“Terrorismo: dallo stato islamico alle nostre città?” – Foto e rassegna stampa

“Terrorismo: dallo stato islamico alle nostre città?” – Foto e rassegna stampa

“Il dialogo con l’Islam non consiste nell’ascoltare, nel dire siamo tutti credenti e vogliamo la pace e nel non fare domande. Dobbiamo porre domande ed esigere risposte, soprattutto sul piano politico e quanto al rispetto dei diritti” (dalla relazione Del procuratore generale della corte d’appello di Roma Giovanni Salvi ieri a Lecce come ospite relatore dell’evento realizzato dal centro studi Livatino)

 

Austin Ruse a Roma: un resoconto

Austin Ruse a Roma: un resoconto

 

Nella serata di martedì 21 novembre il Centro Studi Livatino e l’Idis-Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale hanno organizzato una conferenza con Austin Ruse, Presidente di C-FAM, organizzazione statunitense impegnata da venti anni nella difesa della famiglia e della vita come condizione per la rinascita della società.

Ruse ha rappresentato la critica situazione della famiglia e del diritto naturale negli USA, al cui interno da tempo gli orientamenti culturalmente egemoni hanno preso una deriva di morte: certamente dal 1973, con la sentenza della Corte Suprema Roe v. Wade, che ha imposto la legalizzazione dell’aborto in tutti gli States. Lea pretesa di proclamare il “diritto” all’aborto è stata di recente seguita dalla matrimonio same sex, fino al sistematico indottrinamento nelle scuole per cancellare le naturali distinzioni fra i sessi: il tutto accompagnato da una pertinace opera di svuotamento della verità scientifica attraverso l’uso della cosiddetta fake science (bufale scientifiche sistematiche per avvalorare politiche contro la vita), a cui Austin Rose ha dedicato un libro al fine di smascherare tesi di comodo contrabbandate per veri e propri dogmi scientifici.

Non sono mancatI però motivi razionali di speranza: negli USA qualcosa cambia, la nuova amministrazione Trump  lo ha dimostrato in modo chiaro. Uno dei primi ordini esecutivi firmati dal presidente ha bloccato i finanziamenti federali alle Ong internazionali che praticano o promuovono l’interruzione di gravidanza.

Austin Rose  con il suo esempio, con il suo sacrificio e con la sua perseveranza ci comunica che è un tempo straordinario, anche in Europa, per essere pro-life ed impegnarsi in ogni ambito a scuola, nei tribunali, nei parlamenti e negli organismi internazionali per riaffermare il valore della vita contro la cultura e le politiche dello scarto, del nichilismo e del relativismo.

Gandolfini (Family Day): comunicato su fine vita ed eutanasia

Gandolfini (Family Day): comunicato su fine vita ed eutanasia

Riportiamo di seguito il comunicato emesso in data 17 novembre da Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, che il Centro Studi Livatino condivide integralmente.

Siamo grati al Santo Padre per aver ribadito i cardini della dottrina cattolica sul tema etico del cosiddetto ‘fine vita’. Ogni accanimento terapeutico, oltre che essere un errore dal punto di vista medico, è un atteggiamento inaccettabile, che travalica il valore ed il significato dell’alleanza di cura, medico-paziente. Lo stesso articolo 32 della nostra Costituzione sancisce la necessità del consenso informato – libero ed attuale – da parte del paziente per qualsivoglia terapia gli venga proposta. Il Santo Padre ha altresì confermato la rigorosa condanna di ogni azione ed intento eutanasico, sia attivo che omissivo, quale grave violazione del diritto alla vita”. Così Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family day, commenta la lettera del Santo Padre alla Pontificia Accademia per la Vita.
“Le parole del Papa ci confermano nella volontà di servizio ed accudimento verso i malati, le persone fragili e gravi disabili. Ciò significa che, rifiutando ogni scorciatoia eutanasica, abbiamo il dovere di ritrovare le fondamenta della solidarietà umana, che accompagna la persona sofferente nella malattia, fino alla morte naturale. Splendido esempio di questo accompagnamento carico di amore è stata S. Teresa di Calcutta che ha accudito e servito i malati fino all’ultimo respiro, respingendo ogni scorciatoia eutanasica”, prosegue Gandolfini.
Riteniamo inaccettabile la squallida strumentalizzazione delle parole del Papa che varie agenzie di comunicazione stanno perpetrando, proponendo inesistenti interpretazioni di inedita apertura verso forme di disponibilità della vita umana. La ferma condanna dell’accanimento terapeutico si è accompagnata all’altrettanto ferma condanna di ogni forma di eutanasia. Se sul piano cristiano, la vita è dono di Dio ed è solo Lui che ha il potere di darla e di toglierla, sul piano civile la società deve imparare il grande valore della solidarietà, che implica anche sacrificio, oblazione e dedizione per chi è chiamato a curare i malati. I casi, anche recenti, di malati stabilizzati da anni che hanno richiesto suicidio assistito stanno a testimoniare quanta strada abbiamo ancora da fare sul piano della ‘medicina palliativa’, intesa come cura del corpo e dello spirito”, afferma ancora il presidente del Family day.
“Infine, per quanto attiene il ddl. 2801 sul biotestamento, auspichiamo che le forze politiche abbandonino la logica del vantaggio partitico e valutino con attenzione la sostanza della posta in gioco. Logiche eutanasiche omissive o suicidarie, travestite da libere scelte, vanno condannate ed eliminate. Il testo attuale necessita di modifiche serie, che sarebbe gravemente colpevole non approntare in nome di una presunta quanto inesistente fretta, che risponde in realtà solo a logiche legate all’imminente interesse elettorale”, conclude Gandolfini.

