Pericle e l’Epitaffio di Tucidide: Manifesto della Democrazia Ateniese nella Filosofia Politica Classica

Pericle e l’Epitaffio di Tucidide: Manifesto della Democrazia Ateniese nella Filosofia Politica Classica

L’Epitaffio di Pericle, riportato da Tucidide nel Libro II della Guerra del Peloponneso, rappresenta uno dei testi fondativi della riflessione politica occidentale e un vero e proprio manifesto della democrazia ateniese. Pronunciato in onore dei caduti del primo anno di guerra, il discorso non si limita alla commemorazione, ma celebra i valori civici, la partecipazione politica e l’equilibrio tra libertà individuale e responsabilità collettiva. Questo articolo analizza il contenuto politico-filosofico del testo, mettendolo in relazione con il concetto di isonomia, la centralità del demos e la tensione tra virtù civica e ambizione imperiale. Viene inoltre esaminato il ruolo dell’oratoria come strumento di legittimazione politica, evidenziando la modernità e al contempo le contraddizioni della visione periclea.

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L’Orestea di Eschilo: la città, il nomos, la misura

L’Orestea di Eschilo: la città, il nomos, la misura

La trilogia eschilea dell’Orestea (458 a.C.) mette in scena la metamorfosi più radicale dell’esperienza politico-giuridica occidentale: il passaggio dal ciclo infinito della vendetta fra i membri del ghénos all’orizzonte del nomos cittadino. Attraverso la vicenda di Agamennone, Clitennestra e Oreste, Eschilo rappresenta la nascita della giustizia pubblica, affidata all’Areopago istituito da Atena. Tale dispositivo tragico rivela che la città sussiste solo come comando della misura, capace di vincere la hýbris aristocratica e di sottrarre la sfera domestica (l’oîkos) alla deriva dell’odio privato. L’articolo, in cinque snodi tematici, indaga la tensione fra potere divino e istituzione umana, la dialettica vendetta-diritto, la funzione di Atena come lógos moderatore e la fragile “fondazione” di una giustizia che, pur nata dal sacro, può sopravvivere soltanto come esercizio umano di autolimitazione.

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Il potere dell’Anello: giustizia e corruzione tra Tolkien e Platone

Il potere dell’Anello: giustizia e corruzione tra Tolkien e Platone

Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien non è solo un’opera epica di fantasia, ma un racconto intriso di profondi significati morali e spirituali. Il concetto di giustizia emerge come tema centrale, intrecciandosi con simbolismi cristiani che permeano la narrazione. Tolkien riflette sulla natura del potere e sulla fragilità morale dell’uomo, tematiche che trovano eco nel mito dell’Anello di Gige narrato da Platone nella Repubblica. Attraverso personaggi e vicende, Tolkien esplora la lotta tra il bene e il male, il sacrificio e la redenzione, offrendo una riflessione complessa e sfaccettata sulla giustizia.

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La Polis Greca e le Radici della Politica Moderna: Lezioni per il XXI Secolo

La Polis Greca e le Radici della Politica Moderna: Lezioni per il XXI Secolo

Introduzione alla Rubrica di Filosofia Politica: Un Viaggio dall’Antica Grecia ai Giorni Nostri

La filosofia politica rappresenta il cuore pulsante del pensiero umano sulla società, sul potere e sulla giustizia. Essa ci guida nella comprensione delle strutture che governano la convivenza umana, interrogandoci su quali valori debbano orientare le scelte collettive e come bilanciare libertà individuale e bene comune.

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Il poeta Tirteo e l’eunomia spartana

Il poeta Tirteo e l’eunomia spartana

I versi di Tirteo nel fr. 4 West: un frammento che fa parte dell’elegia Eunomìa celebrano la costituzione attribuita al leggendario Licurgo. Secondo Tirteo, i re lacedemoni Polidoro e Teopompo si recano a consultare l’oracolo di Apollo delfico. L’oracolo conferma solennemente i poteri dei due sovrani spartani e quelli del consiglio degli anziani: essi devono governare secondo giustizia ed evitando danni alla città.

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Solone e l’elegia eunomia del “buon governo”

Solone e l’elegia eunomia del “buon governo”

Il legislatore e poeta ateniese Solone (VI secolo a.C.), fu considerato già dai suoi contemporanei un esempio di saggezza e di buon governo. Platone lo incluse tra i sette sapienti della Grecia, mentre la storia lo ricorda, più specificamente, per aver dato ad Atene la legge scritta con la quale il saggio arconte stabilì «il limite» all’arbitrio degli aristocratici e «la misura» entro la quale il loro potere si sarebbe di lì in poi esercitato. Nell’elegia Eunomia, Solone non canta le gesta degli eroi, né la virtù del lavoratore, ma la virtù della legge che instaura la giustizia e l’armonia tra gli uomini.

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Marsilio da Padova e il Defensor Pacis

Marsilio da Padova e il Defensor Pacis

Per Marsilio la pax non è affidata a un personaggio inviato dalla Provvidenza per risanare la christiana respublica, ma è una pax solidamente ancorata ai meccanismi di potere», una pace retta e su cui solo poteva reggersi il potere politico del princeps.

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