La leggenda del santo bevitore (1988) di Ermanno Olmi

La leggenda del santo bevitore (1988) di Ermanno Olmi

“La leggenda del santo bevitore” di Ermanno Olmi è un’opera che esplora temi profondamente filosofici attraverso la storia di Andreas Kartack, un senzatetto parigino. Il film, con la sua narrazione delicata e malinconica, riflette sulla condizione umana, il destino e la redenzione. Andreas, dopo aver ricevuto un dono inaspettato, intraprende un viaggio di riscatto e redenzione, lottando contro le sue debolezze e i demoni personali. Il dono dei 200 franchi diventa un simbolo di speranza e trasformazione, ma anche un peso morale che spinge Andreas a confrontarsi con le proprie colpe e con il desiderio di espiazione. Attraverso incontri fortuiti e situazioni che mettono alla prova la sua volontà, il film pone domande sulla natura del bene e del male, sul libero arbitrio e sulla possibilità di redenzione. La conclusione tragica sottolinea la fragilità dell’essere umano e l’inevitabilità del destino, lasciando lo spettatore a riflettere sulla complessità della vita e sulla ricerca incessante di significato e salvezza.

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Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini

Salò o le 120 giornate di Sodoma è un film del 1975 diretto da Pier Paolo Pasolini. Si tratta di uno dei film più controversi e discussi della storia del cinema, noto per il suo contenuto estremo e la sua critica feroce alla società e al potere. Il film è liberamente ispirato al libro “Le 120 giornate di Sodoma” del Marchese de Sade e trasporta l’azione nell’Italia fascista degli anni ’40, precisamente nella Repubblica di Salò. La trama ruota attorno a quattro potenti individui – un Duca, un Presidente, un Monsignore e un Magistrato – che rapiscono un gruppo di ragazzi e ragazze adolescenti per sottoporli a torture fisiche e psicologiche in un’isolata villa. Le violenze e le umiliazioni a cui sono sottoposti i giovani prigionieri diventano sempre più estreme e degradanti, rappresentando una critica feroce alla corruzione e alla depravazione del potere.

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Dogman (2018) di Matteo Garrone

Dogman (2018) di Matteo Garrone

Dogman, diretto da Matteo Garrone, è un’opera potente che scava nelle profondità della vendetta e della disumanità. Ambientato in una periferia degradata, il film segue Marcello, un uomo mite che gestisce un salone per cani e che subisce ripetute vessazioni da parte di Simone, un ex pugile violento. La storia si snoda tra soprusi e umiliazioni, culminando in una vendetta sorprendente e feroce che mette in luce la metamorfosi di Marcello da vittima a carnefice. Dogman esplora la fragile linea tra l’umanità e la bestialità, mostrando come la bramosia di potere e la cieca fedeltà possano trasformare gli uomini in esseri feroci, prigionieri di un incubo da cui sembra impossibile fuggire. Un film crudo e universale che riflette sulle scelte quotidiane che plasmano il nostro destino e sulla sottile differenza tra chi siamo e chi possiamo diventare.

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La terra dall’abbastanza (2018) di Fabio e Damiano D’Innocenzo

La terra dall’abbastanza (2018) di Fabio e Damiano D’Innocenzo

Mirko e Manolo sono amici di lunga data, sin dai tempi della scuola primaria. Risiedono nella periferia romana e nutrono il desiderio di abbandonare gli studi per intraprendere altre vie. Durante una serata insieme, mentre Mirko è alla guida, investono un uomo e fuggono senza prestare soccorso, un evento dal tragico epilogo poiché si presume che l’uomo sia deceduto. Tuttavia, questo incidente si rivelerà essere solo l’inizio di una serie di eventi che li trascineranno nel mondo della criminalità.

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Gomorra (2009) di Matteo Garrone

Gomorra (2009) di Matteo Garrone

Gomorra è un fenomeno sociale: ancora oggi continua ad essere, in ogni sua forma mediale (libro, film, serie tv) una sorta di brand che ha avvicinato in un modo sbagliato l’opinione pubblica ai temi della criminalità. Una narrazione senza filtri, senza una logica oppositiva al suo interno, in cui chiunque può avere alcune caratteristiche positive, anche un boss della camorra, con il serio rischio di emulazione soprattutto da parte del mondo giovanile.