Roma, 17 novembre 2017                                                                                         Comitato Difendiamo i Nostri Figli

Il Giurì della pubblicità: conforme al Codice di Autodisciplina il “Bus della Libertà”

Il Giurì della pubblicità: conforme al Codice di Autodisciplina il “Bus della Libertà”

Il Giurì della pubblicità dichiara conforme al Codice di Autodisciplina il manifesto di Generazione Famiglia e di CitizenGo Italia sul “Bus della Libertà”

Negli ultimi giorni dello scorso settembre, Generazione Famiglia e CitizenGo Italia hanno affisso in vari punti di Roma il seguente manifesto, finalizzato al lancio del tour del “Bus della Libertà”:

Dopo qualche giorno – precisamente il 4 ottobre – le promotrici si sono viste recapitare un’ingiunzione di desistenza del Comitato di Controllo dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), con cui veniva ordinata la cessazione immediata della diffusione del manifesto in quanto asseritamente contrario agli artt. 10, 11 e 46 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria.

Giova precisare che la campagna pubblicitaria in esame rientrava nella giurisdizione dello IAP[1] in quanto: i) Generazione Famiglia e CitizenGo Italia avevano utilizzato gli spazi di affissione gestiti da una società aderente al sistema di autodisciplina pubblicitaria; ii) la competenza dello IAP non è limitata alla comunicazione pubblicitaria di carattere commerciale ma, ai sensi dell’art. 46 del Codice di Autodisciplina, si estende anche agli “appelli al pubblico” e alle campagne di promozione sociale.

Con specifico riferimento al messaggio pubblicitario di Generazione Famiglia e di CitizenGo, il Comitato di Controllo dello IAP contestava:

  • l’utilizzo asseritamente fuorviante dell’espressione “violenza di genere”, che sarebbe comunemente riferita allo specifico fenomeno della violenza sulle donne e che qui, invece, sarebbe stato utilizzato in un contesto e con un significato del tutto diverso;
  • la violazione dell’art. 10 (“Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona”)[2], in quanto, secondo il Comitato di Controllo, la “perentorietà” delle immagini e del messaggio avrebbe veicolato “un contenuto offensivo per la dignità della persona (…) ovvero per tutti coloro che non si riconoscono nell’impostazione rigidamente escludente assunta dai promotori (basata sulla rigida distinzione di estrazione biologica), che seppur lecitamente esprimibile non ha ragione di ledere la libertà di veicolare altre e diverse idee e deve comunque essere veicolata come opinione di una parte”;
  • la violazione dell’art. 11 (“Bambini e Adolescenti”)[3], in quanto “un pubblico di adolescenti, personalità ancora in formazione, per esempio potrebbe risultare turbato dalla carica traumatica delle parole e delle immagini, che definiscono peraltro come “libertà” unicamente quella di proclamare l’identità sessuale come maschio o come femmina. (…) La comunicazione colpisce infatti anche quei minori non ancora pronti ad una corretta elaborazione critica del messaggio, potendo creare non solo disordine nell’immaginario, ma soprattutto la possibilità di banalizzazione di condizioni personali spesso molto delicate e anche dolorose”;
  • la violazione dell’art. 46 (“Appelli al pubblico”)[4], in quanto il messaggio sarebbe stato presentato come fatto accertato e non come opinione di parte.

