Gen 11, 2022
Il presidente del Centro studi Rosario Livatino prof Mauro Ronco, partendo dal controverso uso dei termini ‘sovranismo’ e ‘populismo’ (su cui anche https://www.centrostudilivatino.it/essere-patriota-ossia-la-verita-della-patria/), approfondisce la questione ‘giustizia sociale’. Dalle norme della Costituzione in tema di diritti sociali alla concreta vanificazione di essi a seguito delle privatizzazioni selvagge e della globalizzazione, il testo prospetta le linee-guida per il loro ineludibile recupero.
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Gen 7, 2022
Francesco Mario Agnoli, già presidente di sezione alla Corte di appello di Bologna e componente del CSM, pone a confronto le più recenti decisioni della Corte EDU, della Corte costituzionale italiana e della Corte di Cassazione in tema di punibilità del giornalista nei casi di diffamazione.
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Gen 5, 2022
Alle ore 10 di oggi, 5 gennaio, si terrà il funerale di Mons Luigi Negri, morto il 31 dicembre, a Ferrara, nella Basilica di San Francesco, presieduto da S.Em. il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna. La salma proseguirà per Milano dove è attesa alle ore 15 per la celebrazione dell’arcivescovo S. E. Mons. Mario Delpini in Duomo. Pubblichiamo due testimonianze, di Eva Sala, del nostro Centro studi, e di Francesca Meneghetti, della Scuola di cultura cattolica di Bassano del Grappa, che hanno avuto occasione di conoscerlo, di frequentarlo e di cogliere i suoi insegnamenti.
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Gen 3, 2022
Il provvedimento con il quale il GIP del tribunale di Agrigento, il 20 dicembre 2021, ha disposto l’archiviazione del procedimento penale ancora pendente a carico della “capitana” Carola Rackete per i reati di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina e disobbedienza a nave da guerra era quanto di più prevedibile si potesse immaginare, alla luce del precedente costituito dalla sentenza della Cassazione n. 6626 del 16 gennaio 2020. Pietro Dubolino, presidente emerito di sezione della Corte di Cassazione spiega perché si tratta di decisioni assai opinabili.
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Dic 31, 2021
Il Centro studi Rosario Livatino partecipa al dolore dei familiari e degli amici di Mons Luigi Negri, Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio. Mons Negri conobbe Mons Luigi Giussani quando frequentava, dal 1955 al 1960, il liceo classico Berchet di Milano: di lui è stato uno dei primi e più stretti collaboratori, entrando a far parte del Movimento Ecclesiale Gioventù Studentesca, fondato dallo stesso Giussani (nucleo originario di quella che sarà poi Comunione e Liberazione). Laureato in Filosofia nel 1965 all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sul problema della Fede e della Ragione in Tommaso Campanella.
Nell’autunno 1967 entra nel Seminario Diocesano Ambrosiano di Venegono, viene ordinato sacerdote ne 1972 e subito dopo consegue la licenza in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Nominato vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro nel 2005, resta docente di Antropologia Filosofica, Storia della Filosofia Moderna e di Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel 2012 diventa Vescovo di Ferrara-Comacchio, fino al 2017. Dagli inizi del suo apostolato, spende energie ed entusiasmo per i giovani e la scuola, e contribuisce alla nascita, negli anni 1970, di una significativa presenza cristiana nelle scuole medie superiori in Italia. In questo campo, senza mai far venir meno il rispetto per altre posizioni politico-culturali, conduce un lavoro non facile e controcorrente. Accanto al lavoro pastorale, monsignor Negri si dedica con passione allo studio attento e alla diffusione del Magistero Pontificio, in particolare quello di S. Giovanni Paolo II, su cui tiene centinaia di conferenze, incontri, seminari in Italia e all’estero. Anche allo studio e alla diffusione della Dottrina sociale della Chiesa Negri offre un apporto decisivo, collaborando alla costituzione di una scuola permanente di formazione e diffusione della Dottrina sociale della Chiesa. Fin dalla costituzione del nostro Centro studi, ne è stato un entusiasta sostenitore, partecipando, anche solo come ascoltatore, ai convegni e ai workshop da noi promossi: la sua vicinanza è stata per noi un conforto e un aiuto.
Dic 31, 2021
Il Te Deum che si recita con solennità l’ultimo giorno dell’anno è l’occasione per rendere grazie dei doni ricevuti in questo difficile 2021; e per chiedere la forza e la grazia di cogliere al meglio, nei tempi che attraversiamo, caratterizzati da confusione, lacerazioni sociali, spinte accentratrici e tentazioni autoritarie, l’“agere contra”, secondo l’insegnamento ignaziano: per “scorgere il sentiero spesso angusto tra la viltà che cede al male e la violenza che, illudendosi di combatterlo, lo aggrava”.
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Dic 29, 2021
Con consenso dell’Autore, il presidente di sezione a riposo della Corte di cassazione Pietro Dubolino, e con titolo e minimi interventi redazionali, riprendiamo dal quotidiano la Verità del 18 u.s. la sua riflessione sul testo unificato c.d. Bazoli in materia di eutanasia, se pur mascherata dalla espressione ‘morte volontaria mediatamente assistita’, e sul fatto che esso non costituisca risposta obbligata alla sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale, né debba colmare un presunto ‘vuoto normativo’, come sostiene il principale quotidiano cattolico. Sul tema cf il volume curato a più mani dal nostro Centro studi https://www.edizionicantagalli.com/shop/eutanasia-le-ragioni-del-no/
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Dic 27, 2021
Anticipiamo su questo sito l’articolo di apertura del numero di L-Jus 2-2021, di imminente uscita, a firma del prof Mauro Ronco. Traendo spunto dal controverso uso nelle ultime settimane del termine ‘patriota’, il presidente del Centro studi Rosario Livatino approfondisce il senso autentico della Patria: perché essa non è assimilabile ad alcun nazionalismo, ma va invece correlata alla pietas e alla giustizia.
