CENTRO STUDI ROSARIO LIVATINO
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Farinata degli Uberti e la legge dell’individuo: Diritto, eresia e responsabilità nella Divina Commedia
La figura di Farinata degli Uberti, collocata da Dante nel decimo canto dell’Inferno, emerge come simbolo dell’autonomia morale e della dignità dell’individuo di fronte al potere politico e religioso. In questo articolo si analizza la valenza giuridica e filosofica del personaggio, inserito tra gli eretici epicurei, ma rappresentato con un tratto quasi tragico e nobile. L’analisi mostra come Farinata incarni una sfida alla teologia del potere e al diritto canonico medievale, aprendo una riflessione sulla responsabilità individuale, sul dissenso e sulla legittimità della legge. Attraverso Farinata, Dante esplora il limite tra giustizia divina, diritto umano e coscienza politica, delineando un ritratto che eccede la semplice condanna religiosa e si innalza a paradigma di una “giustizia dell’onore”.
Il Senato ha approvato il DDL delega per l’energia nucleare
Il disegno di legge recante la Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile è stato approvato in seconda lettura dal Senato della Repubblica. Si propongono alcune riflessioni a caldo.
Il beato Livatino è il patrono dei magistrati Italiani
Il Comitato promotore esulta e ringrazia la Conferenza Episcopale Italiana e il Dicastero del Culto Divino per aver voluto donare ai magistrati italiani una così grande gioia.
L’intelligenza artificiale entra (con molte cautele) nelle aule di giustizia
Dal 30 settembre 2026 l’Italia applica l’AI Act con il d.lgs. 160/2026: nuovi reati, identificazione biometrica e accesso alle prove nei danni da IA.
Alle donne italiane, ancora una volta, serve un po’ di America: viaggio a Seneca Falls
Un nuovo femminismo che nasce in America e parla alle italiane: perché la Dichiarazione di Interdipendenza di Seneca Falls riguarda donne e uomini.
Il sorriso dell’Apocalisse: tecnica, potenza e destino in Il dottor Stranamore
Quando Stanley Kubrick realizza Il dottor Stranamore ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964), il mondo vive sotto l’ombra della distruzione nucleare. Il film viene accolto come una satira della Guerra fredda, ma la sua portata supera ampiamente la contingenza storica che lo ha generato. Dietro il grottesco, infatti, si cela una riflessione radicale sulla natura della civiltà contemporanea: una civiltà nella quale il potere tecnico cresce fino a diventare il principio dominante dell’agire umano. Kubrick mostra un universo in cui la politica, la morale e perfino la ragione sembrano incapaci di governare le forze che esse stesse hanno contribuito a produrre. La bomba atomica diventa così il simbolo supremo di una potenza che, nata per garantire sicurezza e controllo, finisce per rendere inevitabile la possibilità della distruzione totale.
“Il mio nome è Carlo”: l’agiografia nell’era digitale e la santità del quotidiano
Con Il mio nome è Carlo, trasmesso in prima serata da Canale 5 e diretto da Giacomo Campiotti, la televisione generalista italiana si confronta con una figura che appartiene al nostro tempo: Carlo Acutis, il giovane milanese morto nel 2006 e divenuto simbolo di una santità capace di abitare la cultura digitale. Il film sceglie il registro dell’agiografia contemporanea, evitando sia il documentario apologetico sia il biopic puramente celebrativo. Ne emerge un racconto che interroga il rapporto tra fede e tecnologia, tra eccezionalità evangelica e normalità adolescenziale, offrendo una riflessione sul significato della testimonianza cristiana nel XXI secolo.
La filosofia del confronto. L’eredità di Nicola Matteucci
A cento anni dalla nascita di Nicola Matteucci, un convegno a Bologna ne ripercorre il pensiero liberale, dal costituzionalismo alla lezione di Tocqueville....
L’onere e l’onore di essere avvocati
Il ruolo del penalista tra critiche, coraggio storico e sacrifici. Un percorso attraverso esempi di difesa eroica e sacrificio personale. Prima di due parti....
María Zambrano e la tomba di Antigone: filosofia della soglia, giustizia e pietà
Il saggio teatrale-filosofico La tomba di Antigone di María Zambrano rappresenta una delle più profonde riscritture del mito di Antigone nel pensiero...
Odisseo e il ritorno impossibile
Christopher Nolan interprete di Omero tra tempo, identità e modernità Daniele Onori L’Odissea di Christopher Nolan non è una trasposizione cinematografica del...
Il diritto e lo Stato alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa – Parte I
Secondo di una serie di tre articoli sulla dottrina sociale della Chiesa, potete leggere l'introduzione qui. Venerdì prossimo la seconda e ultima parte. La...
La Cassazione su “padre” e “madre” nella carta d’identità dei minori: nulla di sconvolgente
Ampio risalto è stato dato, nei mezzi d’informazione, alla recente sentenza della Cassazione civile n. 9216/2025, depositata l’8 aprile u.s., con la quale è...
L-jus, la nuova rivista on line del Centro Studi Livatino
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Ipse dixit
Il terzo testimone che vi affido è il beato Rosario Livatino, primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire. Col suo impegno incrollabile per la giustizia, egli ha testimoniato che la legalità non è anzitutto un insieme di norme, ma uno stile di vita, e quindi un possibile cammino di santità. “Sub tutela Dei”, scriveva in cima ai suoi appunti: sotto la protezione divina ci poniamo fiduciosi anche noi, lavorando ogni giorno come servitori della verità e tessitori di unità. Lo Stato, infatti, si trasforma in meglio se ciascuno se ne sente responsabile, nutrendo con i più alti valori spirituali il proprio senso civico e il dovere istituzionale.”
Leone, XIV, 25.10.2025
Video integrale del convegno Droga, le ragioni del no. Scienza, prevenzione, contrasto, recupero:
Legge omofobia, perché non va




















