Bensvegliati: la legge Cirinnà lascia ai magistrati libertà d’azione
Il testo sulle unioni consente ai giudici di concedere l’adozione anche alle coppie omosessuali. Indagine su una supplenza
di Alfredo Mantovano | Il Foglio 17 Maggio 2016
Duole riconoscerlo: la senatrice Cirinnà ha ragione. Dopo il voto della legge sulle unioni civili vari esponenti di Area Popolare hanno vantato l’esclusione della stepchild adoption, cioè della possibilità del convivente di diventare genitore adottivo del figlio biologico dell’altro convivente dello stesso sesso. Una possibilità introdotta per la prima volta per via giudiziaria dalla sentenza n. 299 del 30 giugno 2014 del Tribunale per i minorenni di Roma, seguita da (poche) pronunce dello stesso e di qualche altro ufficio giudiziario. Nel fine settimana il ministro Costa è andato oltre: ha spiegato che “prima sulla stepchild adoption c’era un vuoto”, che la giurisprudenza ha provato a colmare. Ma ha aggiunto che adesso non è più così: “C’è una norma chiara che la esclude – sempre sue parole – a maggior ragione alla luce dei lavori parlamentari. E quindi mi attendo di vedere chiusa una fase di giurisprudenza creativa”. La senatrice Cirinnà gli ha risposto che è vero il contrario, e ha richiamato in proposito il comma 20 dell’articolo unico della legge che porta il suo nome. Con tutto il rispetto per il ministro: a) prima della legge non c’era alcun vuoto normativo, vi è stata invece una esegesi arbitraria di qualche giudice; b) la nuova legge ha consacrato questa giurisprudenza minoritaria, proprio “alla luce dei lavori parlamentari”; c) nella medesima direzione va l’intero sistema introdotto dalla legge Cirinnà.