La Tragedia della sopravvivenza: Accattone di Pasolini e il conflitto ontologico dell’Esistenza Sottoproletaria

La Tragedia della sopravvivenza: Accattone di Pasolini e il conflitto ontologico dell’Esistenza Sottoproletaria

Pier Paolo Pasolini, con il suo debutto alla regia Accattone (1961), crea un’opera che si erge come una riflessione profonda e inquietante sulla condizione umana e la realtà sociale del sottoproletariato romano. Questo film, ispirato dalle precedenti opere letterarie del regista, esplora temi di redenzione, disperazione e l’ineluttabilità del destino attraverso la vita di Vittorio Cataldi, noto con il soprannome di Accattone. In questa pellicola, Pasolini non si limita a raccontare una storia di marginalità sociale, ma intesse un dramma epico che solleva interrogativi fondamentali sulla natura della condizione umana e sulla possibilità di riscatto.

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Tra decadenza e sopravvivenza: la filosofia del reale in “Brutti, Sporchi e Cattivi”

Tra decadenza e sopravvivenza: la filosofia del reale in “Brutti, Sporchi e Cattivi”

Il film “Brutti, Sporchi e Cattivi” di Ettore Scola, ambientato nella periferia di Roma negli anni Settanta, dipinge la vita di una famiglia di venticinque persone che vivono in una baraccopoli. Al centro della narrazione c’è il patriarca Giacinto Mazzatella, un uomo pugliese, guercio e despota, che tratta i suoi familiari con brutalità e avarizia. La trama ruota attorno alla sua ossessione per un milione di lire risarcimento per la perdita di un occhio, che nasconde con paranoica gelosia. La vita familiare è segnata da conflitti, povertà e intrighi: Giacinto si innamora di una prostituta napoletana e dilapida i suoi risparmi, mentre i suoi familiari, esasperati, cercano di eliminarlo tramite un piano di avvelenamento. Dopo numerosi fallimenti e disastri, Giacinto tenta di vendere la baracca e si scontra con un’altra famiglia di sfollati. La storia si conclude con la famiglia riunita, mentre la gravidanza di una nipote suggerisce un futuro perpetuo di miseria e conflitti.

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La leggenda del santo bevitore (1988) di Ermanno Olmi

La leggenda del santo bevitore (1988) di Ermanno Olmi

“La leggenda del santo bevitore” di Ermanno Olmi è un’opera che esplora temi profondamente filosofici attraverso la storia di Andreas Kartack, un senzatetto parigino. Il film, con la sua narrazione delicata e malinconica, riflette sulla condizione umana, il destino e la redenzione. Andreas, dopo aver ricevuto un dono inaspettato, intraprende un viaggio di riscatto e redenzione, lottando contro le sue debolezze e i demoni personali. Il dono dei 200 franchi diventa un simbolo di speranza e trasformazione, ma anche un peso morale che spinge Andreas a confrontarsi con le proprie colpe e con il desiderio di espiazione. Attraverso incontri fortuiti e situazioni che mettono alla prova la sua volontà, il film pone domande sulla natura del bene e del male, sul libero arbitrio e sulla possibilità di redenzione. La conclusione tragica sottolinea la fragilità dell’essere umano e l’inevitabilità del destino, lasciando lo spettatore a riflettere sulla complessità della vita e sulla ricerca incessante di significato e salvezza.

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Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini

Salò o le 120 giornate di Sodoma è un film del 1975 diretto da Pier Paolo Pasolini. Si tratta di uno dei film più controversi e discussi della storia del cinema, noto per il suo contenuto estremo e la sua critica feroce alla società e al potere. Il film è liberamente ispirato al libro “Le 120 giornate di Sodoma” del Marchese de Sade e trasporta l’azione nell’Italia fascista degli anni ’40, precisamente nella Repubblica di Salò. La trama ruota attorno a quattro potenti individui – un Duca, un Presidente, un Monsignore e un Magistrato – che rapiscono un gruppo di ragazzi e ragazze adolescenti per sottoporli a torture fisiche e psicologiche in un’isolata villa. Le violenze e le umiliazioni a cui sono sottoposti i giovani prigionieri diventano sempre più estreme e degradanti, rappresentando una critica feroce alla corruzione e alla depravazione del potere.

