28. Francesco Carnelutti, perché il diritto non divorzi dalla realtà

28. Francesco Carnelutti, perché il diritto non divorzi dalla realtà

Da giurista, professore e avvocato, Carnelutti ha messo al centro l’uomo, che, dietro le sbarre come nei drammi della vita di ogni giorno, il codice non può prevedere, il giudice non riesce a scandagliare, e per l’avvocato sono motivo di sofferenza. Salvare l’eccezione, tener conto della singolarità irriducibile delle situazioni umane non significa disintegrare le strutture dell’ordinamento giuridico, bensì realizzare una effettiva solidarietà sociale, che nasca dall’assenso dei consociati e non da una imposizione esteriore: significa inserire la giustizia nel diritto positivo. E ciò avverrà secondo Carnelutti mediante il giudizio, perché non è possibile dedurre il valore dal fatto, ma si può solo attingerlo da un piano più alto, a cui solo la coscienza umana ha accesso.

(altro…)
16. Tibullo e il sacrilegium

16. Tibullo e il sacrilegium

A differenza di quanto riscontrato in Catullo e Properzio, nell’opera di Tibullo non si rinviene un impiego ricorrente della terminologia giuridica o di espressioni riconducibili, almeno in una certa misura, a istituti giuridici. Nei suoi versi però si ritrova una testimonianza di carattere squisitamente giuridico riguardo al sacrilegium, su cui vale la pena soffermarsi.

(altro…)