Donald Trump e gli appelli all’ordine esecutivo in materia di immigrazione

Donald Trump e gli appelli all’ordine esecutivo in materia di immigrazione

Pubblichiamo il provvedimento emesso dalla Corte Distrettuale dello Stato di Washington, sezione distaccata di Seattle, relativo all’ordine esecutivo n. 13769, firmato dal Presidente degli USA Donald Trump il 27 gennaio 2017, che inibisce per 90 giorni ai cittadini provenienti da Siria, Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan e Yemen l’ingresso negli Stati Uniti. Rispetto al provvedimento (altro…)

Fine vita: le sedute della Commissione Affari Sociali della Camera

Fine vita: le sedute della Commissione Affari Sociali della Camera

Pubblichiamo i resoconti delle sedute del 25, 26 e 31 gennaio, 1 e 2 febbraio della Commissione Affari sociali della Camera in materia di “fine vita”. Da segnalare che larga parte degli interventi in Commissione provengono da deputati contrari al testo, che argomentano – emendamento per emendamento – i punti critici dello stesso. La disponibilità al confronto dei deputati favorevoli alla p.d.l. appare prossima allo zero: è stato respinto perfino un emendamento proposto dal presidente della Commissione, on. Marazziti, volto a riprendere letteralmente le formulazioni della Convenzione di Oviedo, prive di sul carattere di vincolatività che invece caratterizzano a svantaggio del medico e del paziente le “disposizioni anticipate di trattamento”. (altro…)

Come andare oltre il Family Day. Parla Alfredo Mantovano

Come andare oltre il Family Day. Parla Alfredo Mantovano

Articolo di Giovanni Bucchi pubblicato il 2 febbraio 2017 su Formiche.net.

Il popolo del Family Day è davanti a un bivio. Deve decidere una volta per tutte quale strada intraprendere per dare rappresentanza politica alle istanze del Circo Massimo riempito un anno fa. E’ una riflessione che Formiche.net ha aperto nei giorni scorsi intervistando il portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, Massimo Gandolfini, e Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia. L’ex sottosegretario Alfredo Mantovano, esponente di rilievo del centro studi Livatino, da sempre attento a questo mondo, ha avanzato alcune idee in un recente intervento sul settimanale Tempi. “E’ una forza elettorale che, tradotta in voti, non va al di sotto dei due milioni, ma potrebbe anche raggiungere i quattro milioni” ha scritto riferendosi alle piazze del Family Day. “Alla prossima chiamata alle urne – si è chiesto -, chi darà rappresentatività a questa forza? E’ immaginabile dare rappresentatività diretta con la costruzione di un cartello elettorale?”. Mantovano non pensa a un partito, bensì a “un gruppo identificabile, espressione delle associazioni e dei movimenti che – senza perdere identità e autonomia né trasformarsi in qualcosa d’altro rispetto a ciò che si è – accettino di contribuirvi per quota e per delega”.

UN PROBLEMA DI RAPPRESENTANZA

“Ci sono due elementi oggettivi in questa situazione” premette Mantovano parlando con Formiche.net. “Il primo è che se non succede nulla, se non c’è nessuno sforzo per cambiare le cose, nella prossima legislatura probabilmente non ci sarà nessuno in grado di rappresentare quest’area sensibile ai temi della vita e della famiglia”. L’ex sottosegretario all’Interno dei Governi Berlusconi spiega che “nella passata legislatura il numero di parlamentari impegnati su questi temi non era maggioranza ma era comunque cospicuo, mentre in questa si è ridotto a 15/20. Il rischio è che alla prossima non si vada oltre i 2/3, divenendo irrilevanti”.
Il secondo elemento riguarda i due Family Day romani di piazza San Giovanni e Circo Massimo del giugno 2015 e gennaio 2016. “Quelle piazze si sono riempite contro ogni previsione rivelando l’esistenza di una realtà sociale che non trova rappresentanza politica”. Pertanto, si chiede Mantovano, “chi rappresenta quelle piazze in Parlamento o al Governo? Il popolo del Family Day è destinato solo a fare qualche manifestazione oppure può incidere concretamente?”. Un esempio in questo senso secondo l’ex sottosegretario arriva dal referendum costituzionale, dove il Comitato Difendiamo i nostri figli ha dato vita al Comitato Famiglie per il No dando un contributo alla bocciatura della riforma Renzi-Boschi. “Purtroppo non si è andati oltre il referendum, la capitalizzazione politica dei Family Day non c’è stata, oppure è stata lasciata ad altri”.

