastidio per l’intralcio al percorso eutanasico avviato sotto copertura legale. (altro…)