The Addiction (1995) di Abel Ferrara

The Addiction (1995) di Abel Ferrara

The Addiction” narra la storia di Kathleen Conklin (Lili Taylor), una studentessa di filosofia in procinto di laurearsi con una tesi in filosofia morale. La storia inizia proprio durante la proiezione di un documentario su un massacro compiuto dall’esercito americano in Vietnam. Il documentario parla dello sdegno dell’opinione pubblica e del processo che condannò il comandante a capo dell’operazione militare. Kathleen protesta contro l’esito della vicenda: «Era tutto il paese a essere colpevole. Come si fa a condannare un solo individuo?».     Una sera, mentre torna a casa, viene aggredita da una vampira di nome Casanova (Annabella Sciorra). In seguito al morso, anche Kathleen inizia a trasformarsi in vampiro. Questo processo è rappresentato in modo originale attraverso l’analogia tra lo sviluppo del vampirismo e quello di una dipendenza. La studentessa si isola sempre di più, riuscendo a trovare sollievo al proprio tormento solo consumando un’altra dose della sostanza da cui dipende – non tanto il sangue delle sue vittime, ma il dolore che provoca loro. In poche parole, il vampirismo viene rappresentato come una dipendenza dal male. Il vampiro non è più inteso come una creatura che vive isolata rispetto alla comunità umana: si trova nelle strade della grande metropoli, dove si nasconde in mezzo alle persone comuni. Non è nemmeno un’entità estranea alla natura umana, ma rappresenta la natura più profonda degli umani che aspetta solo di essere risvegliata. Non un male soprannaturale, ma un male interiore e radicale: la nostra vera natura viene espressa solo nel momento in cui ci soddisfiamo del dolore che provochiamo agli altri.

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Diario di un ladro (1959) di Robert Bresson

Diario di un ladro (1959) di Robert Bresson

Michel è un intellettuale squattrinato, che vive in una stamberga, sporca e squallida, con una branda, dei libri polverosi; passa le giornate a rubare orologi e portafogli – alle corse dei cavalli, nelle stazioni, in metropolitana – per sentirsi qualcuno. Michel si crede una sorta di super-uomo, quasi per dare un senso alla vita squallida e infelice che conduce, un’esistenza fatta di nulla, di gesti immorali, e priva di fede – Michel dice di aver creduto in Dio, solo per qualche istante. Il suo dramma esistenziale raggiungerà il culmine quando finirà in prigione. Lì inizierà la sua redenzione e si lascerà guarire dall’amore di una donna: Jeanne.   

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Prigione 77 (2023) di Alberto Rodrìguez

Prigione 77 (2023) di Alberto Rodrìguez

Con un pregevole film, duro ma dal ritmo serrato ed incalzante (pur non esente da criticità), il regista Rodrìguez racconta la storia di un giovane detenuto in attesa di giudizio nella Spagna della Transición, sollevando tematiche tuttora attualissime sullo stato degli istituti penitenziari e sulla dignità dei detenuti.

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Fargo (1996) di Ethan e Joel Coen

Fargo (1996) di Ethan e Joel Coen

Fargo è un film del 1996 diretto dai fratelli Coen. Ambientato nel gelido paesaggio del Minnesota, la storia segue le vicende di Jerry Lundegaard, un venditore d’auto in difficoltà finanziarie che organizza un piano per rapire sua moglie e chiedere un riscatto al ricco suocero. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando il rapimento va storto e una serie di omicidi si susseguono. In mezzo a questa trama criminale, Fargo esplora temi profondi e filosofici. Il film presenta una riflessione sulla natura umana e sulla moralità. I personaggi sono costantemente messi alla prova, rivelando le loro debolezze e le loro motivazioni più oscure. L’avidità, l’egoismo e la disperazione emergono come forze guida che spingono le azioni dei protagonisti, portandoli a commettere crimini e a infrangere le norme sociali.

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Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos (2017)

Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos (2017)

Steven (Colin Farrell) è un famoso chirurgo cardiotoracico. Insieme alla moglie Anna (Nicole Kidman) e ai loro due figli, Kim (Raffey Cassidy) e Bob (Sunny Suljic), vive una vita felice e ricca di soddisfazioni. Un giorno Steven stringe amicizia con Martin (Barry Keoghan), un sedicenne solitario che ha da poco perso il padre, e decide di prenderlo sotto la sua ala protettrice. Quando il ragazzo viene presentato alla famiglia, tutto ad un tratto, cominciano a verificarsi eventi sempre più inquietanti, che progressivamente mettono in subbuglio tutto il loro mondo, costringendo Steven a compiere un sacrificio sconvolgente per non correre il rischio di perdere tutto. Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos è una tragedia greca in chiave moderna. Nel corso della vicenda, si scopre che Steven ha “involontariamente” scatenato questa malattia/maledizione, perché ha causato un enorme dolore a Martin in passato, ed ora i familiari del dottore devono pagare lo scotto dello sbaglio del capofamiglia. Tipico tòpos della tragedia greca: le colpe dei padri ricadono sui figli. Da questa legge non si esce, la sentenza è ineluttabile, il dramma perpetua fino a che non viene ristabilito l’equilibrio tra la parte lesa (Martin) e la causa del male (Steven). 

