Il “fine vita” tra stato e regioni: ulteriori illegittimità della recente disciplina emilianoromagnola -seconda parte

Il “fine vita” tra stato e regioni: ulteriori illegittimità della recente disciplina emilianoromagnola -seconda parte

Lo scorso 4 marzo l’avv. Prof. Alessandro Candido ha illustrato le ragioni sul piano costituzionale per cui si ritengono assunti in carenza di potere gli atti amministrativi della Regione Emilia-Romagna adottati nel mese di febbraio 2024 (dgr 194/24, determina direttoriale n. 2596/2024, dgr 333/24), con cui è stato introdotto un surrettizio e illecito obbligo del proprio Servizio Sanitario Regionale per prestare assistenza medica al suicidio di persone malate[1]. Nel percorso delineato dall’Amministrazione emiliano-romagnola, vi è anche l’aver attribuito la verifica dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019[2] – in presenza dei quali un simile “aiuto” non diviene, eccezionalmente, reato ai sensi dell’art. 580 c.p.- a un Comitato per l’Etica Clinica (CEC, nella fattispecie COREC), nonché a una “Commissione di Area Vasta”, entrambi di nuovo conio, composti dall’Amministrazione regionale a proprio piacimento.

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Suicidio assistito: l’audizione del prof. Leotta al Consiglio Regionale del Piemonte

Suicidio assistito: l’audizione del prof. Leotta al Consiglio Regionale del Piemonte

Audizione in IV Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte sulla P.D.L. di iniziativa popolare n. 295 recante “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019”
Torino, 12 febbraio 2024 – Palazzo Lascaris

Ill.mi Consiglieri,

nel ringraziare per il gradito invito, interverrò questa mattina sia in quanto delegato dal Presidente dell’Associazione Scienza & Vita, prof. Alberto Gambino, sia in quanto professore associato di diritto penale presso l’Università Europea di Roma.

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L’effettività del diritto alle cure: la “priorità assoluta delle politiche sanitarie”

L’effettività del diritto alle cure: la “priorità assoluta delle politiche sanitarie”

Negli ultimi mesi molto si è detto sul fine vita, anche in considerazione della sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale. Il tema riguarda la malattia inguaribile e la cura, il progresso biotecnologico e i limiti della scienza medica, la vita e la morte dell’essere umano. Dignità umana e libertà personale sono al centro del dibattito, quasi fossero diventate categorie vuote, contenitori senza più un contenuto specifico, alle quali attribuire significati anche antitetici: c’è chi rivendica l’esistenza di un diritto al suicidio assistito in nome della libera scelta di una morte definita dignitosa  e chi riconosce che ogni vita umana è da proteggere nella sua dignità e libertà fino alla fine.

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Note circa la proposta di legge regionale sul suicidio assistito

Note circa la proposta di legge regionale sul suicidio assistito

1. La proposta di legge regionale di iniziativa popolare su “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per l’effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019” richiede, anzitutto, di chiarire un equivoco di fondo, che essa si presta a generare fin dalla sua intitolazione.

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L’assistenza al suicidio a Trieste: la caduta del requisito del “trattamento di sostegno vitale” è costituzionale?

L’assistenza al suicidio a Trieste: la caduta del requisito del “trattamento di sostegno vitale” è costituzionale?

È notizia riportata dai principali quotidiani la morte della sig.ra “Anna”, deceduta in Fiuli Venezia Giulia il 28 novembre 2023, mediante suicidio assistito fornito dal Servizio sanitario nazionale. La vicenda è certamente caratterizzata da molta sofferenza, presente nell’esperienza della malattia irreversibile, del limite della scienza medica e della morte della persona, che coinvolge anche chi resta; a ciò consegue necessariamente un atteggiamento di massimo rispetto per la persona e per la sua famiglia. Alcune riflessioni appaiono però necessarie, anche (e soprattutto) al di là del caso specifico, dal momento che a livello procedurale e di sistema sembrano rilevarsi alcune “zone grigie” che sollevano seri dubbi sul rispetto oggi in Italia non solo di quanto statuito dalla Corte costituzionale con la nota sentenza n. 242 del 2019 ma, soprattutto, del principio dell’indisponibilità della vita umana.

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