Il vero bersaglio delle polemiche sulla sanità

Il vero bersaglio delle polemiche sulla sanità

Le continue polemiche tra Governo e Regioni cui assistiamo quotidianamente da qualche settimana in merito alla competenza (e alla responsabilità) nell’assunzione dei provvedimenti connessi all’emergenza Covid 19, unite alle dichiarazioni di esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione circa l’opportunità o meno di una ri-centralizzazione della sanità non sono solo occasionate dalla drammatica situazione che stiamo attraversando, ma evidenziano in realtà alcuni nervi scoperti del nostro sistema istituzionale e più in generale dell’assetto del regionalismo nel nostro Paese. (altro…)

Contro l’inciviltà dei processi “da remoto” e per il rinvio del trojan

Contro l’inciviltà dei processi “da remoto” e per il rinvio del trojan

Appello ai Deputati impegnati nella conversione del D.L. 18/2020

Illustri Onorevoli, durante l’esame al Senato del D.L. 18/2020, il suo art. 83 è stato dilatato rispetto alla versione originaria, con la riscrittura per la fase di emergenza delle procedure penale, civile e tributaria. I nuovi co. 12 bis e ss. consentono – dal 9 marzo al 30 giugno – che si tengano, con collegamenti “da remoto”, le udienze penali con la presenza di PM, parti e difensori, ausiliari del giudice, polizia giudiziaria: e quindi, l’udienza di convalida, l’interrogatorio di garanzia, l’incidente probatorio e tutti gli atti di indagine (interrogatori, assunzione di sommarie informazioni, accertamenti tecnici non ripetibili), senza che sia necessaria l’urgenza degli atti stessi. L’ausiliario del giudice è il solo soggetto che ha l’obbligo di trovarsi nell’ufficio giudiziario; il detenuto si collega dall’istituto di pena; chi è agli arresti domiciliari o è arrestato dall’ufficio di polizia giudiziaria; gli altri soggetti processuali da dove meglio ritengono. (altro…)

Quale urgenza nell’aborto in pillole?

Quale urgenza nell’aborto in pillole?

  1. Nel particolare e doloroso momento che stiamo vivendo, in cui sin dal 1° febbraio è stato deliberato lo stato di emergenza nazionale per la pandemia da COVID-19 e sono stati emanati i correlati DL e dPCM, una significativa operazione ideologica è messa in atto da alcuni opinion leaders e gruppi professionali, sostenuti da determinate frange politiche. Un appello rivolto al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute e alla Agenzia Italiana per il farmaco (AIFA) invita a riconsiderare le regole dell’aborto farmacologico e della sua strutturazione/organizzazione a livello territoriale.
    La lettera chiede la deospedalizzazione delle pratiche dell’interruzione volontaria della gravidanza per renderle coincidenti con una loro gestione territoriale e domiciliare, che riguardi in modo particolare le fasi di avvio delle procedure e la successiva somministrazione di farmaci ad effetto abortivo.
    Il messaggio vede come primi firmatari Pro-choice RICA, LAIGA, AMICA, Vita Di Donna ONLUS ed è sostenuto dall’Agite, associazione di ginecologi territoriali, federata alla SIGO, la Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia. L’istanza chiede di riorganizzare tutte le prestazioni connesse agli adempimenti previsti dalla legge n. 194/1978 norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza, che disciplina le modalità di accesso all’aborto depenalizzato.
    L’appello-istanza chiede di adottare misure atte a privilegiare la procedura farmacologica a gestione domiciliare, che tra l’altro consentirebbe di limitare gli accessi in ospedale e pertanto il potenziale rischio di contagio, in quanto sostiene che l’emergenza Coronavirus metta a serio rischio la pratica attuazione della legge sull’aborto: all’insegna del “la legge 194 è minacciata!” mentre “l’aborto è priorità assoluta e chiede immediatezza di intervento!”

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Stato, leggi e cittadini: il nuovo dilemma di Antigone *

Stato, leggi e cittadini: il nuovo dilemma di Antigone *

  1. Tra le tante riflessioni sollecitate dall’emergenza sanitaria in atto, merita un’attenzione particolare quella rivolta a esaminare il rapporto tra i precetti normativi finalizzati a contenere l’epidemia e la sfera dei diritti fondamentali dei cittadini chiamati a osservarli. Si tratta di una questione che si presta a essere scrutinata in una duplice prospettiva: quella della funzione delle leggi e quella del rapporto tra autorità e libertà.
    Nel pensiero moderno si è sovente attribuito alla legge (e alla politica) un valore salvifico, catartico. Si è creduto che la legge fosse capace, da sola, di modificare i comportamenti aberranti o devianti dell’uomo, correggendone la natura corrotta e realizzando il sogno della Città perfetta (culturalmente ascrivibile sia al pensiero socialista utopista, sia a certe visioni cristiane radicali).
    L’esperienza insegna il contrario: nonostante, ad esempio, si moltiplichino leggi finalizzate a prevenire i femminicidi, le donne continuano a essere uccise come prima. Cosa implica questa banale constatazione? Che non si devono introdurre norme finalizzate a contenere o a proibire condotte lesive? No: la legge conserva, comunque, una sua forza preventiva e repressiva. Significa, piuttosto, che la natura umana è, per certi versi, incorreggibile e che ci si deve astenere dall’attribuire alla legge la funzione, impropria, di purificazione della società.

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