DAVANTI A UN BIVIO

Per dare rappresentatività al popolo del Family Day in senso lato, le strade sono due. “Una è per certi aspetti meno complicata – continua Mantovano -; si tratta di proporre alle forze politiche che ci stanno di ospitare rappresentanti delle due piazze nelle proprie liste, in modo che le istanze su vita e famiglia possano viaggiare sulle gambe di alcune persone all’interno dei partiti”. La seconda strada “assai più ambiziosa e complicata” consiste invece nel “mettere in piedi un cartello elettorale. Non servono iniziative velleitarie, è necessario il concorso dei principali movimenti e associazioni del mondo cattolico che non si devono affatto snaturare ma fornire un contributo per esprimere persone che si rendano interpreti sul piano politico del Magistero sociale della Chiesa. Altrimenti il discorso si può bloccare sin dall’inizio”. Un’operazione di questo genere, scaturita dal basso, sarebbe “l’esatto contrario di quanto effettuato alcune anni fa a Todi, seppure con le migliori intenzioni”.

TRA GANDOLFINI E ADINOLFI

Interpellato su come si stanno muovendo (e dividendo) i due leader usciti dal Circo Massimo, Mantovano risponde così. Per quanto riguarda Gandolfini (“con lui personalmente ci sentiamo, c’è una riflessione in corso” confida il magistrato), “il tentativo del Comitato Difendiamo i nostri figli è quello di raccogliere dall’esterno ogni proposta di incontro e confronto che viene formulata. Mi auguro si vada nella direzione della costruzione di un cartello elettorale che consenta un coordinamento maggiore tra gli eventuali eletti”.
L’iniziativa di Adinolfi secondo l’ex sottosegretario ha invece “un limite grosso: quello di muoversi senza avere alle spalle la realtà che dovrebbe rappresentare, con la quale invece il raccordo deve essere stretto e pregiudiziale. Diventa velleitario fare passi ulteriori quando l’associazionismo di riferimento non ti segue, si rischia di non avere base elettorale”.
Pertanto, conclude Mantovano, “non si può immaginare che una tale forza come un cartello elettorale tra cattolici possa essere autosufficiente. Se si vuole contare qualcosa, servono alleanze”. La consonanza con i partiti di centrodestra “a parole c’è, ma poi si continua a mandare avanti provvedimenti come il quello sul fine vite che nella sostanza introduce l’eutanasia. La prospettiva non è di un matrimonio d’amore, ma un’alleanza di realistica convenienza”.

A PROPOSITO DI FINE VITA

Come si era risvegliato l’anno scorso per opporsi al ddl Cirinnà, il popolo del Family Day potrebbe ripetere lo schema per contrastare la legge sul fine vita. “Spero non accada, sia perché significa che sta per arrivare un danno rappresentato da quella legge, sia perché occorre andare oltre il momento della reazione”. Detto ciò, Mantovano sottolinea come “tutti i segnali indicano che si andrà all’approvazione di quel provvedimento, c’è stata un’indubbia accelerazione. E’ un testo che nella sostanza introduce l’eutanasia ma soprattutto stravolge la professione del medico, la stravolge relegandolo a un professionista con la sola preoccupazione di evitare responsabilità e azioni giudiziarie. E’ la morte della medicina, oltre che del singolo paziente”.

La legge sull’eutanasia per chiudere in bellezza una fantastica legislatura

La legge sull’eutanasia per chiudere in bellezza una fantastica legislatura

Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato il 2 febbraio 2017 su Tempi.

Una fantastica legislatura che ha conosciuto il varo del divorzio breve, del divorzio facile, della droga free, del matrimonio same-sex, tutte passate con voto di fiducia imposto dal governo Renzi, e a fianco a esse il dilagare del gender nelle scuole grazie all’azione dello stesso governo, non può giungere alla meta senza approvare una bella legge sull’eutanasia. O meglio, una legge che non userà questo termine: alla Camera sono state accantonate le proposte con tale denominazione esplicita.

