Ago 11, 2024
La commedia intitolata La brocca rotta (1802) di Heinrich von Kleist si basa sul mito di Edipo: così come il sovrano che ricerca l’origine della furia degli dèi che si è abbattuta sulla sua Tebe per poterla punire, scoprendo infine che il vero colpevole è lui stesso, anche il giudice Adam (l’allusione al progenitore di tutta l’umanità non è affatto casuale) si trova a dover presiedere il processo per identificare il colpevole che ha rotto la preziosa brocca del titolo. Evidentemente, il colpevole è lo stesso giudice, che ora tenta con ogni mezzo di ostacolare l’indagine per nascondere la verità.
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Ago 6, 2024
“La Colonna Infame” è un saggio di Alessandro Manzoni, pubblicato nel 1840, che analizza e critica il processo di condanna e tortura di due innocenti durante l’epidemia di peste del 1630 a Milano. Attraverso un’inchiesta rigorosa e una narrazione coinvolgente, Manzoni smaschera le ingiustizie e le corruzioni del sistema giuridico dell’epoca, mettendo in luce l’inefficienza e la brutalità delle autorità. Il saggio rappresenta anche un’importante riflessione sul rapporto tra giustizia e verità. Manzoni utilizza un’analisi documentata e una prosa incisiva per mettere in discussione le pratiche legali e le conseguenze morali delle azioni umane.
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Lug 29, 2024
Il “Processo” di Franz Kafka rappresenta un potente e inquietante ritratto delle dinamiche di potere all’interno del sistema giudiziario, concentrandosi sull’arbitrarietà della legge, la burocratizzazione della giustizia e l’alienazione dell’individuo. Attraverso l’odissea giudiziaria di Josef K., Kafka smaschera l’inaccessibilità e l’opacità del sistema giudiziario, mettendo in luce la disumanizzazione e l’impersonalità della macchina legale.
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Lug 7, 2024
Nel romanzo “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda, la giustizia è un tema centrale che viene esplorato attraverso una trama intricata e una rappresentazione vivida della società romana degli anni Trenta. La storia ruota attorno all’indagine dell’omicidio di Liliana Balducci e del furto di gioielli nella stessa via, eventi che sembrano collegati ma che si rivelano essere parte di un più ampio e complesso intreccio di corruzione, ipocrisia e degrado morale. Gadda utilizza una lingua ricca e sperimentale per descrivere un mondo in cui la giustizia è spesso elusiva e distorta dalle influenze sociali e politiche. Il commissario Ingravallo, incaricato delle indagini, rappresenta il tentativo, spesso frustrato, di fare chiarezza e di trovare la verità in un contesto di ambiguità e di inganni. La giustizia nel romanzo non è solo un problema legale, ma anche una questione etica e filosofica, che mette in discussione la possibilità stessa di raggiungere una vera e propria giustizia in una società così profondamente imperfetta.
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Lug 6, 2024
Il 1o luglio 2024 si è tenuto a Roma, presso la Sala Pia dell’Università LUMSA, un convegno dal titolo “Dante e il diritto. Teologo, profeta e poeta”. Si pubblica di seguito un estratto dell’intervento dell’avv. Daniela Bianchini sulla giustizia nella condanna degli ignavi secondo la concezione dantesca.
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Giu 4, 2024
“La verità” di Luigi Pirandello è una novella che esplora le complesse dinamiche tra il formalismo giuridico e la verità vera. Attraverso il protagonista, Pirandello mette in luce come la verità giudiziale, definita e limitata dalle rigide norme giuridiche, spesso differisca dalla verità sostanziale, quella più profonda e sfuggente che risiede nella soggettività umana. Il formalismo giuridico, rappresentato dalla figura del giudice e dalle procedure processuali, appare inadeguato a cogliere la complessità della condizione umana e la mutevolezza della verità individuale. Pirandello, con la sua caratteristica ironia e acutezza psicologica, critica l’incapacità del sistema giudiziario di raggiungere una giustizia autentica, sottolineando l’ambiguità e la relatività della verità stessa. La novella diventa così un potente strumento di riflessione sulle limitazioni della legge e sull’eterna ricerca della verità autentica nell’esperienza umana.
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Mag 13, 2024
La giustizia non è forse simboleggiata anche come una dea bendata per indicare la sua imparzialità, come comunemente si sostiene. Tuttavia, in una poesia di Edgar Lee Masters inclusa nell’Antologia di Spoon River, la benda assume un significato radicalmente diverso e intrinsecamente negativo. Nella poesia, la benda è strappata dagli occhi della figura femminile che rappresenta la Giustizia, rivelando ciglia “corrose sulle palpebre marce” e “le pupille bruciate da un muco latteo”. Nonostante queste evidenti deformità, la Giustizia non viene impedita dal commettere atti di violenza contro i più deboli, tra cui “un bimbo… un operaio… una donna… un folle…”, e dall’essere corrotta dai potenti, coloro che, gettando monete, riescono ad evitare i colpi della sua spada.
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Mag 1, 2024
Saruman emerge quale allegoria incarnata del potere intriso nell’implacabile abbraccio della tecnologia, incarnando il logos disumanizzante che dilaga e devastando ogni cosa, ignorando completamente i confini etici. La caduta di Saruman e la sua mente meccanica, intrisa di ingranaggi e ruote, si ergono come emblematici simboli della contemporaneità. Tolkien, con ferma determinazione, condanna l’errata percezione che l’industrialismo moderno possieda una superiorità intrinseca nel panorama terreno e si oppone fermamente alla concezione del ritorno alla natura come mera e ingenua forma di fuga. L’autodisciplina morale si configura come l’unico baluardo genuino contro l’arroganza della scienza, quando questa viene distorta per servire come strumento sinistro per l’egemonia dell’uomo sull’uomo e come sacrilega parodia della divinità.
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Mar 13, 2024
Per Tolkien, emerge una concezione filosofica priva di dualismo manicheo, in cui non si delineano divinità del bene e del male. Il suo fondamento teologico si ispira al pensiero cristiano, da Sant’Agostino a San Tommaso: l’Ente Supremo ha plasmato ogni entità come intrinsecamente buona, omnia bona, ma ha concesso il dono della libertà decisionale.
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Mar 8, 2024
Nella novella “Il gancio” (1902), successivamente rinominata “Il dovere del medico” (1911) Pirandello pone l’accento sulla responsabilità etica di un medico nei confronti della vita umana. E sorge un dilemma morale: il medico ha il dovere di preservare vite, ma ha anche il diritto di restituire alla vita chi ha deliberatamente deciso di privarsene?
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