Spacciare droga difesi da mamma, papà e politici

Spacciare droga difesi da mamma, papà e politici

cannabis-ansaArticolo di Alfredo Mantovano, apparso su Tempi il 4 aprile 2016.

Liceo Virgilio, via Giulia, centro di Roma. Sono le 10 di mattina del 22 marzo. I carabinieri indagano da tempo su un continuativo spaccio di droga dentro la scuola, con video che registrano le intense attività, svolte durante la ricreazione da quattro maggiorenni e da due minorenni. Colgono in flagranza L. G., 19 anni, iscritto alla scuola, mentre cede dell’hashish a un minore, e lo arrestano. L. G. non è alla prima performance del genere: nel 2013 era stato trovato in possesso di mezzo chilo della stessa sostanza: il Tribunale per i minorenni non lo aveva condannato, bensì «messo in prova». Una “prova” riuscita alla grande, se per la stessa ragione egli era stato processato pure nel 2014, e aveva proseguito fino all’arresto di qualche giorno fa.

Dove sta la particolarità della vicenda? Nel fatto che in questo caso il lavoro di prevenzione e di contrasto che le forze di polizia svolgono nelle scuole di tutta Italia incontra nell’ordine: la reazione di un centinaio di studenti che costringe la preside a chiudersi a chiave nel suo studio, rea di aver collaborato con gli “sbirri”; l’organizzazione da parte degli stessi studenti di un picchetto davanti alla scuola e di un tentativo di corteo diretto a piazzale Clodio, sede degli uffici giudiziari, in segno di solidarietà con l’amico arrestato; il sostegno che alcuni genitori esprimono per la “lotta” dei loro pargoli; l’immancabile annuncio di interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione presentata da deputati di Sinistra italiana. Ma soprattutto nel fatto che ciò accade subito dopo gli attentati di Bruxelles; nella città sede delle istituzioni europee un gruppo di terroristi uccide decine di persone e ne ferisce centinaia, e un po’ di bravi giovani romani, affiancati da mamma e papà e con adeguata copertura politica, pensano bene di protestare: contro la follia omicida in nome di Allah? Ci mancherebbe altro! Per rivendicare la canna libera.

Quantitativo personale? (altro…)

Quando il gender discrimina perfino il giudice

Quando il gender discrimina perfino il giudice

richard-page-1di Francesco Cavallo, avvocato-dottore di ricerca Università del Salento

* in esclusiva per questo sito *

 

La vicenda del Consigliere di Stato Deodato, messo alla gogna per le sue convinzioni personali dopo aver redatto una Sentenza definita impeccabile anche dai suoi detrattori, non è l’esito ultimo di un violento attacco liberticida, vi è ragione di credere che sia solo l’inizio.

Qualche settimana fa alcuni media italiani – si contano sulle dita di una mano, uno cartaceo e due online – hanno riportato una notizia che avrebbe meritato ben altra eco. Con provvedimento del Ministro della Giustizia britannico, Gove, e del presidente della Corte Suprema, Lord Thomas di Cwmgiedd, un giudice della sezione famiglia della corte del Kent, contea a sud-est di Londra, è stato rimosso dal servizio per “colpa grave”: sostiene sia meglio affidare un bambino a una mamma e un papà piuttosto che a due persone dello stesso sesso. Ovviamente non è uno scherzo.

Richard Page, 69 anni, da 15 applicato al “tribunale delle famiglie”, era finito nel mirino del pensiero unico nel 2014. In quella circostanza Page aveva redatto una Sentenza non conforme ai precedenti della corte negando l’affido di un minore ad una coppia gay in applicazione del principio del best interest, ovvero del miglior interesse del minore ad essere collocato presso una coppia composta da un uomo e da una donna. (altro…)

L’erosione del diritto all’obiezione di coscienza

Il diritto alla obiezione di coscienza, soprattutto nel caso di aborto, è attualmente posto sotto attacco da parte delle lobbies abortistiche. Occorre, pertanto, premunirsi in vista della difesa di questo fondamentale diritto umano.

La Corte interamericana dei diritti umani dovrà presto decidere sulla portata di tale diritto nei casi di aborto. Nel 2014 Panama ha (altro…)

Liberalize it. O della schizofrenia del nuovo che avanza

Liberalize it. O della schizofrenia del nuovo che avanza

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Articolo di Alfredo Mantovano pubblicato su Tempi il 21 marzo 2016.

È difficile arrivare fino in fondo nella lettura dei dettagli dell’omicidio di Luca Varani, anche per chi è abituato alle vicende giudiziarie più crude. A mordere le viscere non sono solo le pratiche sessuali cui i suoi assassini – e probabilmente lui stesso – erano abituati; e neanche la rassegna delle sevizie che si sono moltiplicate sul suo corpo; è piuttosto la banalizzazione di un male gratuito, inferto per noia e per vedere come si muore, accompagnato dal disappunto perché la morte non arriva così presto. È un male che non riesce ad avere spiegazione umana, ma la cui esplosione è favorita da strumenti che la follia in cui siamo immersi moltiplica e mette a disposizione in modo altrettanto gratuito. (altro…)