San Matteo, accusato di diffamazione, potrà cavarsela in Cassazione? Ecco la risposta

San Matteo, accusato di diffamazione, potrà cavarsela in Cassazione? Ecco la risposta

Proviamo per un attimo a trasferire idealmente le nostre istituzioni e regole giuridiche al tempo in cui vennero scritti i Vangeli ed immaginiamo che il Sinedrio di Gerusalemme abbia sporto querela per diffamazione nei confronti di Levi di Alfeo, detto  Matteo,  accusandolo di aver falsamente affermato, nel suo Vangelo, che lo stesso Sinedrio aveva corrotto, con una forte somma di danaro, le guardie poste al sepolcro di Gesù perché, contrariamente al vero,  riferissero che, durante la notte, mentre esse dormivano, erano venuti i discepoli di Gesù e avevano portato via il suo corpo. Affermazione, quella anzidetta, che nell’intento dell’autore, avrebbe dovuto corroborare l’assunto secondo il quale, in realtà, il sepolcro sarebbe stato trovato vuoto, la mattina del giorno successivo al sabato, perché Gesù era risorto a nuova vita. E immaginiamo pure che, essendo stata ritenuta fondata l’accusa e pronunciata sentenza di condanna, avverso quest’ultima la difesa dell’imputato abbia proposto ricorso per cassazione, denunciando carenza ed illogicità di motivazione. Quella che segue è la decisione che presumibilmente, a giudizio di chi scrive (sulla base della sua ultraventennale esperienza di giudice di legittimità), la Cassazione avrebbe dovuto adottare.

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Processo a Gesù

Processo a Gesù

Il processo penale di Gesù di Nazaret dinanzi al sinedrio giudaico e al prefetto romano Pilato è un avvenimento della storia universale che non finisce mai di interrogare drammaticamente la coscienza. Nessun altro processo, nemmeno quello intentato  a  Socrate, ai Templari o a Galileo, soltanto per far cenno ad alcuni, peraltro notissimi, come lo è, nella storia moderna, quello di Norimberga, è stato oggetto, sin dal momento della sua conclusione, a continue analisi di interpretazione di  problemi storici, giuridici, politici, teologici e filosofici tali da destare l’interesse non soltanto degli esegeti neotestamentari e degli storici del cristianesimo antico, ma anche degli storici del diritto e degli studiosi della politica e della filosofia.

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I lavoratori dell’ultima ora

I lavoratori dell’ultima ora

Articolo di Pietro Dubolino, pubblicato sul quotidiano La Verità il 27 dicembre 2022.

La vicenda narrata nella parabola comunemente detta dei “lavoratori dell’ultima ora” (Matteo, 20, 1-16), è, nell’essenziale, molto semplice. Il proprietario di una vigna, avendo bisogno di operai a giornata, esce di buon mattino e, trovati in piazza alcuni che erano in attesa di chi li chiamasse, li assume promettendo la retribuzione di un denaro per ciascuno. Dopodiché, uscito ancora a più riprese nel corso della stessa giornata e trovati ogni volta, fin quasi al tramonto del sole, altri operai in attesa, assume anche loro e li manda a lavorare nella vigna. A fine giornata, dovendo provvedere al pagamento e cominciando dagli ultimi assunti, dà a ciascuno di loro un denaro. A questo punto i primi assunti, avendo lavorato per un maggior numero di ore, si sarebbero aspettati di ricevere una retribuzione superiore. Ma il padrone dà anche a loro un denaro per ciascuno. E, a fronte delle loro rimostranze, risponde ad uno di essi, per tutti: “Amico mio, io non ti faccio torto. Non hai forse pattuito con me per un denaro? Dunque prendi il tuo e vattene. Se io voglio dare all’ultimo lo stesso che do a te non posso fare del mio quello che voglio? O forse sei tu invidioso perché io sono buono”?

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