Sospesa l’efficacia delle norme sul “fine vita” approvate dalla regione Emilia Romagna

Sospesa l’efficacia delle norme sul “fine vita” approvate dalla regione Emilia Romagna

Con decreto del 24 aprile 2025 il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna ha disposto la sospensione della delibera della Giunta Regionale dell’Emilia Romagna n. 194 del 5 febbraio 2024, con cui era stato approvato «il documento recante “Istruzioni tecnico-operative per la verifica dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019 e delle modalità per la sua applicazione”…».

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Il CSL alla Conferenza Stato-Regioni: no alla via regionale all’eutanasia

Il CSL alla Conferenza Stato-Regioni: no alla via regionale all’eutanasia

Al Presidente della Conferenza permanente per i rapporti tra 
lo Stato, le regioni e le province autonome Massimiliano Fedriga 
Ai Presidenti delle Regioni, 
Agli Assessori alla Salute delle Regioni 

Oggetto: Richiesta di un Atto della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome che ribadisca la priorità assoluta per le politiche della sanità dell’offerta di cure palliative e terapia del dolore, in accordo con l’impegno assunto dallo Stato con la legge n. 38/2020, nel rispetto del fondamentale diritto alla salute garantito dall’art. 32 Cost. e in coerenza con la stessa sentenza 242/19 della Corte Costituzionale 

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Fine vita “al di là dei principi”?

Fine vita “al di là dei principi”?

Nel riconoscere la necessità di una legislazione nazionale sul fine vita, il Presidente Amato ha suggerito di “evitare di contrapporre due principi inconciliabili – l’autodeterminazione e l’indisponibilità della vita – per mettere al centro un fattore comune che è la pietà umana”. Che vuole dire? È davvero possibile risolvere ogni problema evitando una simile contrapposizione?

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Di cosa è fatta la speranza

Di cosa è fatta la speranza

Nelle ultime settimane sono nati al Cielo Cesare ed Elena, un bambino ed una ragazza che, come hanno raccontato le loro mamme sui social network, in comune avevano sicuramente il coraggio e l’amore per la propria fragile vita.

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Quale disciplina per il fine-vita? Ritornare all’alleanza terapeutica

Quale disciplina per il fine-vita? Ritornare all’alleanza terapeutica

Sono passati quasi sette anni dalla prima decisione con la quale la Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’art. 580 c.p., ha individuato una circoscritta area di non punibilità dell’assistenza al suicidio. Si tratta, come poi chiarito nella sent. 242 del 2019, dell’ipotesi in cui il personale sanitario “agevoli l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico competente”. Com’è noto, la Corte è intervenuta dopo aver constatato l’inerzia del legislatore, ma non ha mancato comunque di sollecitare il Parlamento a farsi carico del problema.

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