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Dogman (2018) di Matteo Garrone

Dogman (2018) di Matteo Garrone

Dogman, diretto da Matteo Garrone, è un’opera potente che scava nelle profondità della vendetta e della disumanità. Ambientato in una periferia degradata, il film segue Marcello, un uomo mite che gestisce un salone per cani e che subisce ripetute vessazioni da parte di Simone, un ex pugile violento. La storia si snoda tra soprusi e umiliazioni, culminando in una vendetta sorprendente e feroce che mette in luce la metamorfosi di Marcello da vittima a carnefice. Dogman esplora la fragile linea tra l’umanità e la bestialità, mostrando come la bramosia di potere e la cieca fedeltà possano trasformare gli uomini in esseri feroci, prigionieri di un incubo da cui sembra impossibile fuggire. Un film crudo e universale che riflette sulle scelte quotidiane che plasmano il nostro destino e sulla sottile differenza tra chi siamo e chi possiamo diventare.

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La terra dall’abbastanza (2018) di Fabio e Damiano D’Innocenzo

La terra dall’abbastanza (2018) di Fabio e Damiano D’Innocenzo

Mirko e Manolo sono amici di lunga data, sin dai tempi della scuola primaria. Risiedono nella periferia romana e nutrono il desiderio di abbandonare gli studi per intraprendere altre vie. Durante una serata insieme, mentre Mirko è alla guida, investono un uomo e fuggono senza prestare soccorso, un evento dal tragico epilogo poiché si presume che l’uomo sia deceduto. Tuttavia, questo incidente si rivelerà essere solo l’inizio di una serie di eventi che li trascineranno nel mondo della criminalità.

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Gomorra (2009) di Matteo Garrone

Gomorra (2009) di Matteo Garrone

Gomorra è un fenomeno sociale: ancora oggi continua ad essere, in ogni sua forma mediale (libro, film, serie tv) una sorta di brand che ha avvicinato in un modo sbagliato l’opinione pubblica ai temi della criminalità. Una narrazione senza filtri, senza una logica oppositiva al suo interno, in cui chiunque può avere alcune caratteristiche positive, anche un boss della camorra, con il serio rischio di emulazione soprattutto da parte del mondo giovanile.

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Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos

Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos

Nella pittoresca cornice della Londra vittoriana dimora Bella Baxter, una giovane donna dallo spirito candido e puerile, evolutasi sotto l’egida di un eccentrico scienziato dal volto segnato, noto come Godwin Baxter. La giovane affettuosamente lo designa con l’appellativo di God, quasi in un omaggio al Divino Creatore. Con il passare degli anni, Bella fugge in compagnia di Duncan, un dissoluto e benestante libertino. Insieme attraversano l’incantevole scenario europeo, durante il quale la protagonista si immerge nella complessità della vita, sperimenta le sfumature del desiderio e si avventura in insondabili profondità conoscitive. Il culmine della vicenda si dipana in modo surreale, ma, nonostante ciò, cela al suo interno una trama di pseudo redenzione femminista, delineando in pratica una versione di Barbie destinata a un pubblico più colto, una raffinata platea che abbraccia le opere di Voltaire, il mondo incantato di Alice, la provocazione del marchese De Sade e l’influenza diretta di Mary Shelley, autrice del celebre Frankenstein.

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Decalogo 5 (Non uccidere) di Krzysztof Kieslowski (1988)

Decalogo 5 (Non uccidere) di Krzysztof Kieslowski (1988)

Nel film il Decalogo 5 si intrecciano tre storie: quella di un avvocato contrario alla pena di morte (Piotr), quella di un tassista e quella di un teppista (Jacek) che sta preparando una rapina. Le storie convergono nella seconda parte: il teppista sale sul taxi e, una volta fuori città, uccide il proprietario per rubargli l’auto. L’avvocato lo assiste nel processo, ma non riesce a evitargli la condanna a morte. Il film è una denuncia della pena di morte nella Polonia comunista guidata dal generale  Wojciech Jaruzelski , cui si accompagna una riflessione sulla natura della pena in generale, che non deve essere una forma di vendetta.

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