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Gli spiriti dell’isola (2022) di Martin Mcdonagh

Gli spiriti dell’isola (2022) di Martin Mcdonagh

Il film “Gli Spiriti dell’Isola” racconta la rottura dell’amicizia tra Colm e Pádraic, che sconvolge l’equilibrio dell’isola di Inisherin e diventa un’allegoria della guerra civile irlandese del primo Novecento. Il conflitto, che opponeva coloro che sostenevano il trattato con la Gran Bretagna a quelli che volevano l’indipendenza completa dell’Irlanda, aveva diviso persino gli amici che avevano combattuto insieme. Il film si interroga sulla follia della guerra e sulla possibilità di ricostruire i legami fraterni spezzati dalla violenza. In questo contesto, l’immagine poetica delle dita tagliate diventa un simbolo potente della frattura tra Colm e Pádraic, ma anche dell’umanità che viene mutilata dalle guerre. Il film, pur ambientato in un’epoca storica precisa, ha una straordinaria attualità perché ci parla di un problema universale: la violenza che divide e distrugge le comunità.

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Gran Torino (2008) di Clint Eastwood

Gran Torino (2008) di Clint Eastwood

In un quartiere di periferia di una città del Michigan vive Walt Kowalski un americano vecchio stampo, un reduce della guerra di Corea, con un fucile sempre carico sotto il letto. Non ha più rapporti con la sua famiglia, del suo lavoro alla catena di montaggio in Ford gli è rimasta una Gran Torino del ‘72, ancora luccicante nel garage. Odia tutto quello che lo circonda specie i “musi gialli” che sono diventati padroni del quartiere con le loro gang. Il carattere scontroso di Walt è all’origine di un singolare avvicinamento alla famiglia a lui confinante, con la quale si è sempre guardato dall’imbastire un rapporto. La burbera solitudine di Kowalski comincia a sciogliersi e, frequentando anche Sue, sorella di Thao, l’uomo capisce meglio le difficoltà di vita di quelle persone. In particolare, il clima di violenza instaurato da una banda di altri immigrati, lo provoca più volte, fin quando decide di intervenire. Dopo aver letto le analisi mediche che certificano la sua malattia inguaribile, Walt affronta i teppisti che reagiscono sparando a raffica e lo uccidono. Subito dopo vengono arrestati. E nel quartiere torna la pace. Scarno, incisivo, dolente questo bellissimo film di Clint Eastwood dai toni contrastati, di luci e ombre, di lotta tra male e bene, legalità e illegalità, violenza e dono, accettazione del diverso ma anche di sé. Sulla colpa, espiazione, sacrificio, fino al dono di sé per riscattare l’altro.

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Arancia meccanica (1971) di Stanley Kubrik

Arancia meccanica (1971) di Stanley Kubrik

Il film tratto dall’omonimo romanzo A Clockwork Orange dello scrittore Anthony Burgess, prefigura una società votata ad un’esasperata violenza, giovanile, ma non solo, e ad un condizionamento del pensiero. La pellicola è prima di ogni altra cosa una spietata parabola sul libero arbitrio che vediamo qui manifestarsi in tutta la sua bruciante dicotomia: cattivi per libera scelta o buoni per imposizione? La posizione di Kubrik è sempre stata molto chiara: lo stato di natura è sacro! Un uomo deve poter scegliere anche di essere malvagio. 

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16. Tre giorni per la verità (1995) di Sean Penn

16. Tre giorni per la verità (1995) di Sean Penn

Per Freddy Gale il 17 agosto è una data che gli ricorda un evento terribile: alcuni anni prima il giovane John Boothe guidando l’automobile in stato di ebbrezza ha investito ed ucciso sua figlia, la piccola Emily, l’unica persona importante della sua vita. Questo avvenimento ha turbato Freddy a tal punto da divorziare dalla moglie Mary lasciando a lei la casa e gli altri due figli molto amati. Freddy gestisce una piccola gioielleria, ma le serate le passa nei bar ubriacandosi e le nottate le trascorre con Mia, la sua “compagna” abituale. Il suo odio per Boothe non ha ceduto mai e l’uomo ne è ancor più intossicato che dal whisky. Egli ha pertanto deciso: ucciderà la fonte di tutti i suoi guai…

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15. Le ali della libertà (1994) di Frank Darabont

15. Le ali della libertà (1994) di Frank Darabont

Dal racconto di Stephen King “Rita Hayworth and the Shawshank Redemption”, “Le ali della libertà”, il cui titolo originale è “The Shawshank Redemption”, è un film sulla vita nelle carceri; una storia di redenzione, di speranza, di fiducia nell’uomo e nei propri mezzi, primo dei quali: l’anima. Non importa quanto profondo può essere l’inferno, in cui si viene cacciati: il coraggio e la nobiltà possono rendere l’uomo libero.

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