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Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos

Povere creature (2023) di Yorgos Lanthimos

Nella pittoresca cornice della Londra vittoriana dimora Bella Baxter, una giovane donna dallo spirito candido e puerile, evolutasi sotto l’egida di un eccentrico scienziato dal volto segnato, noto come Godwin Baxter. La giovane affettuosamente lo designa con l’appellativo di God, quasi in un omaggio al Divino Creatore. Con il passare degli anni, Bella fugge in compagnia di Duncan, un dissoluto e benestante libertino. Insieme attraversano l’incantevole scenario europeo, durante il quale la protagonista si immerge nella complessità della vita, sperimenta le sfumature del desiderio e si avventura in insondabili profondità conoscitive. Il culmine della vicenda si dipana in modo surreale, ma, nonostante ciò, cela al suo interno una trama di pseudo redenzione femminista, delineando in pratica una versione di Barbie destinata a un pubblico più colto, una raffinata platea che abbraccia le opere di Voltaire, il mondo incantato di Alice, la provocazione del marchese De Sade e l’influenza diretta di Mary Shelley, autrice del celebre Frankenstein.

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Decalogo 5 (Non uccidere) di Krzysztof Kieslowski (1988)

Decalogo 5 (Non uccidere) di Krzysztof Kieslowski (1988)

Nel film il Decalogo 5 si intrecciano tre storie: quella di un avvocato contrario alla pena di morte (Piotr), quella di un tassista e quella di un teppista (Jacek) che sta preparando una rapina. Le storie convergono nella seconda parte: il teppista sale sul taxi e, una volta fuori città, uccide il proprietario per rubargli l’auto. L’avvocato lo assiste nel processo, ma non riesce a evitargli la condanna a morte. Il film è una denuncia della pena di morte nella Polonia comunista guidata dal generale  Wojciech Jaruzelski , cui si accompagna una riflessione sulla natura della pena in generale, che non deve essere una forma di vendetta.

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Il camorrista (1986), di Giuseppe Tornatore

Il camorrista (1986), di Giuseppe Tornatore

Il camorrista segna l’esordio alla regia e alla sceneggiatura di Giuseppe Tornatore. Ispirandosi all’omonimo romanzo di Giuseppe Marazzo, il film racconta l’ascesa al potere del “professore” che, dal carcere di Poggioreale, riesce a creare una nuova e potente organizzazione camorrista. Trasformare la camorra in un’organizzazione criminale di potenza, struttura gerarchica e verticalità, fondando il proprio progetto su una robusta ideologia delinquenziale regionale-popolare e una devozione assoluta al capo. In estrema sintesi, questo fu il proposito criminale perseguito con spietata determinazione da Raffaele Cutolo, il capo spietato della camorra napoletana, divenuto il protagonista indiscusso della scena criminale campana (e nazionale) durante gli anni ’70 e i primi anni ’80. In tale periodo, la camorra compì una notevole evoluzione, passando da una criminalità dal profilo modesto a un’organizzazione ricca e autorevole, caratterizzata da una forza e spietatezza mai viste prima. Affiancando una dottrina criminale innovativa e un culto della personalità del leader, Cutolo integrò diversi elementi volti a conferire importanza e sostanza al suo progetto. Mentre il richiamo netto al passato attraverso il recupero dei riti e della struttura della vecchia camorra dell’Ottocento mirava a conferire alla “sua” Nuova Camorra Organizzata un background storico e una connotazione esoterica, l’apertura alla modernità fu rappresentata dal coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, in particolare della cocaina. Emerse anche una nuova figura criminale, l’imprenditore-camorrista. La legittimazione da parte della classe politica locale e nazionale costituì un altro elemento chiave, culminando nella negoziazione con le Brigate Rosse per la liberazione del potente assessore ai lavori pubblici della Campania, Ciro Cirillo. L’organizzazione fondata da Raffaele Cutolo vide la luce il 24 ottobre 1970, persistendo sulla scena criminale per quasi tredici anni. Nel corso degli anni ’70 e i primi ’80, la Nuova Camorra Organizzata (NCO) si rivelò protagonista di rilevanti eventi che segnarono la storia della regione Campania. In primo luogo, emerse la cruenta guerra di camorra tra l’organizzazione guidata da Cutolo e i clan della cosiddetta Nuova Famiglia, ostili a sottomettersi ai progetti egemoni e dispotici di Don Raffaele. In aggiunta, si registrarono i tragici eventi sismici che colpirono l’Irpinia nel biennio 1980-1981, insieme al già menzionato rapimento – e il conseguente rilascio – del politico DC Cirillo ad opera delle Brigate Rosse. Il culmine del deprecabile piano cutoliano fu rappresentato dal caso Cirillo, segnando altresì l’inizio del suo declino. Il trasferimento all’Asinara nel giugno del 1982, le uccisioni dei fedelissimi Rosanova e Casillo e il massiccio intervento delle forze dell’ordine nell’estate del 1983 rappresentano le tappe salienti che condussero al definitivo de profundis della Nuova Camorra Organizzata e del suo carismatico leader.

