10. La Prima Linea (2009) di Renato De Maria

10. La Prima Linea (2009) di Renato De Maria

Il soggetto è ispirato al libro ‘Miccia corta’, scritto da Sergio Segio che per anni è stato tra i nomi di spicco della organizzazione denominata ‘Prima linea’: una formazione armata che a lungo organizzò attentati e seminò morti, nella scia orribile delle Brigate Rosse. Le scritte finali ricordano che Segio e Susanna Ronconi hanno poi lavorato nel volontariato, dopo aver espiato le pene loro inflitte, mentre il protagonista del film appare consapevole di aver sbagliato tutto. 

(altro…)
9. Aria ferma (2021) di Leonardo Costanzo

9. Aria ferma (2021) di Leonardo Costanzo

Un vecchio carcere ottocentesco, situato in una zona impervia e imprecisata del territorio italiano, è in dismissione. Ma che cosa succede quando quell’aria sospesa che precede un trasloco riguarda la casa ostile e obbligata che per tanti anni ha fagocitato la vita di una più ampia comunità di detenuti? Mentre quasi tutti gli ‘ospiti’ vengono trasferiti in altre strutture, quasi sul finire delle beghe burocratiche fermano le operazioni di ricollocamento, e così una dozzina di detenuti e una manciata di agenti si ritrovano in un limbo improvviso.

(altro…)
8. Porte aperte (1990) di Gianni Amelio

8. Porte aperte (1990) di Gianni Amelio

La complessità del rapporto tra individuo e legge è la problematica centrale nella riflessione di Porte aperte, film di Gianni Amelio, tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia del 1987. La vicenda prende le mosse da un fatto di cronaca nera: un triplice omicidio nella Palermo del 1937, durante il fascismo. L’assassino è un ex impiegato di una corporazione, ampiamente colluso con il potere e poi improvvisamente licenziato: il suo perverso disegno di vendetta colpisce la moglie, il collega che lo ha sostituito e l’avvocato Bruno, fascista ben noto in città e responsabile dell’ufficio in cui l’omicida aveva lavorato. “Porte aperte” guarda prevalentemente al processo che seguì i fatti; protagonista del film e del romanzo diviene così il “piccolo giudice”, chiamato in corte d’assise a far parte della giuria come togato, che, contro le pressanti aspettative del regime, dei suoi superiori e dell’opinione pubblica, riesce a evitare in primo grado la condanna a morte dell’imputato, anche grazie alla sensibilità e al coraggio di un giudice popolare, agricoltore autodidatta e illuminato, estraneo al minaccioso clima di propaganda che esige una sentenza esemplare.

(altro…)
7. Il Caso Collini (2019) di Marco Kreuzpaintner

7. Il Caso Collini (2019) di Marco Kreuzpaintner

Diretto nel 2019 da Marco Kreuzpaintner, e tratto dal romanzo scritto da Ferdinand von Schirach, il film racconta la storia di Fabrizio Collini, interpretato da un bravissimo Franco Nero. Collini era un pensionato italiano, emigrato in Germania nel secondo dopoguerra, che venne accusato dell’omicidio dell’imprenditore e filantropo Hans Meyer. Sul cadavere di costui erano stati ritrovati dei segni che lo collegano a Collini, ma quest’ultimo non aveva spiegato il movente dell’omicidio. Il caso venne affidato a un giovane avvocato d’ufficio, Caspar Leinen, che, senza alcuna collaborazione da parte dell’imputato, scavò nel passato della vittima, fino a portare alla luce eventi orribili commessi durante la seconda guerra mondiale.

