Ott 19, 2016
Articolo di Roberto Mariotti pubblicato il 19 ottobre 2016 su il Secolo d’Italia.
Il conflitto fra la norma di legge e l’obiezione di coscienza: dai problemi nelle scuole, a seguito dell’insegnamento del gender, alle difficoltà dei medici a causa delle legislazioni abortiste edeutanasiche, alla realtà in cui si trovano ad operare sindaci e segretari comunali dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili. Questi i temi del convegno annuale del Centro Studi Livatino che si terrà venerdì 21 ottobre nell’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati.
I diritti di chi vuole l’obiezione di coscienza
Il convegno, dal titolo Coscienza senza diritti?, sarà aperto dal questore della Camera Stefano Dambruoso e da un saluto del presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Piercamillo Davigo. Tra gli altri interventi quello del consigliere della Corte di Cassazione Giacomo Rocchi, del presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini; del segretario generale della Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici Ermanno Pavesi. L’obiezione di coscienza riguarda anche i farmacisti, che in Italia «non sono tutelati da alcuna norma di legge nonostante la distribuzione attraverso le farmacie di “prodotti” abortivi», sarà dedicato l’intervento del presidente dell’Unione cattolica Farmacisti italiani Pietro Uroda. La relazione conclusiva sarà di Mauro Ronco, ordinario di diritto penale a Padova e presidente del Centro studi Livatino, mentre il coordinamento dei lavori sarà affidato a Domenico Airoma, Filippo Vari e Alfredo Mantovano, vicepresidenti del Centro Studi.
Ott 19, 2016
Articolo pubblicato il 19 ottobre 2016 su Tempi.
Venerdì prossimo, 21 ottobre, con inizio alle 15 si svolgerà il convegno annuale organizzato dal Centro studi Livatino, sul tema dell’obiezione di coscienza, come meglio precisato nell’allegato, nell’Aula dei gruppi a Montecitorio (ingresso da via Campo Marzio entro le 14.30 previa registrazione all’indirizzo mail in calce).
Dopo l’intervento introduttivo del questore della Camera Stefano Dambruoso e il saluto del presidente dell’Ass. Naz. Magistrati Piercamillo Davigo, svolgeranno relazioni il direttore dell’European Centre for Law and Justice Grégor Puppinck e il consigliere della Corte di Cassazione Giacomo Rocchi. Seguirà una serie di testimonianze dai settori interessati in modo diretto o indiretto dal conflitto fra la norma di legge e la coscienza personale: dei problemi esistenti nelle scuole, a seguito della diffusione dell’“insegnamento” del gender, parlerà il presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini; delle difficoltà dei medici, non soltanto in Italia, a causa delle legislazioni abortiste ed eutanasiche, tratterà il segretario generale della Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici Ermanno Pavesi; ai farmacisti, in Italia non tutelati sul punto da alcuna norma di legge nonostante la distribuzione attraverso le farmacie di “prodotti” abortivi, sarà dedicato l’intervento del presidente dell’Unione cattolica Farmacisti italiani Pietro Uroda; della situazione di taluni pubblici ufficiali, in primis i sindaci e i segretari comunali, dopo la recente approvazione della legge c.d. sulle unioni civili, tratterà il dirigente della P.A. Paolo Maria Floris. La relazione conclusiva sarà di Mauro Ronco, ordinario di diritto penale a Padova e presidente del Centro studi Livatino, mentre il coordinamento dei lavori è affidato a Domenico Airoma, Filippo Vari e Alfredo Mantovano, vicepresidenti del Centro Studi.
Il tema è sempre più attuale, dopo una serie di episodi di palese discriminazione a causa della coscienza accaduti in Stati occidentali, con l’approvazione della leggi che confliggono con i principi del diritto naturale e con la stretta sul piano amministrativo che interessa in particolare medici e farmacisti.
Ott 17, 2016
Articolo di Stefano Nitoglia* pubblicato il 17 ottobre 2016 su La nuova Bussola Quotidiana.
Il primo slogan a sostegno della riforma costituzionale è la semplificazione: che si realizzerebbe grazie al superamento del bicameralismo paritario. E’ realmente così? E’ lecito dubitarne, soffermandosi soltanto sul confronto fra l’art. 70 della Costituzione come è adesso, e come sarà se la riforma fosse confermata dal referendum. E’ la norma che disciplina il procedimento di (altro…)
Ott 17, 2016
Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato il 17 ottobre 2016 su Tempi.