La rubrica del testo unificato che è in discussione alla commissione Affari sociali di Montecitorio è più asettica: “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Nel pieno rispetto della tradizione normativa italiana che invece di divorzio parla di “cessazione degli effetti civili del matrimonio” e invece di aborto di “interruzione volontaria della gravidanza”. 

La sostanza – oltre i giri di parole – è eutanasia. Non si è di fronte a una bandierina ideologica, agitata per mostrare che ci si sta occupando della questione. Esistono i presupposti perché la legge vada in porto: è già stata fissata all’esame dell’aula a partire dal 30 gennaio, con conseguente conclusione dei lavori in commissione entro questa settimana; i 3.200 emendamenti presentati dai gruppi politici sono stati ridotti a 250 dal presidente della stessa commissione Mario Marazziti; i media hanno ripreso in parallelo il battage a sostegno, con la pubblicazione di vicende terribili, di persone in condizioni gravi o con cure pesanti in corso che dichiarano di voler morire.

Si dirà: la giurisprudenza, con il caso Englaro, ha già fissato le condizioni per interrompere l’esistenza di una persona. È vero, e proprio perché per via giudiziaria è stato permesso che fosse tolta la vita a una grave disabile nei cui confronti non era in corso alcuna terapia sproporzionata o “accanita”, la sola legge necessaria è quella che ribadisca che nessuno può arbitrariamente privare altri della vita. E invece, il testo in discussione trasferisce in norme gli esiti delle sentenze su Eluana: a cominciare – articolo 3 – dalla antiscientifica inclusione di nutrizione e idratazione fra i “trattamenti sanitari”. I neonati cominciano a preoccuparsi: siamo scampati all’aborto, ma se adesso beviamo il latte col biberon come la mettiamo con la nostra “nutrizione artificiale”?

Per continuare con una delega generica e ampia a un “fiduciario”, cui compete la realizzazione delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Per finire con l’enorme responsabilità scaricata sul medico, che può trovarsi di fronte a dat sottoscritte in anni in cui una determinata patologia aveva possibilità di guarigione inferiori al momento in cui le stesse dat sono fatte valere: in tal caso, egli può disattendere la dat, ma “in accordo col fiduciario”. E se il fiduciario non è d’accordo, il paziente che può guarire viene lasciato senza cure?

E niente obiezione di coscienza
Con queste regole un sistema sanitario che riduce le risorse per le patologie vere e le impiega per la fecondazione eterologa eserciterà una grave pressione sul medico che si mostri “troppo” responsabile di fronte a casi nei quali – pur infondatamente – fiduciario o parenti insistono per chiudere la pratica. Il testo, poi, non prevede l’obiezione di coscienza: il medico, che l’articolo 4 costringe a redigere col paziente un documento di “pianificazione condivisa delle cure”, vede svilita una professione che, certo, deve coinvolgere paziente e familiari nelle scelte, ma non subire condizionamenti se non intimidazioni, ostili anzitutto al paziente.

La sola realtà che merita oggi il “fine vita” è la legislatura in corso, con un Parlamento la cui priorità non è mettere ordine nelle contraddittorie norme sulla protezione civile che concorrono al caos negli interventi di soccorso: è disciplinare la morte in modo rapido ed efficace. È cioè coronare il motto della socialdemocrazia scandinava “dalla culla alla bara”. Con un codicillo: visti i problemi sul lato “culla”, si incrementa la voce “bara”.

Diritto di obiezione di coscienza per i farmacisti

Diritto di obiezione di coscienza per i farmacisti

Sul tema delicatissimo dell’obiezione di coscienza del farmacista, affrontato nel convegno del 20 ottobre 2016 dal Centro Studi Livatino, pubblichiamo la proposta di legge AC 3805 a firma dei deputati Gigli e Sberna, e un commento dell’avv. Carmelo Leotta. Al di là dei singoli passaggi, che probabilmente necessitano di una rilettura sistematica, la pdl ha il merito di porre all’attenzione del Parlamento una questione seria e urgente. (altro…)