Con due memorie difensive, Generazione Famiglia e CitizenGo hanno proposto opposizione dinanzi al Giurì, evidenziando puntualmente le numerose criticità che affliggevano il provvedimento.

Ebbene, a seguito dell’udienza tenutasi il 10 novembre 2017, il Giurì ha ritenuto di condividere complessivamente le difese dei promotori della campagna: pertanto, ribaltando il giudizio del Comitato di Controllo, ha dichiarato il manifesto in esame conforme al Codice di Autodisciplina Pubblicitaria.

Rinviando un commento più approfondito al momento in cui verrà pubblicato il testo integrale della decisione, vale la pena di sottolineare fin d’ora la grande importanza di questa pronuncia. Da oggi, infatti, deve ritenersi accertato che chiamare “violenza di genere” quella che si compie nelle scuole ai danni dei bambini sottoposti ad iniziative pro-gender, nonché ribadire esplicitamente che “I bambini sono maschi e le bambine sono femmine”, non soltanto è lecito ma è anche corretto dal punto di vista della deontologia pubblicitaria.

[1] Lo IAP è un’associazione costituitasi nel 1966. Il suo scopo è quello di sottoporre le imprese ad essa aderenti alle norme del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, un sistema di autoregolamentazione volto a garantire che il fenomeno pubblicitario sia onesto, veritiero e corretto (art. 1, Codice di Autodisciplina Pubblicitaria). Quando un messaggio pubblicitario creato da un soggetto aderente allo IAP viene considerato contrario al Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, lo stesso non può essere più diffuso in nessuno dei mezzi “di comunicazione commerciale che direttamente o tramite le proprie Associazioni hanno accettato il Codice di Autodisciplina, ancorché non siano stati parte nel procedimento avanti al Giurì” (art. 40).

[2] Art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona.
La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose.
Essa deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discrimina-zione, compresa quella di genere.

[3] Art. 11 (Bambini e Adolescenti)
Una cura particolare deve essere posta nei messaggi che si rivolgono ai bambini, intesi come minori fino a 12 anni, e agli adolescenti o che possono essere da loro ricevuti. Questi messaggi non devono contenere nulla che possa danneggiarli psichicamente, moralmente o fisicamente e non devono inoltre abusare della loro naturale credulità o mancanza di esperienza, o del loro senso di lealtà.
In particolare questa comunicazione commerciale non deve indurre a:

  • violare norme di comportamento sociale generalmente accettate;
  • compiere azioni o esporsi a situazioni pericolose;
  • ritenere che il mancato possesso del prodotto oggetto della comunicazione significhi inferiorità, oppure mancato assolvimento dei loro compiti da parte dei genitori;
  • sminuire il ruolo dei genitori e di altri educatori nel fornire valide indicazioni dietetiche;
  • adottare l’abitudine a comportamenti alimentari non equilibrati, o trascurare l’esigenza di seguire uno stile di vita sano;
  • sollecitare altre persone all’acquisto del prodotto oggetto della comunicazione.

L’impiego di bambini e adolescenti nella comunicazione deve evitare ogni abuso dei naturali sentimenti degli adulti per i più giovani.
Sono vietate rappresentazioni di comportamenti o di atteggiamenti improntati alla sessualizzazione dei bambini, o dei soggetti che appaiano tali.

[4] Art. 46 (Appelli al pubblico)
È soggetto alle norme del presente Codice qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, anche specifici, o che sollecita, direttamente o indi-rettamente, il volontario apporto di contribuzioni di qualsiasi natura, finalizzate al raggiungimento di obiettivi di carattere sociale.
Tali messaggi devono riportare l’identità dell’autore e del beneficiario della richiesta, nonché l’obiettivo sociale che si intende raggiungere.
I promotori di detti messaggi possono esprimere liberamente le proprie opinioni sul tema trattato, ma deve risultare chiaramente che trattasi di opinioni dei medesimi promotori e non di fatti accertati.
Per contro i messaggi non devono:

  1. sfruttare indebitamente la miseria umana nuocendo alla dignità della persona, né ricorrere a richiami scioccanti tali da ingenerare ingiustificatamente allarmismi, sentimenti di paura o di grave turbamento;
  2. colpevolizzare o addossare responsabilità a coloro che non intendano aderire all’appello;
  3. presentare in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale per il quale l’appello viene rivolto;
  4. sovrastimare lo specifico o potenziale valore del contri-buto all’iniziativa;
  5. sollecitare i minori ad offerte di denaro.

Le presenti disposizioni si applicano anche alla comunicazione commerciale che contenga riferimenti a cause sociali.