Roberto Benigni, l’ambasciatore americano, l’Economist. Solo il primo ha diritto di voto in Italia, ma è accomunato agli altri due perché tutti e tre intervengono a piedi uniti sul referendum costituzionale senza spendere un solo argomento di merito. Preferiscono evocare le tragedie che deriverebbero dalla vittoria del No: Benigni richiama la Brexit, l’Economist raffigura in copertina l’Italia come un autobus che pendola sull’orlo di un precipizio, l’ambasciatore Phillips dice che non arriveranno più gli investimenti.
A differenza di Benigni, non penso che la Costituzione italiana sia la più bella del mondo: se lo fosse, non solo Benigni non sarebbe così entusiasta di cambiarne più d’un terzo, ma tante sue disposizioni non sarebbero ancora inattuate (penso alla disciplina dei partiti e dei sindacati) e tante altre non sarebbero state distorte rispetto all’impostazione originaria (famiglia e libertà di educazione). Davanti alla Costituzione si può avere un tratto più disteso di quello usato da Mosè quando scese col Decalogo dal Sinai: il contesto che ne ha accompagnato la stesura, le vie intermedie cercate fra gli orientamenti culturali di chi l’ha scritta, l’assenza all’epoca di fonti di diritto sovraordinate come quelle europee, insieme a tanto altro, hanno fatto emergere limiti obiettivi. E con essi la necessità di una riforma reale, che tocchi pure punti qualificanti della sua prima parte. La Costituzione del 1948 somiglia a un ammalato di bronchite: la patologia è seria e va affrontata con decisione. La riforma Renzi propone di sostituire la bronchite con la polmonite: non tocca uno solo dei nodi critici della Costituzione come è e come è stata modificata nel tempo, e ne introduce di ulteriori. Se devo scegliere fra tenermi la bronchite o aprire alla entusiasmante prospettiva di una polmonite, preferisco restare come sono: eviterò il peggio e forse potrò attrezzarmi per guarire.
Alle urne col revolver alla tempia
Esigo comunque rispetto per il mio voto. Mi viene chiesto se sono favorevole alla riforma costituzionale: il Sì o il No non è sulle sorti del governo, pur se è evidente la ricaduta politica. La scheda che mi verrà consegnata il 4 dicembre riguarda la riscrittura di 47 articoli di un testo la cui proiezione di vita è più lunga di quella di un governo. Chiedo che mi si tolga dalla tempia il revolver delle presunte catastrofi derivanti dalla sconfitta del Sì, e che inizi una buona volta il confronto sulla effettiva scomparsa del bicameralismo, sul ruolo del nuovo Senato, sui nuovi procedimenti di formazione delle leggi, sull’entità concreta dell’abbattimento dei costi. Phillips sa bene che gli investimenti sono disincentivati dal rifiuto delle Olimpiadi più che dall’abolizione del Cnel. L’Economist sa bene che il rischio Grecia dipende più dall’indebitamento, incrementato dagli 80 euro, dalle mance ai diciottenni e dalle quattordicesime, che dai risparmi da abolizione delle province (peraltro già abolite, e quindi da non conteggiare due volte). Benigni sa bene, spero, che gli effetti più sensibili della Brexit sono derivati dalle speculazioni dei mercati finanziari prima ancora che fosse noto il risultato del voto, mentre sul futuro Bruxelles e Londra non formulano ancora previsioni.
Confesso che ho qualche dubbio solo quando ascolto la sequela di “canizie vituperosa” che concorre a sostenere le ragioni del No, spesso muovendosi in modo speculare rispetto ai sostenitori del Sì quanto ad astrazione dal testo di riforma. Ma il dubbio è fugato dalla semplice lettura delle modifiche alla Costituzione, e dall’insofferenza dei media e di tanti esponenti del mondo finanziario e di lobby varie per il voto dei popoli. Rivolgersi ai popoli è pericoloso – ormai lo dicono apertamente –, perché ha esiti diversi da quelli voluti dalle élite finanziarie e burocratiche. Il rifiuto dell’Europa nelle rare occasioni (Brexit inclusa) in cui ci si ricorda che la democrazia passa dalle schede elettorali è l’esito coerente di decisioni assunte a prescindere dalla volontà degli europei. Nella demonizzazione del No c’è pure questa componente ideologica. Dalla quale è igienico guardarsi.
Ott 14, 2016
Articolo di Daniele Onori, pubblicato il 14 ottobre 2016 su La nuova Bussola Quotidiana.
Per l’art. 67 della Costituzione oggi in vigore «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Vuol dire che gli eletti non rappresentano soltanto il partito che li ha candidati, ma operano in nome e per il bene comune dell’intero popolo italiano. Nella riforma costituzionale sottoposta a referendum il nuovo articolo 67 suona (altro…)