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Dic 24, 2021
Possiamo ancora augurarci buon Natale? Oppure è un augurio politicamente scorretto, una formula augurale che urta la sensibilità dei non credenti o dei fedeli di altre religioni? E se le cose stanno così, chi e, soprattutto, perché si è deciso che questo augurio debba essere messo da parte e ostracizzato, per lasciare spazio a locuzioni più neutrali e meno divisive? Che so, un generico “buone feste”, adatto per tutte le stagioni e per tutti gli ambienti?
Provo a rispondere partendo da un’esperienza personale. Mi trovavo, qualche anno fa, in un consesso internazionale proprio in prossimità del 25 dicembre; ricordo che fui piacevolmente colpito dai luminosi e variopinti addobbi che abbellivano la sala destinata al meeting. Fu istintivo lasciarmi andare ad un’esclamazione: “Che bello! C’è aria di Natale!”. “Natale?” Fui subito ripreso dalla zelante funzionaria che mi accompagnava; “E’ la festa dell’inverno! Qui di Natale non si parla. Questo non è un luogo religioso!”. Il gelo di quelle parole mi paralizzò. Tutte quelle luminarie mi sembravano all’improvviso senza senso; quasi fuori posto. Mi avviai verso l’uscita quando incrociai con lo sguardo un artigiano dai tratti orientali, intento a sistemare festoni e palline colorate; gli feci un cenno di saluto con la mano. “Merry Christmas!”, mi rispose allegro. E lo fui anch’io, di nuovo. E fu così che incominciai a violare quel rigido protocollo, augurando “a very, very holy Christmas!” a chiunque incontrassi; quasi eccitato – lo confesso – dal fatto di compiere un gesto che veniva percepito dalle paludate autorità che incominciavano ad affollare quel luogo di festa, come sfacciatamente «rivoluzionario». Violai quella censura che non era stata posta da nessuna norma.
Lo feci perché sentii quel divieto profondamente insensato, grottescamente ridicolo. Un’auto-censura inflitta da un Occidente falsamente tollerante, prigioniero dell’odio di sé stesso, del quale le recenti linee guida sulla comunicazione inclusiva dell’Unione Europea sono soltanto l’ultima e più goffa manifestazione. E poco importa se sono state, ancor più goffamente, ritirate: quel che colpisce è la motivazione addotta dalla Commissaria UE all’Eguaglianza, Helena Dalli: “documento poco maturo”. Il documento o i destinatari? Forse si era convinti che anche quel che residua nel costume di una Cristianità agonizzante fosse oramai del tutto spento? Sorprendentemente, qualcosa di quella cultura, seppur in modo irriflesso, permane e ha fatto scatenare la reazione; una reazione più emotiva che razionale, ma sufficiente a far fare ai burocrati eurounitari una clamorosa retromarcia. Anche se non è affatto escluso che questo passo indietro serva per farne due in avanti appena le circostanze saranno mature.
Si può, dunque, ancora augurare buon Natale, per ora. La realtà, tuttavia, è che, al di là delle fumisterie ideologiche, non vi è, non vi può essere, offesa alcuna nell’augurarsi buon Natale. Cosa è, infatti, il Natale se non la festa di un Dio che si fa uomo? E cosa può esserci di più straordinario per un uomo sapere che c’è un Dio che ci ama a tal punto da assumere il nostro stesso corpo e condividere la nostra umanità? Cosa c’è di più rivoluzionario del sapere che d’ora in poi la nostra vita non finisce qui ma che siamo chiamati a quell’eternità che avvertiamo pulsare dentro il nostro cuore? E come può tutto ciò offendere qualcuno? E rappresentare un’offesa talmente grande dall’essere annoverata tra le cose impronunziabili in società, quasi si trattasse di una bestemmia?
Ecco, una bestemmia! Di questo si tratta agli occhi dei nostri maitre a penser. Questo va bandito dalla nostra comunicazione. Come è possibile che un Dio si faccia uomo? E che razza di Dio è questo? Non c’è bisogno di un Dio così nel nostro mondo, nella nostra modernità, fondata sull’idea esattamente antitetica: quella di un Uomo che è chiamato a farsi Dio. Un mondo in cui è l’uomo che riscrive, assieme ai codici, le leggi della natura; stabilendo che cosa è vita, che cosa è morte, quando inizia l’una e quando deve essere somministrata l’altra. Un mondo in cui è l’uomo che pretende di salvare sé stesso, di realizzare il paradiso in terra, che non ha bisogno di altro né di un Altro; soprattutto di un Dio che è disposto a condividere la sua divinità.
“Buon Natale!” svela la menzogna dell’Uomo-dio. “Buon Natale!” ha l’effetto di un salutare richiamo al reale. “Buon Natale!” dà la giusta direzione alla nostra libertà. “Buon Natale!” richiama la nostra dignità trascendente. “Buon Natale!” è un potente raggio di luce in un mondo di tenebre disperanti e di uomini delusi e depressi. Tutti, dunque, hanno bisogno di sentirsi augurare buon Natale; credenti e non credenti, cristiani e non cristiani; perché il Natale è la festa dell’uomo, è la festa della speranza, è la festa dell’Eterno che incrocia il tempo e gli dà senso e scopo.
“Buon Natale!”, dunque. Diciamolo senza timore. E con tanta gioia.
Domenico Airoma