Il tribunale della storia
Riflessioni a margine dell’omonimo libro di Paolo Mieli, con un occhio alla cancel culture.
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Riflessioni a margine dell’omonimo libro di Paolo Mieli, con un occhio alla cancel culture.
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La Legge 21 agosto 2022 n. 130 interviene sugli istituti della mediazione e conciliazione giudiziale, senza tuttavia ampliarne l’ambito di applicazione e potenziarne l’efficacia. In particolare, per quanto concerne il reclamo e la proposta di mediazione di cui all’art. 17-bis del decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546 restano irrisolti i problemi che hanno sinora impedito all’istituto di assolvere in concreto a quella funzione deflattiva del contenzione per la quale era stato pensato e introdotto nel 2011.
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In alcune scuole italiane è stata attivata la carriera alias, una procedura non prevista dalla legge né autorizzata dalle autorità competenti, che consente ai minori di far sostituire il proprio nome con un nome di elezione sui documenti scolastici e sui registri, senza necessità di allegare alla domanda documentazione medica o psicologica. Promossa come strumento di tutela dei minori, presenta tuttavia, ad un’attenta analisi diverse criticità, sia con riferimento al rispetto della normativa in materia scolastica, sia con riferimento ai principi che debbono sempre orientare le scelte in materia di minori. Più precisamente il rischio è che la carriera alias possa rafforzare negli adolescenti più fragili l’intenzione di intraprendere percorsi di mutamento del genere e di esercitare quindi, seppur indirettamente, una forma di pressione psicologica.
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Con la sentenza n. 6709 del 27 luglio 2022, la terza sezione del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di un cittadino nigeriano che aveva impugnato il provvedimento di rigetto dell’istanza del rinnovo del permesso di soggiorno del Questore di Arezzo. Le pregresse condanne penali a carico del ricorrente, in particolare per reati in materia di stupefacenti, esonerano infatti l’amministrazione dalla preventiva valutazione dei vincoli familiari, giacché ostano ope legis al rinnovo del permesso.
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La decisa opposizione al riduzionismo, onto-teleologico, prima ancora che teoretico, operato dal positivismo giuridico, inidoneo a cogliere l’esistenza delle cause finali; il disconoscimento del primato della prassi, a discapito dell’orizzonte speculativo del pensiero teoretico; il richiamo alla conflittualità del reale, in vista dell’esatta definizione del ruolo del giurista pratico, la cui mediazione culturale attua la natura “politica” del diritto; la fiera avversione ai portati estremi del soggettivismo giuridico odierno; la critica alla montante retorica del pan-dirittismo sotteso della moderne dichiarazioni di “diritti umani”, collocano il Nostro nell’orizzonte dei pensatori rimasti fedeli al realismo analitico-metafisico di matrice aristotelico-tomista, in antitesi al volontarismo di matrice agostiniana, per arginare lo sfaldamento in atto del pensiero giuridico classico.
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