(altro…)
5. In nome del Popolo italiano (1971), di Dino Risi

5. In nome del Popolo italiano (1971), di Dino Risi

Il giudice istruttore Bonifazi (Ugo Tognazzi), integerrimo magistrato, indagando sul sospetto omicidio di una giovane, Silvana, desume dall’interrogatorio dei genitori della ragazza il possibile coinvolgimento di Lorenzo Santenocito (Vittorio Gassman), un imprenditore edile ricco e senza scrupoli: sotto l’etichetta delle “pubbliche relazioni”, si serviva di Silvana per intrattenere i suoi altocati clienti. Santenocito, dopo aver cercato di bloccare sia con le minacce che con le lusinghe l’inchiesta di Bonifazi e dopo fatto rinchiudere in manicomio il proprio anziano padre, che non si era prestato a fornirgli un alibi per la sera della morte di Silvana, riesce finalmente a procurarsi una falsa testimonianza, che dovrebbe scagionarlo. Bonifazi però smaschera il falso alibi  e ne ordina l’arresto. L’industriale tuttavia non ha ucciso Silvana: lo scoprirà lo stesso giudice istruttore, leggendo il diario della povera ragazza. Al termine di una giornata in cui Roma impazzisce per la vittoria della Nazionale di calcio sull’Inghilterra, Bonifazi giunge con amarezza alla vera conclusione dell’inchiesta: certe cose avvengono perché sono il “sistema” e l’ottusa coscienza generale a consentirle. Distruggendo la prova dell’innocenza dell’indiziato, il giudice deciderà perciò di trascinarlo ugualmente in tribunale, per colpire, attraverso lui, tutto quello che egli rappresenta.

(altro…)
4. Giovanni Falcone (1993) di Giuseppe Ferrara

4. Giovanni Falcone (1993) di Giuseppe Ferrara

Trent’anni fa come oggi un attentato all’altezza di Capaci stronca la vita di Giovanni Falcone: a lui e all’amico e collega Paolo Borsellino, che avrà la medesima sorte a distanza di appena tre mesi, è dedicato il film Giovanni Falcone (1993), rievocazione cronachistica, aderente ai fatti degli ultimi dieci anni di attività come giudice e dirigente del ministero.

(altro…)
3. Tutti dentro (1984), di Alberto Sordi 

3. Tutti dentro (1984), di Alberto Sordi 

Diretto e interpretato da Alberto Sordi con Joe Pesci e Dalila Di Lazzaro, questo film ha in qualche modo anticipato quella che sarebbe stata la Tangentopoli italiana. Alberto Sordi è un magistrato che eredita una grande inchiesta sulla corruzione da un anziano consigliere che gli raccomanda, citando Talleyrand, pas trop de zèle. Ma lui di zelo ne ha troppo, firma centinaia di mandati di cattura, fa arrestare politici, faccendieri, imprenditori, massoni, uomini di chiesa e di spettacolo, finché il suo metodo fondato sulla cultura del sospetto non gli si ritorce contro: lo trovano a cena con due indagati e finisce in manette.

(altro…)
2. Perché si uccide un magistrato (1974) di Damiano Damiani

2. Perché si uccide un magistrato (1974) di Damiano Damiani

1. È una Palermo infangata dalla penetrazione criminale mafiosa quella raccontata da Damiani in questa pellicola. Malgrado la bellezza antica dei suoi vicoli perduti, sospesi nel grigio della pietra, il male arriva ovunque e inquina le relazioni sociali, fino a distruggere le istituzioni familiari. In una città soffocata dai tentacoli avidi della mafia, non c’è spazio per la denuncia. La gente non vede, né sente, ha paura, e soffre la fame in muta rassegnazione. La polizia, di contro, vede bene, ma fa finta di non guardare, per quieto vivere e le conviene così, in contesto sociale incomparabilmente lontano dalla decisa azione di contrasto alle cosche avviata dal maxiprocesso della seconda metà degli anni 1980.

(altro…)
1. In nome della legge di Pietro Germi

1. In nome della legge di Pietro Germi

“In nome della legge” è stato il primo film sulla mafia: girato nell’estate del 1948 a Sciacca. Pietro Germi erano affiancato da due all’epoca giovani registi, Federico Fellini e Mario Monicelli, che ne firmarono la sceneggiatura. La pellicola era tratta dal romanzo “Piccola pretura” di Giuseppe Guido Lo Schiavo, un ex magistrato che aveva raccontato la sua esperienza di pretore a Barrafranca, nell’ennese. Con le case basse e bianche, la campagna luminosa, le masserie di pietra, Sciacca dava l’idea del luogo tipico della mafia rurale che, col suo codice d’onore e le sue leggi non scritte, si sostituiva allo Stato. Ma un giorno lo Stato arrivò: il settentrionale Guido Schiavi, un Massimo Girotti all’inizio della carriera, scopre i legami fra i ricchi proprietari terrieri e la mafia capeggiata da Turi Passalacqua (Charles Vanel), attirandosi l’ostilità dei notabili del luogo.

(altro…)