Il sorriso dell’Apocalisse: tecnica, potenza e destino in Il dottor Stranamore

Il sorriso dell’Apocalisse: tecnica, potenza e destino in Il dottor Stranamore

Quando Stanley Kubrick realizza Il dottor Stranamore ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964), il mondo vive sotto l’ombra della distruzione nucleare. Il film viene accolto come una satira della Guerra fredda, ma la sua portata supera ampiamente la contingenza storica che lo ha generato. Dietro il grottesco, infatti, si cela una riflessione radicale sulla natura della civiltà contemporanea: una civiltà nella quale il potere tecnico cresce fino a diventare il principio dominante dell’agire umano. Kubrick mostra un universo in cui la politica, la morale e perfino la ragione sembrano incapaci di governare le forze che esse stesse hanno contribuito a produrre. La bomba atomica diventa così il simbolo supremo di una potenza che, nata per garantire sicurezza e controllo, finisce per rendere inevitabile la possibilità della distruzione totale.

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“Il mio nome è Carlo”: l’agiografia nell’era digitale e la santità del quotidiano

“Il mio nome è Carlo”: l’agiografia nell’era digitale e la santità del quotidiano

Con Il mio nome è Carlo, trasmesso in prima serata da Canale 5 e diretto da Giacomo Campiotti, la televisione generalista italiana si confronta con una figura che appartiene al nostro tempo: Carlo Acutis, il giovane milanese morto nel 2006 e divenuto simbolo di una santità capace di abitare la cultura digitale. Il film sceglie il registro dell’agiografia contemporanea, evitando sia il documentario apologetico sia il biopic puramente celebrativo. Ne emerge un racconto che interroga il rapporto tra fede e tecnologia, tra eccezionalità evangelica e normalità adolescenziale, offrendo una riflessione sul significato della testimonianza cristiana nel XXI secolo.

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L’ideologia woke come esito della quarta rivoluzione

L’ideologia woke come esito della quarta rivoluzione

Il fenomeno oggi denominato “woke” viene generalmente interpretato come una sensibilità culturale orientata alla lotta contro le discriminazioni e alla tutela delle minoranze. Tuttavia, una lettura storico-filosofica di ispirazione cristiana suggerisce un’interpretazione differente. L’ideologia woke non costituirebbe infatti un fenomeno autonomo, ma l’ultima fase di un processo rivoluzionario iniziato secoli fa con la crisi della Cristianità europea. Tale processo, sviluppatosi attraverso la Riforma protestante, l’Illuminismo, la Rivoluzione francese, il marxismo e la rivoluzione culturale del Sessantotto, avrebbe progressivamente sostituito la concezione cristiana dell’uomo con una visione sempre più centrata sull’autonomia assoluta dell’individuo. In questa prospettiva, il woke rappresenterebbe il passaggio dalla rivoluzione politica e sociale alla rivoluzione antropologica, ossia alla contestazione della stessa natura umana.

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