Le tre lezioni di civiltà del Family Day

Le tre lezioni di civiltà del Family Day

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Articolo di Alfredo Mantovano apparso su Tempi l’8 febbraio 2016

Una piazza civile. È la definizione più adatta al Family Day del 30 gennaio. Civile perché non si è ascoltata una sola parola fuori dalle righe, e con tante persone poteva scappare. Civile perché, pur essendo la gran parte dei partecipanti di fede cattolica, a sostegno del matrimonio fra un uomo e una donna si sono ascoltate le ragioni più che i richiami confessionali. Civile in una ulteriore prospettiva: il Circo Massimo sorge in uno dei luoghi più antichi di Roma, a ridosso del primo agglomerato dell’Urbe, a poche decine di metri dal colle Palatino, dove la tradizione individua la tomba di Romolo. (altro…)

Il ddl Cirinnà non va limato, va cancellato

Il ddl Cirinnà non va limato, va cancellato

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Intervista di Daniele Guarnieri a Mauro Ronco, apparsa su Tempi dell’1 febbraio 2016.

All’indomani delle manifestazioni che si sono svolte in cento piazze d’Italia a sostegno del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, Laura Boldrini ha dichiarato che «le piazze ci hanno detto che il nostro paese si aspetta una legge che è l’unico a non avere in Europa». A parte la falsità di questa affermazione, la presidente della Camera ha voluto dare il suo assenso anche sulla discussa questione della stepchild adoption. Tempi ha intervistato Mauro Ronco, ordinario di diritto penale dell’Università di Padova e presidente del Centro studi Livatino.

Professore, nell’appello “Unioni gay: i bambini, innanzitutto”, lanciato da articolo29.it e promosso da Magistratura democratica, oltre quattrocento giuristi hanno sottolineato che «i giudici di Strasburgo con la sentenza del 21 luglio 2015 hanno condannato l’Italia per inottemperanza all’obbligo positivo di dare attuazione ai diritti fondamentali alla vita privata e alla vita familiare delle coppie dello stesso sesso. Come sottolineato dalla Corte costituzionale, il Parlamento italiano è chiamato oggi ad approvare “con la massima sollecitudine” una “disciplina di carattere generale” che tuteli le unioni omosessuali». Il Parlamento sta rispondendo a questo richiamo con il disegno di legge Cirinnà. Quindi una legge dobbiamo averla?
È vero, Strasburgo così come la Corte costituzionale hanno chiesto al Parlamento italiano di disciplinare le unioni omosessuali. Ma, sottolineiamolo subito: lascia ai nostri politici la libertà di trovare la regolamentazione adeguata. Il legislatore italiano ha un’ampia gamma di possibilità per disciplinare queste unioni che, giustamente, chiedono di essere tutelate. Dalla sentenza del luglio 2015 non si può dedurre una modalità obbligatoria, quindi non è detto che il ddl Cirinnà sia la scelta corretta. Anzi: i parlamentari devono tener conto di una sentenza, sempre della Corte costituzionale, ma che viene prima, la numero 138 del 2010. È fondamentale: la Corte ha stabilito che «le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio», richiamandosi all’articolo 29 della nostra Costituzione: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare». Di conseguenza il ddl Cirinnà, così com’è scritto, non rispetta i paletti che la Corte costituzionale ci ha ricordato. (altro…)

Diritti gay? Una proposta seria c’è. Manca solo un dibattito non ideologico

Diritti gay? Una proposta seria c’è. Manca solo un dibattito non ideologico

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Articolo di Alfredo Mantovano apparso su Tempi il 31 gennaio 2016.

«Piangono, corrono avanti e indietro, giocano, sono rumorosi. Per carità. Meglio tener lontani i bambini da pizzerie, negozi, aerei, e godersi il tempo libero in santa pace. La “no kids zone” è ormai una tendenza sempre più diffusa a livello globale, nata negli Usa sull’onda del libro della due volte mamma Corinne Maier, Mamma pentita, No Kid. Quaranta ragioni per non avere figli, e arrivata in Europa grazie alla furba intuizione di alcuni imprenditori pionieri, che tra i criteri di selezione della clientela di ristoranti e hotel qualche anno fa hanno cominciato a inserire un bel “Vietato l’ingresso ai bambini”. (…) I colossi dell’imprenditoria (…) non potevano lasciarsi sfuggire un’opportunità del genere, e non è un caso che esistano anche voli “childfree” (…). In Germania, tra decine di alberghi e caffè kinder verboten, dove cioè i bambini sono banditi, sono comparsi annunci immobiliari riservati agli ältern ohne kinder, cioè adulti senza piccoli al seguito; (…) in Svezia sono moltissimi gli alberghi che non accettano prole under 12, e in Spagna la catena “Iberostar” fa pernottare solo ospiti over 14 e la “Sandals” addirittura dai 18 in su. (…) Nel Belpaese, pur non vigendo alcun divieto ufficiale, un target adulto è infatti preferito da tanti resort esclusivi (…). Posti bellissimi, che con la postilla “no kids” garantiscono ai clienti il valore aggiunto di un soggiorno all’insegna della pace e del relax».

Perdonate la lunghezza della citazione. Non è tratta da un sito turistico, ma da repubblica.it del 27 gennaio 2014. Da quella data a oggi i cartelli “vietato l’ingresso ai bambini” si sono moltiplicati e compaiono all’ingresso di ristoranti e hotel non necessariamente di lusso. Inutile dire che negli stessi luoghi non c’è alcun ostacolo all’ingresso né di animali né di telefoni cellulari in attività. (altro…)