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C’è ancora domani (2023) di Paola Cortellesi

C’è ancora domani (2023) di Paola Cortellesi

La città eterna, Roma, si trova in uno stato di dicotomia postbellica: da un lato, si percepisce un fervore rigenerativo, un’energia rinnovatrice che scaturisce dalla fine della guerra; dall’altro, le ombre persistenti della miseria, un retaggio doloroso lasciato dal conflitto che ha sconvolto la nazione. In questo contesto storico complesso, emerge la figura di Delia, un archetipo della donna casalinga nell’ambito della Roma del dopoguerra. La sua esistenza quotidiana è segnata da un impegno costante e minuzioso: mantiene il suo angolo di mondo, un modesto sottoscala, in uno stato impeccabile di pulizia, dedica il suo tempo alla preparazione dei pasti per il marito Ivano e i loro tre figli, si prende cura con dedizione del suocero, un uomo dall’indole burbera. Non si limita a questi doveri domestici, ma si impegna anche in piccole attività redditizie come il rammendo di biancheria, la riparazione di ombrelli e le iniezioni a domicilio. Tuttavia, secondo il severo giudizio del suocero, Delia è afflitta da un difetto: non esita a replicare, un comportamento considerato inappropriato in un’epoca in cui il silenzio era spesso imposto alle donne. Questa sua presunta insubordinazione è vista dal marito Ivano come un’insolenza che merita punizione; pertanto, non esita a sottoporla a maltrattamenti fisici e umiliazioni per ogni presunta trasgressione. Nel frattempo, la loro figlia Marcella si trova sull’orlo di un cambiamento significativo nella sua vita: è prossima al fidanzamento con il figlio del proprietario del bar del quartiere, un evento che potrebbe innalzare il suo status sociale e permetterle di distanziarsi dalla realtà stagnante in cui la sua famiglia si trova immersa, e soprattutto dalla figura materna, perpetuamente avvolta nel suo grembiule e soggetta alle crudeltà del marito. Per fortuna, al di fuori delle mura domestiche, Delia non è priva di sostegno. Trova conforto e appoggio in alcune figure chiave: un meccanico che le vuole bene, un’amica che la sostiene con il suo spirito vivace, un soldato afroamericano disposto ad aiutarla. E, forse il più significativo di tutti, Delia nutre un sogno segreto, un desiderio profondamente custodito, ispirato da una lettera ricevuta inaspettatamente, che potrebbe rappresentare la chiave di una svolta nella sua vita.

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Parenti serpenti (1992) di Mario Monicelli

Parenti serpenti (1992) di Mario Monicelli

Mario Monicelli, un cineasta attento alle dinamiche familiari, già esplorate in opere come “Padri e figli”, “Caro Michele” e “Speriamo che sia femmina”, porta sul grande schermo la commedia “Parenti serpenti”. In questa pellicola, Monicelli dipinge un quadro acido e disilluso dell’istituzione familiare: quattro fratelli, due maschi e due femmine, che durante le vacanze natalizie si recano a trovare i loro anziani genitori, ognuno di loro porta con sé la propria famiglia, insieme a numerosi bagagli che includono regali, abiti festivi e, inevitabilmente, frustrazioni, segreti e dolorosi conflitti irrisolti. La trama si sviluppa con il rituale incontro dei parenti, tra momenti affettuosi e ipocrisie, confidenze e pettegolezzi, doni e veleni fino alla raggelante decisione unanime di uccidere i due anziani genitori, simulando un incidente domestico nella notte di Capodanno, tramite una stufa a gas difettosa da loro regalatagli.

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