“La decisione della 1a sezione civile dalla Corte di Cassazione sulla step child adoption si pone in contrasto con quel ‘superiore interesse del minore’ che ha costituito finora il pilastro dell’ordinamento, e che in tal modo viene scardinato”, così il Centro studi Livatino in un comunicato stampa di commento alla sentenza. Nell’esprimere preoccupazione “per questa deriva, giunta fino alla sede di legittimità”, il Centro studi Livatino ricorda “come si sia di fronte all’esito voluto – come lo stesso Centro ha più volte denunciato nei propri documenti -, della recente legge sulle unioni civili”. Per il Centro infatti “quando il comma 20 dell’articolo unico equipara le disposizioni in cui si richiama il termine ‘coniuge’ alla parte unita civilmente e aggiunge che ‘resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti’, ha in mente esattamente la giurisprudenza che oggi trova la sua conferma in Cassazione. Con buona pace di chi, al momento del voto della legge, ha vantato l’esclusione della step child adoption”. La sentenza di oggi, conclude la nota, “è una ulteriore sconfitta della tutela dei minori: che può essere rimediata solo da un approfondito e coraggioso rilancio delle ragioni della famiglia e dei figli”.
Tutto come previsto: ci pensa la Cassazione a ripescare la stepchild adoption
Articolo apparso il 22 giugno 2016 su Tempi.
Un comunicato della Corte di Cassazione rende noto che la prima sezione civile del tribunale supremo ha respinto il ricorso del procuratore generale e ha quindi confermato la sentenza della Corte d’Appello di Roma che accoglieva la domanda di “stepchild adoption” di una coppia di donne (cioè la richiesta, da parte di una delle due, di adottare il figlio biologico della compagna). (altro…)